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Il futuro del CIO? Lavori in corso!

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Il futuro del CIO? Lavori in corso!

24 Apr 2007

di Antonio Santangelo

Due indagini CA, relative ad Europa e Italia, evidenziano il livello di percezione e valutazione dei servizi It nelle aziende. In Europa la soddisfazione è discreta e riguarda principalmente il coinvolgimento dell’It aziendale nelle discusssioni di business. In Italia invece l’esito non è del tutto positivo.

Dire che l’information technology è importante per il business dell’azienda è diventato oggi una banalità, almeno quanto l’affermare la criticità delle risorse umane. Salvo poi evitare qualsiasi investimento in formazione, o spendere per l’infrastruttura It quote irrisorie di fatturato. Così, nel corso del 2006 Ca (www.ca.com ) ha voluto andare un po’ più a fondo, e ha commissionato a Omniboss-Vanson (www.omniboss.com e www.vansonbourne.com ), stimato istituto di ricerca britannico, un’indagine sul livello di percezione e valutazione dei servizi It nelle aziende europee. La filiale italiana, per capire la posizione delle aziende locali, ha incaricato Ediformat (www.ediformat.it ) di svolgere un’indagine qualitativa, più ridotta, sulla base dei risultati della prima. Dopodiché ha invitato cinque Cio a discuterne i risultati, partendo dalla loro esperienza: Claudio Vella, direttore sistemi informativi della Fondazione S. Raffaele (www.sanraffaele.org ); Paolo Torelli (nella foto a destra), reponsabile sistemi informativi di Fiditalia (www.fiditalia.it ); Alessandro Musumeci, direttore sistemi informativi del Comune di Milano (www.comune.milano.it ); Giovanni Fermi (nella foto sotto), responsabile sistemi informativi di banca Fideuram (www.bancafideuram.it ); Adriano Riboni, direttore sistemi It di Sanofi Aventis (http://www.sanofi-aventis.it/).

La ricerca europea
Omniboss-Vanson ha intervistato 300 aziende in tre Paesi, Inghilterra, Francia, Germania. Sono stati scelti i responsabili di sistemi informativi di grandi aziende (da 1000 addetti in su) nei settori grande distribuzione, industria e servizi finanziari.
Le domande puntavano a comprendere quali sono le problematiche legate alla gestione dei servizi It e quali le considerazioni del management rispetto agli stessi. Il quadro emerso evidenzia una discreta soddisfazione delle strutture It per il livello di coinvolgimento nelle discussioni strategiche legate al business. D’altro canto, la percezione dei servizi It e la misurazione del loro contributo sono tutt’ora fortemente associati alla loro disponibilità e al costo, piuttosto che ai risultati ottenuti e al valore generato per il business. Le cifre lo testimoniano: l’88% dei dipartimenti pensa di contribuire attivamente al business e il 53% dichiara di essere stato coinvolto nelle decisioni relative alla priorità dei progetti. Al contempo, il 52% dichiara che il contributo dell’It viene ancora misurato in termini di budget e di costo, mentre solo il 25% sostiene che la sua funzione viene misurata attraverso parametri di business. A questa situazione concorre però anche una scarsa coscienza di sé e del proprio ruolo; basti pensare che il 58% degli intervistati, alla domanda “come la funzione It può ottimizzare i servizi forniti”, ha risposto “la gestione dei costi”. Solo il 35% ha indicato come possibile soluzione “il miglior allineamento dell’It con il business”. È abbastanza facile notare che nella situazione odierna, con una sempre più diffusa coscienza da parte del management sulla funzione abilitante del business da parte dell’It, il Cio che non è in grado di far pesare questo aspetto, rischia. Sostiene infatti Gary Barnett di Ovum (www.ovum.com ): “sempre più spesso, la capacità del Cio di dimostrare l’efficacia dell’It diventa un fattore determinante, non più solo per stabilire e quantificare eventuali bonus, ma per la stessa permanenza nel ruolo del Cio”.

… e quella italiana
L’indagine italiana ha coinvolto 19 responsabili di sistemi di aziende medio-grandi, ed è stata patrocinata da Fida Inform (www.fidainform.org ), la federazione delle associazioni professionali di information management.
I risultati dell’indagine evidenziano una certa distanza del posizionamento dei Cio da quello prefigurato: oggi vengono generalmente percepiti ancora come responsabili del corretto funzionamento dei sistemi, in casi più sporadici hanno già acquisito un ruolo guida nel processo di sviluppo aziendale. Ciò è avvenuto e avviene in aziende che hanno subìto di recente cambiamenti che hanno avuto un importante impatto sull’organizzazione aziendale (fusioni o acquisizioni).
Le richieste che giungono dall’azienda al reparto It tradiscono quasi sempre una scarsa conoscenza degli asset a disposizione. Per quanto riguarda invece il ruolo dell’It, troppo spesso prevale quello della gestione del contingente; pare di capire per un duplice motivo: da un lato la scarsa capacità della struttura di lavorare in termini di pianificazione a medio-lungo termine, dall’altra per la sua esclusione da processi di rilevazione delle esigenze di business operate dall’alta direzione. Pare, leggendo le risposte della ricerca, che i Cio siano convinti di produrre valore per l’azienda e per il business, ma in generale non sono in possesso di strumenti di misurazione da correlare a dati economici. Così ci si ferma alla mera affermazione che in caso di blocco dell’It anche l’azienda si ferma, il che suona velleitario e poco produttivo. D’altro canto, nelle direzioni aziendali ancora troppo spesso si considera l’It come puro centro di costo. Per fortuna oggi si comincia a ragionare in termini di Sla (livelli di servizio) e indicatori di performance (Kpi).

La percezione dei CIO
E i Cio di casa nostra cosa pensano?
Per Musumeci (nella foto) i suoi colleghi oggi vivono in “purgatorio”, in una sorta di “regno di mezzo”, fuori dall’operatività ma non ancora nel board, e devono imparare a porsi su un piano strategico. Per lui la sfida è quella di lavorare al nuovo sistema integrato di comunicazione del Comune di Milano per trasformare Milano (in cinque anni) in comune digitale.
Il vantaggio è quello di essere gli unici a conoscere tutti i processi aziendali e quelli trasversali, ha sostenuto Riboni (nella foto), e quindi a ritrovarsi come interlocutori privilegiati della direzione. Tanto più nelle istituzioni finanziarie, aggiunge Fermi, dove l’It fa il prodotto e vi sono stringenti obblighi di legge che ne incentivano l’utilizzo.
Una strategia utile ad aumentare la visibilità dell’It, a certificarne l’importanza in azienda è, per Torelli di Fiditalia, sviluppare la funzione di supporto It e intensificare la comunicazione verso le altre funzioni sul campo.
Vella (nella foto) concorda sul fatto che vi sia un nuovo equilibrio sulla figura del Cio. Porta ad esempio la sua realtà: 50 addetti per 3700 persone, impegnate nell’assistenza ai malati, nella formazione, nella ricerca. Per lui, che nel board ci sta, il problema è rimanerci, quindi essere in grado di rispondere ad esigenze variegate. Lo aiuta il fatto di partecipare alla formulazione delle esigenze. Ma l’aspetto peculiare è conoscere i processi e ricordare che su essi si agisce in termini di tecnologia, ma anche di organizzazione.
In sostanza: semplificare, poi automatizzare.

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Antonio Santangelo

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