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Innovazione aziendale e Innovazione IT nelle imprese italiane: un fenomeno di convergenza!

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Innovazione aziendale e Innovazione IT nelle imprese italiane: un fenomeno di convergenza!

17 Dic 2006

di Paolo Pasini

In Italia innovazione aziendale e innovazione IT stanno convergendo, ma non è possibile accorgersi del fenomeno se ci si limita a misurare numero di linee Adsl, di accessi a Internet, di device mobili o Pc e server introdotti in azienda. Lo sostiene Paolo Pasini , Sda Bocconi, che deriva le sue opinioni dai primi risultati di una ricerca di Sda e Ibm che ha coinvolto oltre 600 medie imprese.

Le indagini e le statistiche hanno finora evidenziato una scarsa attitudine all’innovazione aziendale delle PMI italiane, associata solo a bassi livelli di investimento in Information Technology (IT), in alcuni casi così bassi da essere quasi sospetti i metodi di rilevazione o la significatività del campione o le modalità di contabilizzazione dei costi IT nelle imprese stesse
C’è chi da molto tempo crede che i motivi principali non risiedano nella scarsa cultura tecnologica o nell’incapacità delle PMI di sfruttare l’IT per fare innovazione aziendale, ma nel sistema di offerta, di finanziamento e di implementazione dell’IT: la forte frammentazione del mercato IT (circa 75.000 operatori IT in Italia contro i 65.000 in Francia con una spesa nazionale in IT che è il triplo della nostra) e la forte concentrazione della domanda IT in Italia (le prime 100 aziende italiane acquistano il 45% dei prodotti e servizi IT in Italia, circa 8,8 milioni di euro), sono due caratteristiche strutturali di questo settore. Sembra incredibile, ma i circa 75.000 operatori IT si confrontano con circa 72.000 imprese con più di 20 dipendenti (escludendo quindi le micro-imprese) e di queste solo l’1% ha più di 1000 dipendenti.
E’ comunque vero che in Italia i livelli complessivi di spesa in IT rispetto al PIL sono molto inferiori rispetto ad altri paesi europei di riferimento (in Italia e Spagna sono intorno all’1,9% mentre in Francia, Germania e Gran Bretagna intorno al 3%).
Eppure, nella PMI italiana l’innovazione aziendale e l’innovazione IT stanno convergendo.
Di certo non è possibile accorgersi di questo fenomeno finchè per misurare l’innovazione IT si rilevano il numero di accessi a Internet o di linee ADSL, il numero di device mobili o il numero di server o di PC introdotti in azienda: è più facile fare queste misurazioni, ma sono fuorvianti per impostare una discussione seria sull’innovazione IT come fattore di innovazione aziendale. Molto più difficile, ma estremamente più utile, rilevare come le PMI arrivano ad implementare le nuove IT e quali risultati perseguono e riscontrano.
Una pre-analisi dei risultati di un’indagine condotta da SDA Bocconi con IBM Italia, a cui hanno partecipato ad oggi oltre 600 imprese italiane di medie dimensioni, mostra alcuni segnali molto confortanti in tal senso. Di certo oggi nessuno pensa più all’implementazione di un sistema gestionale integrato (ERP) come ad un’innovazione IT, né tantomeno come ad un’innovazione aziendale: di fatto anche l’esperienza ha dimostrato come l’output di questi sistemi riguardi prevalentemente l’efficienza e il controllo interni. I progetti di innovazione IT che vengono segnalati nella ricerca riguardano infatti sempre meno l’impiego di applicazioni informatiche per l’automazione di processi operativi, e sempre più l’impiego di applicazioni IT a supporto dei processi decisionali aziendali (es. applicazioni di Business Intelligence), oppure l’impiego di tecnologie IT infrastrutturali (di elaborazione, di storage e di comunicazione con o senza cavo) idonee alla costruzione di nuovi modelli di relazione con attori esterni, clienti e fornitori in primis (es. dispositivi wireless e tecnologie Rfid, sfruttamento di Internet come peripheral ad altri servizi, e così via).
Ad una prima analisi le imprese del campione sembrano dunque ricercare forme di impiego dell’IT che escano dalla tradizionale logica del recupero di efficienza interna per ridurre i costi operativi dell’impresa, riduzione che spesso non si manifesta sul mercato e che non viene assolutamente percepita dal cliente; la tensione sembra spostarsi verso applicazioni di IT che riescano a “scaricare a terra” il loro potenziale informativo o di relazione attraverso una reale percezione e un chiaro riconoscimento da parte del cliente, che in molti casi è disposto anche a pagare questo nuovo servizio reso possibile dall’IT o che comunque dimostra un maggiore grado di fedeltà.
In questo scenario, all’IT sembra essere riconosciuto un ruolo di crescente importanza nella PMI italiana. Lo testimonia anche il fatto che nelle aziende del campione la struttura organizzativa tende ad essere disegnata in modo da favorire il coinvolgimento dell’IT nei momenti che riguardano le scelte di innovazione dell’azienda. In particolare, l’IT manager risponde sempre più alla proprietà o all’alta direzione responsabili della crescita e dell’evoluzione aziendale e sempre meno ad unità maggiormente focalizzate sugli aspetti dell’efficienza e della razionalizzazione interna (Direzione Amministrazione e Controllo o HR). L’IT manager delle aziende interpellate tende inoltre ad essere coinvolto nei momenti decisionali sull’innovazione e questo sia nei contesti in cui la tecnologia informatica è fortemente pervasiva nei prodotti/servizi dell’azienda (es. settore dell’elettronica o dei media), sia nei contesti in cui l’IT non entra direttamente nel core business aziendale (es. settore dei trasporti, accessori per l’abbigliamento, impiantistica, ecc). Questo aspetto si lega in modo forte ad un’altra evidenza che emerge dai primi dati dell’indagine, ossia la ricerca di nuovi elementi di differenziazione abilitati dall’IT, in particolare di nuovi servizi hi-tech da mettere a disposizione della clientela. Apprendiamo così dalle aziende del campione di applicazioni c.d. Machine-to-Mobile per il ripristino dei prodotti delle vending machine, che consentono di riallocare le scorte di alimentari nei distributori automatici quando sono in esaurimento, ma anche di garantire sempre la disponibilità del prodotto desiderato dal cliente; o ancora, del servizio di ricarica automatica di un carta intelligente per la ristorazione, che di fatto sostituisce la distribuzione di ticket cartacei. Sul fronte dei servizi alla clientela business, troviamo la possibilità per gli installatori professionisti di  prodotti idro-termo-sanitari di utilizzare applicazioni su smart-phone per la configurazione e la successiva guida all’installazione di caldaie e condizionatori. In altre parole, come si apprende dagli innumerevoli esempi e casi tratti dalla ricerca, l’IT sembra integrarsi sempre più nei prodotti e dei servizi delle PMI italiane, che sono attente soprattutto alle opportunità legate a servizi innovativi abilitati da nuove tecnologie infrastrutturali di elaborazione e di rete. In modo coerente il profilo dei budget dei Sistemi Informativi nelle imprese di media dimensione sta cambiando profondamente in quest’ultimo periodo: da profili nei quali il 70% del budget era allocato alla gestione ordinaria delle applicazioni e delle basi dati esistenti (per effetto dell’anno 2000 e dell’euro che hanno creato nuovi sistemi applicativi entrati nella fase di gestione e di manutenzione ordinaria), il 20% in upgrade (di infrastrutture tecnologiche esistenti o in nuove release del software applicativo installato) e il 10% in reale innovazione  (cioè progetti applicativi e infrastrutturali realmente innovativi), si sta passando ad un profilo composto mediamente dal 40% del budget in gestione ordinaria, 20% in upgrade e dal 40% in innovazione: il trasferimento di risorse economiche dalla gestione operativa dei sistemi informativi all’innovazione IT è un fenomeno manageriale molto interessante e principalmente riguarda la razionalizzazione (consolidamento o virtualizzazione) delle infrastrutture elaborative e di networking dell’impresa, nonché l’esternalizzazione di una serie di processi di gestione dell’IT ritenuti a basso valore aggiunto sulle performance aziendali.
A livello di implicazioni manageriali, le prime evidenze della ricerca consentono di anticipare che anche nella gestione dell’innovazione IT le imprese stiano sperimentando i moderni paradigmi dell’innovazione aziendale.
In particolare, per le aziende con un profilo di “IT innovation leadership”, il processo di innovazione IT risulta:
– mediamente strutturato, ossia gestito in modo formalizzato con adeguate prassi e strumenti di controllo dei progetti IT di innovazione;
– aperto (paradigma della “open innovation”), ossia orientato a coinvolgere sempre più i clienti interni (utenti) delle applicazioni e delle tecnologie, e la rete di partner e fornitori IT esterni (spesso business partner locali di grandi vendor IT);
– pervasivo, ossia in grado di manifestarsi sui prodotti/servizi e sui processi, sia core che peripherals, dell’azienda;
– orientato al mercato e al cliente, ossia non focalizzato sull’efficienza interna, ma in grado di generare un risultato che sia chiaramente manifestato, percepito e riconosciuto sul mercato.


(*) Paolo Pasini è professore presso Sda Bocconi, School of Management

 

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