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Il settore dell’It in Italia: debolezze e punti di forza

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Il settore dell’It in Italia: debolezze e punti di forza

06 Ott 2009

di Giancarlo Capitani

Il mercato dell’Ict in Italia è ampiamente analizzato nella sua struttura e nelle sue caratteristiche interne e monitorato nelle sue dinamiche grazie a numerose analisi che periodicamente vengono pubblicate. Non altrettanto si può dire dell’industria IT sul quale sino ad oggi mancavano informazioni ed analisi strutturate che fossero in grado di darne una rappresentazione organica e di insieme.
Questa lacuna è stata finalmente colmata da uno studio che Assinform (www.assinform.it) e Camera di Commercio di Milano (www.mi.camcom.it) hanno commissionato a NetConsulting (www.nteconsulting.it) ed Esec (www.esec.com), da cui emerge un quadro caratterizzato da molte luci, alcune delle quali davvero insospettate, ed altrettante ombre.
Lo studio, che è stato condotto attraverso elaborazioni sulle banche dati Eurostat e Istat oltre che su un’indagine diretta su un campione di 1.000 imprese IT attive in Italia sulla base di un elenco fornito dalla Camera di Commercio di Milano, e che sicuramente è il più completo mai condotto nel nostro Paese, ha evidenziato la complessità di un settore che più di altri si trova in una fase di transizione nella quale sono presenti opportunità ma anche molti pericoli.

Fotografia del settore It in Italia
Il settore IT è costituito, in Italia, da ben 97.000 imprese, equivalenti al 2,4% del totale, che occupano 390.000 addetti (2,5% degli occupati totali) e che vede, per quanto riguarda la forma giuridica, il prevalere di Società di capitale (32,2%) da un lato e la presenza di una discreta quota (5,1%) di liberi professionisti dall’altro. Il settore è caratterizzato da una forte vivacità imprenditoriale avendo registrato un saldo netto, tra imprese iscritte e cessate, di 4.000 unità tra il 2006 e il 2008 e ha creato più di 7.000 posti di lavoro nello stesso periodo. Il 92% circa delle imprese ed una quota simile degli addetti opera nel segmento del software e dei servizi e la parte residuale nell’hardware (6,2% delle imprese e 4% degli addetti) e nell’assistenza tecnica.

Figura 1: Imprese e addetti It in Europa. Fonte: Assinform/NetConsulting 2009, elaborazione su dati Istat ed Eurostat 2006
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Le luci
Lo studio ha evidenziato alcuni fattori di eccellenza che contrastano con la percezione di debolezza che tradizionalmente viene associata al settore italiano dell’IT. Un confronto a scala europea evidenzia, ad esempio, come il settore si collochi per numero di imprese al secondo posto in Europa, dopo il Regno Unito e al terzo posto, dopo Regno Unito e Germania per numero di addetti (figura 1).
Altri confronti, interni al Paese evidenziano come l’IT per numero di addetti e valore aggiunto (2,8% sul totale) si posizioni al 4° posto sul totale dei settori dell’industria e dei servizi, superando l’auto, la chimica, le poste e telecomunicazioni, per fare alcuni esempi.
Un ultimo punto di forza è rappresentato dal confronto sul capitale intellettuale per unità di prodotto che vede il settore IT al secondo posto, dopo quello della Ricerca e Sviluppo, dato assai rilevante in un Paese a bassa qualità di offerta formativa e di specializzazione produttiva a bassa intensità di lavoro qualificato (figura 2).

Figura 2: Capitale umano per unità di prodotto per alcuni settori di attività economica. Fonte: Assinform/NetConsulting 2009, elaborazione su dati Istat ed Eurostat 2006
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Le ombre
Lo studio è servito anche a fornire un quadro più dettagliato e preciso sui molti fattori di debolezza che caratterizzano in modo strutturale il settore in Italia.
In primo luogo, la frammentazione e la ridotta dimensione delle imprese IT, il 94% delle quali ha meno di 9 addetti; 3 dipendenti su 4 risultano impiegati nelle realtà con più di 10 addetti e solo 106 imprese superano i 250 addetti. Dunque, il sistema delle imprese IT è strutturato in Italia come una piramide molto larga alla base e molto stretta al vertice.

Figura 3: Unità locali e addetti regionali. Fonte: Assinform/NetConsulting 2009, elaborazione su dati Istat ed Eurostat 2006
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A questo fanno riscontro altre due caratteristiche classificabili nell’accoppiata concentrazione/frammentazione. La prima è la localizzazione geografica delle imprese IT che risulta fortemente concentrata, sia in termini di unità locali, che di addetti nel Nord Ovest e, soprattutto, in Lombardia (circa 25.000), il doppio rispetto all’intero Mezzogiorno. Il che determina una conseguente concentrazione del fatturato totale del settore sulle stesse aree e regioni (figura 3).
La seconda tipologia di concentrazione è costituita dalla localizzazione dei clienti e dei mercati, dove la sola Lombardia detiene una quota del 41% e, a corollario di questo, in termini di frammentazione, il 56% circa delle imprese opera in una sola Regione e solo il 16% in più di 4 Regioni.
Altri fattori di debolezza caratteristici e noti del settore che sono stati misurati e descritti in dettaglio attraverso lo studio, sono la scarsa internazionalizzazione delle imprese, la scarsa standardizzazione delle attività svolte e la loro scarsa ripetibilità, la focalizzazione su clienti di piccola e media dimensione, la bassa marginalità media.

Minacce e opportunità per le imprese italiane dell’It
La fotografia scattata in questo 1° Rapporto sul settore dell’IT in Italia, pone in evidenza aspetti e fattori positivi a livello settoriale aggregato e molti fattori di debolezza a livello di singole imprese. Queste debolezze risultano gravi e pericolose in una fase come quella attuale, dove ad una contrazione della domanda, dovuta alla situazione più generale di crisi, si sommano cambiamenti di portata strutturale che attraversano già oggi il settore a livello globale e che riguardano sia il suo riassetto (concentrazione, aggregazione tra imprese) sia le tecnologie di riferimento e le modalità di delivery (Saas, Cloud Computing) sia lo spostamento del baricentro di mercato verso i Paesi emergenti.
Ma, di contro, in questo scenario minaccioso esistono anche grandi opportunità alla luce e in prospettiva delle quali le imprese IT italiane devono saper impostare piani di riposizionamento e di crescita.
In linea generale, esiste un’opportunità Paese derivante dal fatto che l’Italia, come hanno confermato le rilevazioni di NetConsulting nell’ultimo Rapporto Assinform, ha un gap di diffusione ed utilizzo di IT notevole nei confronti degli altri maggiori Paesi e questo ritardo ne penalizza la competitività a livello Paese.
Lo stesso recente Rapporto sul Terziario di Confcommercio ha evidenziato come nelle imprese italiane, soprattutto nelle Pmi e nei settori trainanti, vi sia una scarsa patrimonializzazione di capitale Ict e come, così recita il Rapporto, “incrementare di un Euro a prezzi costanti il capitale Ict comporta, nella media dell’intera economia, un incremento di prodotto di oltre 7 volte rispetto a quello ottenibile dal capitale non Ict”
Paradossalmente, il ritardo italiano nell’Ict rappresenta una grande opportunità di mercato, poiché l’esigenza di incorporare intelligenza e innovazione attraverso le tecnologie Ict nel tessuto profondo del sistema produttivo italiano, nelle Pmi e nei distretti, deve essere soddisfatta in tempi brevi e non è differibile, affinché le imprese italiane riescano ad uscire dalla crisi e ad agganciare i sintomi di ripresa che si stanno manifestando con un maggiore potenziale competitivo.

* Giancarlo Capitani è amministratore delegato della società di ricerche NetConsulting, tel 02.4392901, capitani@netconsulting.it

Giancarlo Capitani

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