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ADP Byte: pronta alle nuove sfide?

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ADP Byte: pronta alle nuove sfide?

11 Nov 2010

di Giampiero Carli Ballola

L’acquisto della società da parte di un vendor di dimensione globale ridisegna il quadro dell’offerta nei servizi HR in Italia e apre alla software house torinese nuove opportunità e nuove prospettive di sviluppo.

Dallo scorso novembre Byte, storica software house italiana, nata a Torino nel 1974, e una delle maggiori realtà nazionali nelle soluzioni e soprattutto nei servizi per l’amministrazione e gestione delle risorse umane, è una società controllata dall’americana Adp, un gigante mondiale del settore.
In realtà, il 2 novembre è stato annunciato il completamento della transazione, ma Byte era di fatto di proprietà Adp da più di un mese. Lo scorso 28 settembre infatti, con un sobrio comunicato stampa di tredici righe, Sofipa SGR, società del Gruppo Unicredit che tramite i fondi mobiliari chiusi SEF (Sofipa Equity Fund) e SEF II deteneva il 94,89% del capitale sociale della software house torinese (esattamente il 32,67% con SEF e il 62,22 con SEF II) annunciava la cessione delle sue quote alla Adp. Se questo comunicato è passato un po’ in sordina è perché la transazione, dal valore stimato a settembre attorno ai 33 milioni di euro in totale (mentre nei comunicati di parte Adp/Byte non si parla di cifre) era vincolata all’approvazione dell’Autorità Garante per la Concorrenza. Ottenuto il nulla osta, si è potuti giungere all’annuncio ufficiale.
Ma chi è Adp, e cosa significa per le nostre imprese utenti il fatto che ora Byte ne faccia parte? Rispondere alla prima parte della domanda è facile: fondata nel New Jersey addirittura nel 1949, come Automatic Payrolls Inc, ribattezzata nel 1958 Automatic Data Processing e quotata in Borsa (Nasdaq) nel 1961, Adp arriva al primo miliardo di dollari nel 1985. Oggi è una multinazionale vicina ai 9 miliardi di dollari di fatturato e con circa 550 mila clienti nel mondo. Opera su due linee d’offerta: soluzioni e servizi per il mondo HR e per quello auto dealer. Nel 1990 si espande Oltreoceano con l’acquisizione della tedesca Autonom, cui seguono nel ’95 la francese GSI (numero uno europeo nei servizi HR) e nel 2005 l’inglese Kerridge (leader nei servizi auto dealer). Questa strategia oggi prosegue in Italia, dove Adp è già presente da tempo con uffici a Milano, Torino e Roma e dove con 335 dipendenti (poco più della metà dei 620 di Byte) serve circa 500 clienti (numero vicino ai 600 della società acquisita) con nomi come Fiat e Poste Italiane.
Più difficile dire, oggi, cosa potrà cambiare per i clienti attuali e, soprattutto, potenziali. Per Anish Rajiparia, Presidente di Adp Employer Services International, la combinazione di punti di forza delle due società: “…produrrà un maggior valore per i clienti attuali e futuri consentendoci d’entrare tra i partner preferiti in area payroll e HR delle società italiane e multinazionali”. È ovviamente una dichiarazione di circostanza, ma non c’è motivo di dubitarne. Sia perché i servizi di Byte e Adp sono più complementari che concorrenziali e insieme realizzano un’offerta completa, sia perché se Adp vuole diventare il numero uno anche in Italia non può permettersi di creare turbative in un mercato che conosce e apprezza Byte da più di trent’anni.
Anche per questo riteniamo condivisibile quanto Roberto Gamerro, già amministratore delegato di Byte e ora Ceo di ADP Byte, ha detto sul futuro di clienti e dipendenti: “Unirsi ad Adp è una straordinaria opportunità: godremo di un nuovo potenziale di crescita e saremo meglio posizionati per servire i clienti a livello locale e sul mercato internazionale”. In ogni caso, vorremmo ricordare, come l’esperienza ci ha insegnato, che per un’azienda con un alto capitale umano e di know-how quale è certamente Byte è meglio far parte di una società che ne condivida la visione strategica e la cultura aziendale (come Rajiparia ha tenuto a sottolineare) piuttosto che essere proprietà di una finanziaria, i cui obiettivi sono ovviamente ben altri. Per il management Byte entrare in una realtà come Adp è certo una grande sfida, ma anche una grande chance.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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