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Oltre all’erogazione dei servizi, per diventare un business advisor

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Oltre all’erogazione dei servizi, per diventare un business advisor

29 Giu 2011

di Daniele Lazzarin

ZeroUno: Qual è la sua visione dello scenario competitivo attuale in cui si muove Benetton? Quali sono le principali tendenze, e come queste impattano sulle strategie It aziendali?
Aldo Chiaradia: L’azienda ha avviato un percorso di crescita e di potenziamento del business mondiale, e per favorire e accompagnare la crescita con una forte azione comunicativa. Nel contempo si manifesta un problema di settore, che è la forte crescita dei costi delle materie prime importanti come cotone e lana. Tutte le iniziative conseguenti hanno forti impatti sull’It: siamo coinvolti sia in quelle di front-end, cioè di rilancio dell’azienda e del marchio, dove si parla di Crm, punti vendita, social commerce, sia in quelle di back-end, cioè di riduzione costi ed efficientamento, già in atto da tempo e quindi con margini di miglioramento maggiormente sfidanti. In generale è il nostro compito che è sempre più articolato: rispondere a richieste crescenti in aree più ampie mantenendo livelli di servizio costanti. Mai l’It è stato così importante come partner strategico dell’azienda, anche se non tutti ancora se ne rendono conto.

ZeroUno: E questi trend come stanno impattando sulla funzione sistemi informativi di Benetton?
Chiaradia: Da un lato stiamo completando un’operazione di insourcing: ci sono alcune aree applicative – per esempio logistica e supply chain – dov’è fondamentale la capacità di governance, e questa si ottiene bilanciando attentamente le competenze interne con il ricorso all’esterno. Nel contempo, abbiamo deciso di portare all’interno il coordinamento e controllo di servizi come il workplace management e il service desk. Per potenziare le capacità realizzative progettuali, invece, stiamo valutando la possibilità di estendere il nostro dipartimento con un centro di sviluppo estero in Paesi dove siamo già molto presenti a livello business, come l’India.
Per quanto riguarda l’It Architecture, stiamo lavorando per rendere i nostri sistemi service-oriented: l’approccio Soa è per noi attualissimo. Veniamo da sistemi monolitici e ci stiamo spostando verso un’architettura a componenti, assieme alla progettazione di un service bus e all’adozione di uno strumento leader di mercato per la modellazione dei processi di business.
Questo comporta un grande cambiamento culturale: una novità che testimonia questo impegno è ad esempio la recente ricerca e poi assunzione di un It System Architect, che faciliterà appunto la transizione verso un’architettura a componenti, utilizzando prodotti sia commerciali che open source.
Tutto ciò richiede nuovi skill e nuovi processi It.
Infine, l’installazione di un sistema di Project Portfolio Management ci aiuterà a formalizzare il processo dalla raccolta della domanda alla sua trasformazione in progetti; il tutto collegato con budget e consuntivazione, gestione delle attività “running” non progettuali, eccetera.

ZeroUno: Referente della domanda di servizi It delle altre funzioni; governance dei sistemi informativi; promotore di un’innovazione tecnologica capace di generare valore di business; referente dei fornitori It: difficile parlare di “un” ruolo del Cio. Piuttosto oggi si parla di una figura che deve avere le competenze per far fronte a una molteplicità di ruoli. Quali sono gli ambiti di maggiore focalizzazione oggi?
Chiaradia: La governance, soprattutto come salvaguardia dell’architettura complessiva e integrazione di tutte le iniziative con l’esistente, è un tema molto attuale. Inoltre, la progressiva “consumerizzazione” dell’It tende a stimolare direttamente le Funzioni di business, grazie alla disponibilità crescente di applicazioni Saas pronte all’uso, di semplice utilizzo e funzionalmente molto ricche: il nostro compito non è quello di ostacolare questo trend, ma anzi di studiarlo e di affiancare i colleghi delle altre Funzioni nella valutazione non solo economico e funzionale, ma anche e soprattutto sul fronte dell’integrazione, della sicurezza e degli aspetti legali.
Uno dei miei compiti, quindi, è far capire che la facilità d’uso sul front-end, che in sé è ovviamente positiva, va costruita con chi ha una visione completa della complessità di tutto ciò che c’è dietro l’erogazione di un servizio. Faccio un esempio: recentemente l’azienda ha inserito un nuovo ruolo di Direzione della comunicazione “digital” che ora ha lanciato, tra altre numerose iniziative, un progetto di rinnovo delle tecnologie dei nostri siti web. Dato che questi siti devono basarsi su infrastrutture integrabili per scambiarsi dati con il resto dei sistemi, è fondamentale lavorare insieme sui criteri per scegliere fornitori, servizi e Sla tenendo presente una visione complessiva dell’architettura.
Quanto all’innovazione, è in corso un ripensamento di tutta l’infrastruttura – server, reti, sistemi operativi, database – alla luce del cloud computing: stiamo lavorando su studi di fattibilità di progetti di federazione dei data center, hybrid cloud, infrastructure-as-a-service. Ho già ricordato prima che stiamo adottando un sistema di project portfolio management e uno di modellazione e monitoraggio dei processi, con l’idea di farne strumenti a disposizione di tutte le funzioni aziendali.
Nel mio ruolo, infine, è importante promuovere la capacità di comunicare da parte dell’It verso tutte le altre Funzioni.
Il messaggio dev’essere che non siamo solo un centro di costo, ma che siamo il miglior centro di Information Technology possibile per Benetton, e che tendiamo a essere un business advisor che conosce bene l’azienda e può contribuire a portare idee su molte strategie aziendali.

ZeroUno: Sulla base della vostra esperienza di ripensamento dell’infrastruttura in ottica cloud, quali sono le competenze che avete identificato per poter cogliere a fondo le opportunità offerte da questo modello?
Chiaradia: La prima cosa è studiare questi nuovi modelli e sperimentarli. Provare a usare risorse, infrastrutture, applicazioni, capirne i punti di forza e debolezza attuali. Oltre alla parte tecnica poi è fondamentale la contrattualistica, dove il Cio è cruciale nell’analisi di dettagli e mancanze assieme al General Counsel: oggi il cloud computing è ancora prevalentemente una materia da ufficio legale. Cose come la definizione degli Sla, la proprietà e la collocazione fisica del dato, la sicurezza, non sono scontate leggendo i contratti proposti oggi. Man mano che l’offerta cloud diventa sempre più estesa, deve assistere l’azienda con la sua conoscenza delle complessità nascoste dei sistemi interni e delle opzioni di integrazione con tutte le parti del sistema, soprattutto le meno nuove.
Insomma, occorre acquisire nuove competenze, legarle con quelle acquisite, e saperle vendere. Ancora oggi il Cio tende a essere chiamato ai tavoli delle decisioni strategiche solo quando l’iniziativa ha forti necessità o impatti tecnologici. Per farsi riconoscere come esperti di business c’è ancora strada da fare e la colpa è anche della nostra stessa categoria: dobbiamo saper tradurre le competenze tecnologiche e le conoscenze dei processi aziendali in nuove idee di spinta per il business, e saperle comunicare.

Daniele Lazzarin

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