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Competenze digitali e imprenditoriali: dati positivi, ma resta un gap tra domanda e offerta

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Mercati

Competenze digitali e imprenditoriali: dati positivi, ma resta un gap tra domanda e offerta

20 Dic 2017

di Valentina Bucci

Secondo la ricerca di University2Business presentata pochi giorni fa, cresce la diffusione delle competenze digitali e imprenditoriali tra gli studenti italiani e aumenta nelle università la presenza di insegnamenti relativi a questi ambiti; la domanda che si riscontra nelle aziende tuttavia non è ancora coperta dall’offerta e alcuni dati negativi evidenziano la necessità di una accelerazione.

Sono stati recentemente presentati da University2Business (Gruppo Digital360) i risultati della ricerca “Il futuro è oggi: sei pronto?”, giunta quest’anno alla sua terza edizione; obiettivi dello studio: analizzare la diffusione delle competenze digitali e imprenditoriali fra gli studenti universitari; mappare l’offerta formativa delle università italiane sui temi dell’innovazione digitale e dell’imprenditorialità; capire secondo le aziende – intervistati gli HR Manager – quali sono le digital skill e il mindset imprenditoriale che devono avere i talenti del futuro. Intervistati 2161 studenti, 73 università, 251 Hr manager.

Foto di Andrea Rangone
Andrea Rangone, Co-Founder Osservatori del Politecnico di Milano, Ceo di Digital360

“Stiamo vivendo la Quarta rivoluzione industriale: internet entra nelle cose, la capacità di leggere la mole infinita di dati IoT cambia radicalmente il modo in cui prendiamo decisioni e l’AI rivoluziona per molti aspetti il ruolo stesso dell’essere umano – spiega Andrea Rangone, Co-Founder Osservatori del Politecnico di Milano, Ceo di Digital360 – Tutto questo sta trasformando profondamente l’economia e i mercati di tutti i settori industriali e diventa importante verificare la preparazione sia digitale che imprenditoriale degli studenti [indipendentemente dal loro ambito di studio – ndr] perché per essere protagonisti di questa rivoluzione industriale serve sia avere dimestichezza con il mondo digitale, sia saper interpretare le evoluzioni del business ed essere in grado di muoversi in mercati in continua evoluzione”. Questa la premessa alla presentazione dei dati emersi dalla ricerca che hanno evidenziato trend positivi, ma anche un gap significativo tra le competenze di cui le imprese necessitano e quelle che studenti e università sono ad oggi in grado di offrire.

I dati relativi agli studenti

In ambito competenze digitali sono certamente tra i dati positivi da ricordare:

Figura 1 – L’esperienza progettuale concreta nel mondo digitale – Fonte: University2Business
  • l’aumento rispetto al 2015 (anno della seconda edizione) del numero di studenti con esperienze progettuali concrete nel mondo digitale (vendita on line oppure gestione di un blog, di una pagina Facebook o di un canale Youtube, Figura 1); cresce soprattutto il numero di persone che amministrano una pagina Facebook, da 16% nel 2015 a 26%;
  • l’aumento significativo del numero di studenti che sa definire correttamente alcuni concetti teorici, per esempio quelli di “mobile advertising” (da 38% di risposte corrette a 51%) e “big data” (da 25% a 36%);
  • l’aumento del numero di studenti che dichiara di saper fare sviluppo software (il 16% contro il 10% del 2015) o di stare imparando (il 29% contro il 20% del 2015).

Va sottolineato che, fatta eccezione per gli studenti appartenenti a facoltà informatiche, ovviamente più preparati sui vari fronti, queste percentuali sono nella maggioranza dei casi distribuite abbastanza equamente nelle diverse facoltà.

Figura 2 – Competenze digitali: competenze pragmatiche e conoscenze teoriche – Fonte: University2Business

Il generale trend positivo si riscontra anche in un grafico di sintesi, Figura 2, elaborato incrociando i dati sopra citati con altri della stessa ricerca: raddoppia la percentuale di studenti che possiedono sia un elevato livello di competenze digitali teoriche, sia competenze pragmatiche derivate dall’aver effettivamente sviluppato progetti digitali concreti.

Foto di Mariano Corso
Mariano Corso, Responsabile Talent Development Center, School of Management del Politecnico di Milano

Non mancano tuttavia dati negativi: su alcuni ambiti la preparazione teorica degli studenti non sembra all’altezza delle aspettative:

  • concetti come “mobile advertising” e “big data” sono stati assimilati, ma di altri termini molti studenti non conoscono nemmeno il significato: è il caso di “Industry 4.0”, “Internet of Thingso ePayments & Blockchain, sconosciuti rispettivamente al 73, 64 e 85% degli intervistati; percentuali che fanno pensare considerando che, come sottolinea Mariano Corso, Responsabile Talent Development Center, School of Management del Politecnico di Milano, “gli studenti universitari, peraltro relativamente pochi in Italia rispetto ad altri Paesi europei, rappresentano l’élite delle future generazioni di lavoratori”;
  • solo il 19% degli studenti crede che le tecnologie digitali possano favorire lo sviluppo di modelli di business innovativi, un dato che rileva una scarsa consapevolezza delle dinamiche tipiche della Quarta rivoluzione industriale.
Figura 3 – Una visione di sintesi: le competenze digitali e l’imprenditorialità – Fonte: University2Business

Luci e ombre anche sul fronte delle competenze imprenditoriali: aumenta il numero di studenti che dichiara di aver avuto un’idea di business (27% contro il 18% del 2015) ma generalmente questi non sanno poi avviare un percorso per realizzarla. Mostra bene la situazione la Figura 3: gli studenti che risultano ben posizionati per quanto riguarda le conoscenze teoriche sul digitale ma non hanno una particolare sensibilità imprenditoriale (“Teorici”) passano dal 34 al 38%; quelli che hanno realizzato progetti digitali concreti ma non hanno dimostrato uno specifico orientamento imprenditoriale (“Proattivi digitali”) dal 10 al 19%; resta invece bloccata al 5% la percentuale di chi dimostra esperienza e competenza sia sul fronte digitale che imprenditoriale (“Imprenditori digitali”).

L’offerta delle Università

Foto di Fabio Rugge
Fabio Rugge, Rettore dell’Università di Pavia e componente della giunta CRUI

I programmi universitari stanno offrendo un valido supporto alla diffusione di queste competenze? Come mostra la Figura 4, la presenza di temi digitali negli insegnamenti universitari (rilevata quest’anno per la prima volta), ovviamente elevata nei corsi delle facoltà informatiche, risulta minore di quanto non ci si potrebbe aspettare in quelli delle facoltà scientifiche e piuttosto alta nei corsi delle facoltà umanistiche; una nota positiva quest’ultima commentata tra gli altri da Fabio Rugge, Rettore dell’Università di Pavia e componente della giunta CRUI, relatore durante l’evento di presentazione dei risultati: “È impressionante la diffusione di temi digitali rilevati negli studi umanistici, quasi tanti quanti quelli presenti nelle facoltà ingegneristiche: il campo delle digital humanities è un territorio nuovo sconfinato, ricchissimo di potenzialità, che si sta finalmente sviluppando”.

Figura 4 – Insegnamenti digitali per gruppo di facoltà – Fonte: University2Business

Osservando invece i dati relativi alla diffusione di insegnamenti imprenditoriali (Figura 5) spicca l’arretratezza, rispetto alle altre, delle facoltà scientifiche e informatiche; un dato quest’ultimo preoccupante se si considera, come dice Rangone, che “le avventure imprenditoriali più importanti degli ultimi 20 anni, si pensi a Facebook o a Google, sono state tutte legate al digitale: sembra che nel contesto italiano, il valore di questa connessione non sia stato compreso e si stia insistendo a creare figure puramente ‘tecniche’”.

Figura 5 – Insegnamenti imprenditoriali per gruppo di facoltà – Fonte: University2Business

Cosa possono fare imprese e sistema Paese?

“Di fronte a questi risultati – dice Corso a commento del quadro solo parzialmente positivo tracciato dai dati – mi sento in tensione tra due opposti sentimenti: da una parte lo sconforto nello scoprire che una parte imbarazzante dei nostri studenti universitari non ha mai sentito parlare di temi di grande attualità come “Industry 4.0”, “Internet of Things” o “Blockchain”, temi su cui apparentemente c’è invece tantissima discussione; dall’altro la consolazione di constatare che in ogni caso i trend di dato sono incoraggianti: indagando campioni significativi e del tutto comparati si vedono chiaramente degli cambiamenti importanti”. Non resta che domandarsi, come dice lo stesso Corso, “se la velocità dei progressi che si stanno facendo sia sufficiente a tenere il passo con un mondo che si muove molto velocemente verso un’economia sempre più dominata dal digitale”.

La ricerca rivolta agli Hr manager ha fatto emergere con chiarezza che competenze digitali e imprenditoriali sono un elemento molto importante nella valutazione dei candidati. Per quanto riguarda l’ambito delle competenze digitali, è stato chiesto quanto risultasse difficile per le aziende trovare risorse adeguate: per più di due terzi degli intervistati, individuare laureati con conoscenze digitali innovative (ad esempio su Blockchain, Iot, Cloud Computing, Industry 4.0) è un compito “difficile” o “molto difficile”.

Figura 6 – Azioni aziendali per sviluppare le competenze digitali – Fonte: University2Business

Cosa stanno facendo imprese e sistema Paese e cosa possono fare per assottigliare il gap tra domanda e offerta? Rispondono, oltre alla ricerca stessa (il 38% degli Hr dichiara che il piano formativo aziendale prevede alcune azioni per sviluppare le competenze, Figura 6), alcuni relatori durante la tavola rotonda:

  • Elena Panzera, Senior Human Resources Director Emea South di SAS, oltre a sottolineare ovviamente l’importanza di costruire sinergie tra mondo universitario e mondo del lavoro con l’obiettivo di rafforzare questo legame, suggerisce che le aziende, come sta facendo SAS, si impegnino per divenire veri e propri “incubatori di talenti”: “Abbiamo lavorato per formare giovani risorse da collocare all’interno dei nostri partner e delle nostre aziende clienti, rispondendo a una loro necessità di competenze e al contempo accelerando l’ingresso di questi ragazzi nel mondo del lavoro”;
  • secondo Marina Collautti, Head of Strategic Sourcing and Employer Branding di Generali Italia è importante promuovere azioni per rendere consapevoli i giovani di quali siano gli skill di cui in prospettiva le aziende avranno più bisogno, perché “i ragazzi non sanno nemmeno cosa siano certe professionalità: i titoli non sono più intuibili, risultano criptici; è facile immaginare cosa fa un medico o un architetto, meno immaginare cosa faccia un data scientist”. A operazioni come queste, volte a promuovere le nuove figure dell’It, è però altrettanto importante accostare azioni mirate a rendere “più digitali” tutte le professioni: “Le competenze imprenditoriali e digitali – ricorda Corso – sono ormai fondamentali anche all’interno dei profili che non sono specificatamente legati al mondo It o all’imprenditorialità in un’ottica di estensione e aggiornamento di tutte le professionalità”.
  • Damien Lanfrey, Chief Innovation Officer del Miur sottolinea le azioni svolte dal Ministero volte a favorire la diffusione di competenze digitali nella scuola, soprattutto attraverso il “Piano Nazionale Scuola digitale” (“Esiste effettivamente il gap rilevato dalla ricerca – dice – ma mi aspetto che l’impegno, gli investimenti e le azioni concrete fatte oggi porteranno risultati importanti nei prossimi anni”), quindi si sofferma sulle competenze imprenditoriali e cita come modello positivo la Danimarca dove è forte e funzionale la coalizione pubblico-privato per creare curricula di imprenditorialità che coprono il percorso formativo degli studenti dalla scuola primaria all’Università.

Per approfondire queste tematiche vai al canale Competenze di ZeroUno

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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