Estetica, tecnologia, business. Elogio del minimalismo | ZeroUno

Estetica, tecnologia, business. Elogio del minimalismo

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Estetica, tecnologia, business. Elogio del minimalismo

Non preoccupatevi vedendo il titolo. Non vi aspettano, se avete deciso di leggere questo editoriale, impegnativi riferimenti artistico-filosofico-scientifici e da business school. Semplicemente vi propongo alcune considerazioni e parallelismi tra scelte estetiche e funzionali e ciò che oggi, nei sistemi informativi, si va disperatamente ricercando, cioè quella capacità di rispondere, o meglio ancora, di essere “proposal” rispetto alle esigenze di innovazione di impresa.

21 Nov 2012

di Stefano Uberti Foppa

La riflessione è molto semplice e parte da una considerazione sul piano artistico ma che può anche essere estesa a una più ampia dimensione “filosofica” e di stile di vita. Stiamo parlando dell’essenzialità. Essenzialità di forma e di modo. Certamente il gusto personale guida molto il mio ragionamento, ma esistono alcuni elementi oggettivi che possono sostenerlo. Se parliamo di arte e architettura è abbastanza evidente che ormai da alcuni anni la ricerca dell’essenzialità di materiali, di linee e quindi di costruzioni sia l’elemento distintivo del disegno architettonico di molti edifici con un minimo di pretesa artistica. Di fatto tutta la storia dell’arte è una grande battaglia tra la ricerca di essenzialità di forma e di tratto e l’eccesso, il dettaglio, il barocco, il bizantinismo (il che non significa certo che l’uno sia preferibile all’altro). Nei quadri, come nelle sculture, come nelle costruzioni, le anime si sono sempre scontrate su questi due modelli. Esprimo l’anima attraverso l’essenzialità della forma oppure con la ricchezza del dettaglio? Quanti sanno trovare oggi l’eleganza austera nell’essenzialità del marmo di travertino, vetro e acciaio in linee semplici, rispetto alle volute floreali di capitelli corinzi e alla ricchezza di dettaglio, ed eleganza, dei quadri del Botticelli? Mi fermo qui. Per rilanciare un modello artistico, estetico e persino comportamentale: l’eleganza dell’essenzialità, che può assumere forme diverse in nuove modalità relazionali orientate all’essenza e alla sostanza, alla concretezza e alla selezione, alla ricerca della bellezza (nelle forme, persone, paesaggi, cibo, divertimenti, in ogni cosa) orientata non tanto al minimalismo elitario e sterile, ma al messaggio di sintesi. Cari Cio, vogliamo parlare allora di tecnologia? Cosa succederebbe se questa filosofia, assunta a forma d’arte, la provassimo ad applicare ad architetture, sistemi, applicazioni, processi, modelli organizzativi oggi presenti nei nostri sistemi informativi? Quali vantaggi potrebbe portare all’It aziendale la ricerca dell’essenziale attraverso la semplificazione, l’identificazione della reale efficacia, l’eleganza del disegno architetturale? Probabilmente evidenti risparmi e una rinnovata efficienza. Vogliamo fare alcuni esempi? Prendiamo tre “hit” di questi ultimi anni: social networks, cloud computing e business analytics.

Chi, all’interno dei sistemi informativi oggi non è preoccupato di capirne un po’ di più dei social networks? Non è più un argomento “periferico” ma sempre più centrale rispetto alla capacità delle aziende di saper interpretare il mercato e i consumatori. Come si potrebbe allora declinare l’eleganza dell’essenzialità e dell’efficacia in questo ambito? Come tenere fede al disegno minimalista che dovrebbe portare positivi contraccolpi sul piano dell’efficienza e del business? Una delle risposte, ad esempio, sta nel concetto di integrazione, integrazione spinta a livello applicativo. Sforzarsi cioè di inserire in modo organico, sia sotto il profilo tecnologico sia rispetto all’organizzazione e ai processi aziendali, il fenomeno social nel proprio modo di utilizzare le applicazioni quotidianamente. Dopo l’inevitabile sperimentazione sui social network, è ormai fondamentale la ricerca di un’integrazione reale nelle applicazioni di funzioni di link and collaboration verso i principali social networks, funzioni di social media marketing campaing, funzioni di analytics per lo screening del traffico sui principali social media al fine di consentire una precisa sentiment analysis del proprio brand per arrivare, in ultima analisi, a strategie di social marketing e di vendita sempre più efficaci. E accanto a questa scelta tecnologica, effettuare decise razionalizzazioni di processo nella scelta di quelle funzioni aziendali e di quegli utenti davvero orientati a creare valore dalla relazione social.

Naturalmente il complesso fenomeno dei social networks, perché produca efficacia, deve riferirsi al “quadro applicativo” generale dell’azienda, anch’esso orientato con decisione alla ricerca di quella semplificazione ed essenzialità che genera immediatamente risparmi ed efficienza tangibili e che oggi rientra sotto il concetto di modernizzazione applicativa con tutta una serie di strumenti di automazione e metodi di semplificazione durante tutto il ciclo di vita del software.

Se vogliamo poi davvero ragionare su un disegno di eleganza formale, non possiamo non considerare, sempre a livello applicativo, il grande cambiamento verso quel disegno cloud che può raggruppare in “service catalogues” i servizi applicativi davvero indispensabili agli utenti aziendali. In questo senso la scelta del modello as a service arriva proprio come risultato finale della ricerca di semplificazione (oltre a controllo costi e flessibilità) per quei servizi erogati all’interno di un’architettura che non potrà più essere a silos, frammentata, e…”barocca”, ma una vera e propria “cattedrale gotica” con soltanto quelle guglie (i servizi cloud) sopravvissute al consolidamento e alla semplificazione.

Sugli analytics il tema è ancora più evidente. Affrontare la complessità dell’information overloading, navigare tra i big data per ricavare valore di business, significa saper discriminare, saper cosa cercare, avere un’essenzialità di pensiero, di ricerca, di query che soltanto una mentalità analitica può consentire. Altrimenti la corsa sarà, con molta probabilità, fallimentare: troppi sono ormai i dati e le informazioni provenienti dalle innumerevoli fonti disponibili. Troppi i dati M2M (machine to machine) che nascondono in sé valori di business enormi quanto inaspettati e inesplorati. Bisogna puntare all’essenzialità della ricerca.

Vogliamo chiudere, in sostanza, cercando di portarvi a una riflessione finale di metodo. Aumenta la complessità, aumentano i dati, la velocità, le fonti di informazione, non aumentano i budget. Vogliamo davvero proseguire con sistemi informativi che drenano enormi risorse finanziarie e umane solo per garantire il loro funzionamento oppure vogliamo, filosoficamente, dare all’eleganza formale, alla selettività e al minimalismo l’onere di una risposta che sappia effettivamente identificare le reali esigenze delle persone e del business? Vi lascio con questa riflessione “estetica, tecnologica e di business” ricordandovi un’ultima cosa: brutalmente, la selezione su questo modello estetico non può riguardare solo architetture e tecnologie, ma anche le persone e la loro capacità (o incapacità) di saper cogliere, nel mare magnum dell’attuale caos, le reali esigenze e le vere prospettive dell’azienda.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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