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Il coraggio del cambiamento

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Il coraggio del cambiamento

07 Nov 2005

di Stefano Uberti Foppa

Questa volta vi consigliamo un percorso di lettura. E’ infatti trasversalmente ad una serie di articoli che appaiono su questo numero di ZeroUno (Storia di Copertina, la rubrica Segnali, un update su offshore e innovazione in Rete, l’intervento sul futuro dei modelli organizzativi della media impresa, primo articolo che apre la nuova area Business Applications) che emerge con chiarezza come stiano profondamente mutando i criteri di interpretazione del mercato da parte di alcune imprese (le avanguardie, dietro le quali altre arriveranno). Perché il mercato, la domanda, sta anch’esso decisamente e con rapidità trasformandosi più di quanto si possa immaginare.
Parliamo di un fenomeno, quello legato alle comunità virtuali, ormai noto da tempo. Stiamo però assistendo ad una sua evoluzione che si allarga a numeri sempre maggiori di persone che, in una qualche forma di relazione (blog, chat, e-mail, portali, ecc) entrano in contatto per scambiarsi opinioni, valutazioni e interessi. Si tratta, in sostanza, di quella massa di persone che vedono nel web uno strumento “per riuscire a contare di più”, per intervenire, in qualche modo, nel percorso di evoluzione economica e tecnologica stabilito dalle ferree leggi del mercato, le quali, proprio attraverso un’azione di pressione esercitata via web da aggregazioni sempre più ampie di persone, potrebbero anche essere cambiate, con uno spostamento dei vantaggi sempre più verso i consumatori.
Precisiamo: abbiamo già conosciuto l’euforia Internet, quella per cui ogni nuovo fenomeno legato alla Rete veniva interpretato come una possibile occasione per trovare nuovi mercati e nuovo business. E su questi ci si buttavano tutti, a cominciare dagli speculatori finanziari. Quindi cerchiamo di attribuire a questo fenomeno il giusto peso.
La stragrande maggioranza delle imprese opera oggi sui mercati cercando di interpretare, di conoscere meglio le esigenze della domanda da cui far discendere nuovi prodotti e servizi. Ma guardando un po’ più in là (ed è quello che cerca di fare la nostra Storia di Copertina), assume valore strategico per le imprese, sempre alla ricerca di nuovo business, saper adeguatamente interpretare l’evoluzione del mercato; anzi talvolta è sempre più indispensabile prevenirla quando non determinarla. Ecco allora che da un’organizzazione aziendale nella quale la cattura, la gestione e la distribuzione di intelligence sono elementi prioritari e in cui la capacità di sapere “gestire” l’azienda è fondamentale, si sviluppa, presso alcune imprese, la volontà, o meglio l’accettazione, che più il tempo passa e più il consolidamento di masse di utenti che sparse per il mondo condividono interessi e azioni comuni sul Web potrà assumere un grande valore di condizionamento dello sviluppo del business. E’ anche una grande opportunità. E allora perché, come impresa, non fare parte di questo movimento? Perché, contribuendo al dibattito o al movimento di opinione che va formandosi, le imprese non possono predire con maggiore sicurezza quella che sarà l’evoluzione della domanda, e quindi del mercato, rappresentato da queste masse di persone che in qualche modo tra loro condividono esigenze, opinioni e consumi?
Ecco allora nascere, come bene illustra il nostro servizio, le  D-Schools, quei master che abbandonano la logica dell’”amministrare” per sposare quella del “disegnare” il prodotto o il servizio, inteso però come espressione congruente e diretta di un’interpretazione dei bisogni delle diverse comunità che oggi, sul web, hanno raggiunto dimensioni interessanti come potenziali mercati di sbocco. E da questo far discendere, a livello di impresa, le proprie scelte e organizzazioni di ricerca e di business model.
E’ solo uno degli aspetti dei profondi cambiamenti in atto sul mercato globale, che vede molte delle nostre imprese misurarsi con una capacità di cambiamento talvolta frenata dalla loro dimensione o, meglio ancora, dalla loro convinzione (cultura) di poter continuare ad operare come se tutt’intorno nulla stesse cambiando.
E’ per questo motivo, come illustrato più in dettaglio in apertura di sezione, che nasce all’interno di ZeroUno Business Applications. Per trattare, accanto all’analisi delle soluzioni applicative per il supporto al business, anche tematiche più di tipo organizzativo, legate alle persone, alle loro competenze e ai processi aziendali, aspetti dai quali passa il vero cambiamento dell’impresa.
Tornato di recente da un viaggio negli Usa mi è stato chiesto quale “aria” si respirasse, quali cambiamenti si intuivano all’orizzonte.  Bene, non è più tempo di “sbronze tecnologiche”; ma dall’America, questa è stata la mia risposta, si capisce chiaramente come la tecnologia sia ormai entrata nell’utilizzo quotidiano e diffuso a tal punto da non meritare nemmeno più le copertine delle pagine dei giornali. Ma se Google vuole collegare tutti gli hot spot di San Francisco gratuitamente attraverso un collegamento WiFi ad alta velocità su Internet, significherà pur qualcosa.
Significa che, al di là delle specifiche strategie di espansione della casa californiana, esiste per il Web un ruolo consolidato di realtà virtuale parallela alla vita reale. Un ambito nel quale ci si confronta, si acquista, si fanno pressioni per cambiare le cose (idee, prodotti e quant’altro) che non vanno. E sarebbe sciocco, per un’impresa attenta al proprio futuro, non guardare a questo fenomeno come a una nuova opportunità, facendone parte e da esso traendo indicazioni per un ridisegno continuo ed efficace della propria offerta.
In tutto ciò anche la nostra piccola Italia, con le sue imprese, deve saper fare la propria parte e saper innovare un modello vincente in passato, ma che oggi richiede di evolvere attraverso il coraggio del cambiamento. Quel coraggio che i nostri imprenditori hanno sempre dimostrato di possedere.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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