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Startup Italia, per rilanciare l’economia reale

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Startup Italia, per rilanciare l’economia reale

Comunque vada lo spread, la scelta di puntare sulla nascita e lo sviluppo di startup innovative per dare impulso all’economia reale è la strada giusta, tanto più che si può realizzare praticamente a costo zero. Dare subito attuazione ai suggerimenti della task force creata dal ministro Passera.

03 Set 2012

di Elisabetta Bevilacqua

Qualunque sia l’evoluzione politica nei prossimi mesi, va reso merito al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera (nella foto) di aver creato una task force con lo scopo di avanzare proposte di riforma per facilitare la nascita e la crescita di nuove imprese. Vanno ringraziati anche i 12 esperti nominati dal ministro, che hanno lavorato intensamente  e hanno  presentato ufficialmente a metà luglio un rapporto con le proposte elaborate. Speriamo che le turbolenze economiche e politiche in corso consentano a Passera di tener fede all’impegno di presentare pubblicamente a settembre i risultati, di trasformare in proposte normative in tempi brevi i contenuti  di diretta competenza del suo ministero  e avviare una riflessione più ampia sulle azioni proposte che coinvolgono la competenza anche di altri ministeri o amministrazioni.

Alla base di questa iniziativa, che sembra essere assai più concreta della creazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale su cui è già in corso il “totonomine”, c’è la volontà di dare voce e forza a energie già presenti e diffuse sul territorio. Non è un caso se l’Open Day, organizzato a fine  maggio per raccogliere le proposte che poi la task force ha sistematizzato, si sia svolto presso H-Farm, “venture-incubator” privato italiano, che

Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm

è riuscito ad attirare nella campagna trevigiana, decine di iniziative imprenditoriali soprattutto nel settore Ict/web. Parte del merito va all’impegno del fondatore Riccardo Donadon (nella foto), uno dei 12 membri della Task Force, ma evidentemente c’è un terreno fertile come testimonia la dinamica nella nascita di nuove imprese nell’ultimo anno e la stessa partecipazione diretta all’evento di alcune centinaia di persone del mondo delle startup, di incubatori e acceleratori, venture capital, grandi aziende e singoli cittadini.

Startup innovative  per la crescita

Il messaggio che emerge è chiaro. Per avviare quella crescita che potrebbe rilanciare l’economia reale,  si deve puntare  sull’innovazione, capace di produrre ricchezza e lavoro. E per fare  innovazione sono necessarie nuove imprese smart, soprattutto quelle rivolte al mondo del web, ma anche in ambito biotech, sostenibilità ambientale, energie rinnovabili, cultura e sociale. La scelta di creare un ambiente favorevole per

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Giuseppe Ragusa, professore di economia alla Luiss

la creazione di startup innovative e l’impegno anche legislativo per realizzarlo non sono scontati. Ma alcune considerazioni  riportate da Giuseppe Ragusa (nella foto), professore di economia alla Luiss e membro della task force, sono particolarmente convincenti: “Oggi l’innovazione, che ormai tutti considerano la premessa per la crescita economica e dell’occupazione, viene generata soprattutto  nelle nuove aziende,  a differenza di qualche anno fa quando l’innovazione era appannaggio soprattutto delle grandi imprese che investivano in ricerca e sviluppo. Alcuni dati che arrivano dagli Stati Uniti confermano le ricadute occupazionali: negli ultimi 10 anni negli Usa sono stati creati dalle nuove imprese 3 milioni di posti di lavoro mentre le vecchie aziende ne hanno bruciati 1 milione”.

E’ utile riportare questi dati  per evidenziare le correlazioni, ma l’obiettivo, condiviso  dallo stesso ministro, non è tanto quello di importare modelli esotici (la solita Silicon Valley o  il mitico caso Israele), ma trovarne di nuovi. “Il lavoro della Task Force sarà basato anche sulle migliori esperienze straniere, ma senza illudersi di importare modelli difficilmente replicabili e partendo piuttosto dall’analisi del nostro tessuto imprenditoriale e sociale”, aveva detto Passera al momento della creazione della task force.

Una differenza che salta subito all’occhio è che negli  Usa  sono stati investiti 131 miliardi di dollari in fondi di venture capital nel periodo 2003-2010, contro i 28 miliardi di euro in Europa nello stesso periodo.

Un ecosistema per l’innovazione attraente per i finanziatori

Le risorse per l’avvio di una nuova impresa sono certamente uno dei nodi cruciali da affrontare: fra i suggerimenti del report vi sono le soluzioni per stimolare gli investimenti privati come il seed capital (investimenti modesti negli stati iniziali delle imprese e organizzazioni) e come favorire l’azione  dei business angel (manager e imprenditori esperti entrano in società con i neo-imprenditori portando capitali ma soprattutto esperienza e network). Un principio, acquisito dallo stesso ministro e che si spera troverà riscontro nei provvedimenti, è che sia ingiusto applicare “lo stesso trattamento fiscale per chi investe in titoli in un’ottica di giorni e chi investe invece in startup in una prospettiva di anni, impegnando  i capitali in attività illiquide con un rischio elevato”.

All’esame anche nuove modalità di raccolta di finanziamento come il “crowdfunding”, che, anche grazie a Internet, consente di effettuare una racconta diffusa di fondi finalizzati alla trasformazione in impresa di un progetto condiviso. Si tratta di un sistema da regolamentare per dare garanzie agli investitori, ma che sembra sia già stato sperimentato anche in Italia nel finanziamento al sociale con l’approvazione della Banca d’Italia.

Altri suggerimenti della task force puntano a tradurre le difficoltà delle startup in semplificazioni sul fronte amministrativo e fiscale, su quello giuslavoristico, nel rapporto con il pubblico, nella creazione di collaborazione fra pubblico e privato. Si tratta inoltre di definire le caratteristiche degli ambienti favorevoli per la nascita di nuove imprese, come incubatori e acceleratori, indicarne i servizi di supporto fondamentali sulla base delle best practice, di stimolarne la capacità di catalizzatori per la nascita di imprese premiandone i successi.

I suggerimenti del report potrebbero e dovrebbero rapidamente trasformarsi in azioni superando le possibili resistenze con un ragionamento cristallino: la creazione di imprese che nascono piccole ma possono crescere potrà generare nuova occupazione  e nuove risorse senza sottrarne ad altre iniziative.

Ci sono poi azioni di lungo periodo ma altrettanto urgenti.  “Se vogliamo diffondere la cultura dell’impresa bisogna partire dall’inizio, fin dalla scuola. Spesso non solo i ragazzi ma anche gli insegnanti sono al di fuori dell’economia reale; serve stimolare invece interesse e curiosità facendo conoscere i mestieri, non solo impiegatizi e professionali ma anche imprenditoriali”, ha detto Passera. Una ragazza o un ragazzo ancor prima di andare all’università devono sapere che oltre ad aspettare un lavoro e cercare un lavoro c’è anche un’altra alternativa: creare lavoro.

Il prossimo 13 settembre il Ministro Passera interverrà presso H-Farm per la presentazione del lavoro della task force "100 giorni dopo l'Open DAY del 26 maggio".

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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