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I Cio nell’azienda ‘new normal’: le sfide e le opportunità

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I Cio nell’azienda ‘new normal’: le sfide e le opportunità

15 Dic 2010

di Giancarlo Capitani

La crisi che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle sta ridisegnando in modo strutturale e profondo le strategie e i modelli organizzativi delle aziende in tutti i maggiori Paesi.
L’azienda “new normal” (denominazione ormai comunemente condivisa) che uscirà dalla tempesta della crisi sarà molto più orientata a operare sui mercati globali, a valorizzare i talenti, a organizzare la produzione di manufatti e servizi in una logica di ecosistema, a utilizzare l’innovazione come leva competitiva e a creare una relazione interattiva con i propri clienti.
È evidente come questo processo di trasformazione richieda la robusta iniezione di una combinazione virtuosa tra tecnologie, visione strategica e salto culturale nel management dell’azienda.
Ma è altrettanto evidente come in questo scenario la figura del Cio sia messa in discussione nel suo mansionario tradizionale e nelle stesso tempo abbia l’opportunità di assumere un ruolo da protagonista nell’indirizzare, oltre che supportare, il percorso verso l’azienda “new normal”.
La 6a edizione della Cio Survey svolta da NetConsulting con il patrocinio di Hp, Microsoft e Telecom Italia ha tenuto in considerazione questo scenario e ha cercato di dare risposte ad alcuni fondamentali quesiti che ne conseguono (come sta cambiando il ruolo del Cio nelle aziende? Quanto il Cio è in grado di orientare e influenzare le decisioni strategiche? Quanto è portatore di innovazioni strutturali in azienda?) intervistando 70 Cio delle maggiori aziende italiane.

Le politiche adottate dai Cio
Le politiche di breve periodo adottate dai Cio sono state orientate alla riduzione dei costi attraverso varie modalità (figura 1):
– rinegoziazione di contratti di outsourcing o di system integration in essere;
– richiesta di riduzione delle tariffe professionali;
– investimenti orientati alla razionalizzazione;
– riduzione dello spending per consulenti esterni.


Figura 1 – Azioni adottate in ambito It
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Il risultato d’insieme di questi trend ha determinato un calo medio previsto dei budget It delle aziende intervistate del 4% nel 2010 (superiore al 2.5% previsto per l’intero mercato), con una riduzione di tutte le voci di budget fatta eccezione per l’outsourcing.
È interessante segnalare, tuttavia, una leggera ripresa degli investimenti rispetto alla spesa corrente, così come dei progetti applicativi rispetto a quelli infrastrutturali, anche a causa dell’obsolescenza di molte applicazioni dopo una lunga stasi negli investimenti negli ultimi due anni. Tra i progetti infrastrutturali quelli più rilevanti sono relativi alla virtualizzazione, alla sicurezza e al consolidamento di server. La virtualizzazione dei server rimane un’attività che molte aziende continuano a perseguire. Dopo un periodo in cui tutti puntavano però a virtualizzare tutto ciò che era possibile, oggi la tendenza è quella di valutare il corretto rapporto tra parco fisico e quello virtuale e un numero medio ottimale di virtualizzazioni per server.
La sicurezza è da un po’ di anni un tema caldo. E lo sarà sempre di più vista la progressiva tendenza ad aprirsi da parte delle aziende utenti. Maggiore conoscenza e condivisione aumentano infatti le potenzialità legate alla gestione dell’informazione ma aprono porte che facilitano attacchi esterni.
In ambito applicativo la Business intelligence è di gran lunga l’area a maggior focalizzazione da parte delle aziende intervistate. Questo è dovuto da una parte alla progressiva diffusione di queste soluzioni a tutti i livelli di management e alla necessità sempre più evidente di volersi dotare di strumenti a supporto delle decisioni business. Nell’ambito della Business intelligence, le tematiche della qualità del dato e dell’integrazione dei dati occupano, insieme alle politiche di risk management, un ruolo di rilevanza significativa. Altra area soggetta a interessanti iniziative progettuali è quella del Crm che si declina sia in attività di tipo relazionale, sempre più multicanale, sia in quelle analitiche.
Il principale hot point emerso come area di interesse in prospettiva è il tema del Cloud Computing il cui livello di adozione risulta ancora molto contenuto. La tematica però è sul tavolo di tutte le principali aziende e potrebbe modificare nel profondo le politiche di approvvigionamento della potenza elaborativa, modificando peraltro le metriche utilizzate sino a oggi nella valutazione delle infrastrutture e delle applicazioni.

Verso un cambiamento di modello e un nuovo ruolo del Cio
Da queste risposte relative alle azioni che i Cio stanno attualmente adottando è possibile rilevare i sintomi di un’azienda che cambia verso il modello “new normal” cui prima si accennava. Ma a indicare con maggiore chiarezza quale sia in prospettiva il ruolo dell’It sono le risposte relative alla progressiva evoluzione delle priorità a essa assegnate.
Le risposte date dai Cio intervistati evidenziano chiaramente come in una fase di forte criticità vi sia un progressivo allineamento dell’It alle strategie business (risposta che passa dal 3° al 1° posto rispetto a un anno fa) testimoniato anche dalla 5° priorità (Introdurre strumenti per migliorare la capacità decisionale) che guadagna 9 posizioni (figura 2).


Figura 2 – Principali priorità It (2009-2010)
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Le ulteriori due priorità, oltre la prima, indicano come i processi di razionalizzazione dell’infrastruttura e del parco applicativi siano ancora ritenuti molto importanti. Significativa anche la 4° priorità che segnala il peso crescente della compliance come driver di spesa, soprattutto nei settori più regolamentati, come Banche, Assicurazioni e Telco.
Ma come percepisce il Cio il suo ruolo in questo scenario di cambiamento?
Dalle risposte emerge come il Cio senta di essere responsabile del governo della macchina operativa, debba dettarne tempi e priorità, ma debba anche dialogare con il Top Management, influenzare l’introduzione di tecnologie innovative a supporto dei processi, utilizzare Partner It di qualità e valore e concordare con le funzioni di business le strategie di innovazione (figura 3). Da questa auto percezione emerge come il Cio dell’azienda “new normal” sia una figura a elevata complessità che richiede un mix di competenze e qualità maggiori rispetto a livelli aziendali di pari livello.


Figura 3 – Autopercezione del ruolo del Cio (2009-2010)
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

La Cio Survey 2010 evidenzia in sintesi come da un lato la crisi abbia molto penalizzato non solo i budget It, ma anche gli spazi di manovra nella direzione dell’innovazione da parte dei Cio e dall’altro come la riduzione dei budget abbia indotto un processo diffuso di razionalizzazione e ammodernamento dei sistemi informativi aziendali sia sul lato delle infrastrutture che delle applicazioni che dell’utilizzo delle reti di telecomunicazione a supporto della mobilità e della collaborazione.
Il tutto in un contesto di un forte breakthrough tecnologico nell’offerta dei fornitori, di cui la convergenza Ict e il cloud computing rappresentano gli esempi paradigmatici.
L’incertezza sulle prospettive è dominante in questa fase e tuttavia esistono segnali positivi, a partire da una ripresa oggi ancora timida ma che dovrebbe consolidarsi in corso d’anno con un ritorno alla crescita positiva del Pil in tutti i maggiori Paesi.
Nel difficile percorso di aggancio alla ripresa e al recupero di competitività da parte delle imprese, le sfide per i Cio italiani sono sempre più complesse e difficili poiché essi sono chiamati a supportare innovazioni strutturali nei modelli organizzativi, nelle loro strategie al posizionamento, nei modelli di go to market e di relazione con i clienti e i fornitori.
In questo scenario acquista un ulteriore valore la necessità, ormai comunemente percepita, di passare da una fase dominata dal controllo dei costi, attraverso razionalizzazioni e risparmi, a una fase orientata a obiettivi di sviluppo e crescita competitiva.
più investimenti strategici nell’it
Nel progressivo allineamento dell’It al business, il Cio deve supportare contestualmente il raggiungimento di più obiettivi che le aziende hanno dichiarato come strategici nelle interviste effettuate. Per realizzare questi obiettivi ambiziosi, occorrono due elementi: investire in modo più intensivo nell’It e dare a questi investimenti una connotazione più strategica al servizio di innovazioni di prodotto, di processo e organizzative.
Sul primo punto le aziende italiane devono recuperare un notevole gap rispetto ai maggiori Paesi che, come è noto, riguarda produttività e ritardo di crescita.
Sul secondo punto gli stessi Cio intervistati hanno dichiarato inadeguate le risorse economiche destinate all’It per i progetti innovativi necessari nelle loro aziende. E, inoltre, hanno giudicato inadeguate a questo scopo le competenze interne, mentre viene ritenuto necessario investire di più sulle risorse umane perché è dal miglioramento delle competenze che può derivare un beneficio complessivo a favore dell’efficienza e della competitività delle aziende. Se la qualità delle competenze sta diventando la leva cruciale per elevare la qualità dell’utilizzo dell’It nelle aziende, queste sembrano però destinare poche risorse alla loro formazione.
Ed anche in questo caso, infatti, le risposte rilevate non sono confortanti (figura 4).


Figura 4 – Giudizio del Cio sulle risorse destinate a progetti innovati nelle aziende italiane
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Dunque dalla Survey di quest’anno emergono luci e ombre che in un quadro di grandi trasformazioni (un “great reset” come ha titolato il suo ultimo libro il sociologo statunitense Richard Florida) pongono al Cio molti quesiti che in una prospettiva breve andranno risolti se vorrà mantenere ed espletare felicemente il suo ruolo.

* Giancarlo Capitani è amministratore delegato della società di ricerche NetConsulting, tel 02.4392901, capitani@netconsulting.it

Giancarlo Capitani

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