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Grid computing: la scienza apre la strada al business

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Grid computing: la scienza apre la strada al business

23 Apr 2009

di Giampiero Carli Ballola

L’infrastruttura di grid computing realizzata dal Cern per gli esperimenti del Large Hadron Collider è, per dimensioni e prestazioni, a un livello di eccellenza tale da essere un banco di prova per le tecnologie correlate. Un’occasione che Hp intende sfruttare in una prospettiva di cloud computing

GINEVRA – Come, crediamo, è universalmente noto, presso il Centro europeo per la ricerca nucleare (Cern) si trova una delle più grandi infrastrutture che l’uomo abbia mai realizzato e certamente la più complessa: il Large Hadron Collider (Lhc). Tramite questo enorme acceleratore di particelle (tra le quali gli adroni da cui prende il nome) il cui anello di 27 km di circonferenza si stende tra Francia e Svizzera a 100 metri di profondità sotto le verdi colline nate con la terra di riporto degli scavi, i fisici nucleari potranno verificare le teorie sull’Universo, sull’essenza della materia e sulle forze che la governano. Ma c’è dell’altro: dagli esperimenti resi possibili dai 6 miliardi di franchi investiti nell’Lhc dagli Stati partecipanti, si attendono informazioni in grado di poter essere applicate in molti campi del sapere, dai nuovi materiali alle biotecnologie, dalle scienze mediche a quelle ambientali.
In effetti, ed è anche questo il fascino del progetto, non si sa cosa può accadere dallo scontro di due fasci di particelle accelerate al 99,9% della velocità della luce. Bisogna che quello che i rivelatori registreranno al momento dell’impatto sia analizzato e interpretato dal maggior numero possibile di cervelli impegnati nei più diversi campi di ricerca. Per questo sono nati i progetti Lcg (Large Computing Grid) ed Egee (Enabling Grid for E-sciencE); il primo per realizzare e gestire la più grande infrastruttura di grid computing del mondo, il secondo per permetterne l’utilizzo da parte di un numero di ricercatori che ad oggi si stima già superiore ai 12 mila in decine di paesi. 
L’avvio dell’attività operativa dell’Lcg applicata all’Lhc è stata celebrata pochi mesi fa con un evento, il Grid Fest, nel corso della quale sono stati premiati i partner tecnologici strategici del progetto: Hp, Intel e Oracle. Quest’ultima ha infatti collaborato al progetto 3D (Distributed Deployment of Databases) per la distribuzione ai massimi livelli di scalabilità e affidabilità delle informazioni necessarie all’elaborazione e analisi dei dati generati dagli eventi dell’Lhc, mentre ad Intel e Hp si deve la “griglia” vera e propria. Questa è formata da circa 100 mila Cpu Intel e per Luca Romani (nella foto), direttore area Enterprise per Italia e Svizzera di Intel (l’account Cern è gestito dal nostro Paese), la collaborazione con il Cern  ha permesso di ottenere grandi risultati sulla strada dell’efficienza energetica. “La sfida era limitare il consumo elettrico. Il risultato di una riduzione di circa 2,5MW, impossibile con normali architetture, è stato raggiunto grazie a una collaborazione per l’ottimizzazione del software utilizato dal Cern in funzione dell’introduzione progressiva delle ultime tecnologie multicore”. 
Le Cpu del grid sono interconnesse grazie alle soluzioni e alla tecnologia ‘adaptive networking’ di Hp Procurve. La rete ha una topologia gerarchica, con un nucleo presso il Cern e centri di primo e di secondo livello dislocati in vari Paesi. Oltre 2000 switch Hp Procurve serie 3400 e 3500 controllano la griglia del campus Cern e sono a loro volta controllati da 10 ‘core switch’ serie 8212 che centralizzano gestione e sicurezza dell’intera infrastruttura. La griglia abilita un’attività che l’anno scorso ha superato i 100 mila ‘job’ al giorno. La sfida rappresentata da un tale livello d’interscambio dati, alla velocità di 10 Gb/sec e per un volume annuale di 15 Petabyte, è il motivo che, come ci ha detto Alberto Soto (a sinistra), Emea Vp e general manager di Hp Procurve, ha spinto Hp a investire nel progetto. “Essere partner del Cern è certo un’ottima ‘vetrina’, ma qui a Ginevra possiamo anche sperimentare su larga scala quello che la tecnologia grid può fare per le imprese. Per esempio, abbiamo scoperto comportamenti che possono essere adattati a progetti di cloud computing, verso i quali le organizzazioni multinazionali stanno ormai mostrando grande interesse”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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