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Cluster hi-tech il primato di Oxford

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Cluster hi-tech il primato di Oxford

02 Dic 2004

di Gabriele Antonelli, Francesco Nesci, Valentina Viganò

Partita con ritardo nell’attuare la politica di ‘compromissione’ tra ricerca accademica ed applicazione industriale avviata negli anni ’60 dal governo inglese, ma stimolata dal successo ottenuto in questo ruolo da cambridge, l’eterna rivale, l’università di Oxford ha saputo far da centro propulsivo ad una realtà che oggi è tra le prime in europa, costruendo un modello di successo che attira investimenti internazionali e continua a generare nuove imprese

Universalmente considerata come una delle più alte agglomerazioni high tech d’Europa, l’Oxfordshire è la sede (secondo dati 2001) di circa 1.400 imprese high tech, con un totale di più di 36.700 addetti, pari al 12% circa dell’occupazione totale della contea. Il 66% di queste imprese ha meno di 10 addetti e i due terzi del totale sono state costituite dopo il 1991, a testimonianza di una vitalità imprenditoriale sorprendente, che non ha nulla da invidiare alle più grintose aree distrettuali del Nord Italia. Diversamente dai distretti italiani, tuttavia, l’agglomerazione industriale high tech di Oxford ha nella scienza e tecnologia il suo motore: un motore che genera una prorompente innovazione di prodotto, ad elevato valore aggiunto ed ad alti margini. Un modello di successo che ha la forza di attrarre investimenti diretti dall’estero ed insediamenti di nuove imprese straniere: il 7% delle imprese della contea (90 circa) sono di proprietà straniere, di dimensioni maggiori della media e che danno lavoro nel complesso al 18% degli occupati della contea.
Pochi sanno, forse, quanto tale esplosione imprenditoriale rappresenti un fenomeno recente: alla fine degli anni Ottanta Oxford ospitava solo 200 imprese. La crescita del distretto hi-tech è il frutto di una frenetica rincorsa con l’eterna rivale, Cambridge, culminata nel 2003 in uno storico ‘sorpasso’ celebrato anche dal Financial Times.
Infatti, sino alla fine degli Anni Sessanta l’Oxfordshire si presentava non diversa da come poteva essere stata secoli addietro: una regione di verdi colline con una popolazione dispersa su un vasto territorio circondante una storica università risalente al Medioevo, situata nel capoluogo della contea. L’economia si basava su agricoltura, lavorazioni agroalimentari e produzione di coperte di lana. L’unica significativa presenza industriale era quella del settore automobilistico, con impianti di produzione situati a Cowley e Abingdon. A completare il quadro, alcune installazioni dell’Atomic Energy Agency. La grande University of Oxford, da sempre centro di eccellenza scientifica di livello internazionale, risultava totalmente isolata dal contesto e dall’economia del territorio.

Dalla brughiera all’hi-tech
La trasformazione ha inizio nel 1964, allorché l’allora Primo ministro Harold Wilson, in un importante discorso rivolto ai principali attori dell’economia nazionale indica nell’incipiente sviluppo delle nuove tecnologie un sentiero privilegiato per rilanciare l’ansimante economia del Regno Unito. Questo discorso fu seguito da una lettera a tutti i centri universitari, in cui Wilson caldeggiava una maggiore “compromissione” degli atenei con l’economia e il territorio, e indicava nello sviluppo di parchi scientifici e tecnologici la strada maestra per favorire la crescita d’imprese hi-tech.Le reazioni all’appello di Wilson furono contrastanti. Molte università, ed Oxford fu tra queste, sentendosi eredi della visione tradizionale del mondo accademico come ‘isola felice’ rispetto alla società circostante, non accettarono l’invito del Primo ministro, con l’intento di salvaguardare l’eccellenza della ricerca e dell’insegnamento universitario locale. Altre invece risposero positivamente alla sfida proposta. Tra queste, la University of Cambridge nel 1969 dichiarò ufficialmente che era nell’interesse delle università, delle regioni e dei comuni incoraggiare la crescita dell’industria hi-tech. Così, nel 1970 il Trinity College creò il primo parco scientifico del Regno Unito; già dieci anni dopo, all’inizio degli Anni 80, il caso di Cambridge, dove si andava rapidamente addensando un importante cluster d’imprese high tech, godeva di una crescente notorietà ed interesse a livello internazionale.Le radici della crescita economica e del distretto science-based di Oxford sono nel settore della strumentazione tecnica e scientifica: nel 1954 viene costituita la Littlemore Instruments, nel 1959 la Oxford Instruments, nel 1973 la Research Machines e nel 1977 la Oxford Lasers. Da queste imprese, che segnano un tasso di crescita molto sostenuto, si genera negli Anni Sessanta e Settanta un flusso crescente di spin off, incoraggiato dalle stesse ‘imprese madri’, che fanno della zona un importante luogo di strumenti tecnici e scientifici. Gli imprenditori di queste imprese costituiscono un manipolo di leader ‘visionari’ che alcuni anni dopo saranno tra i principali promotori e sponsor del futuro distretto high tech di Oxford.
La crescita del distretto accelera sensibilmente dal 1980 in avanti. Già nel 1987 la contea ospita circa 180 imprese hi-tech che danno lavoro a più di 10.000 persone. Se si sommano gli addetti ai laboratori pubblici di ricerca ed ai centri privati di ricerca e sviluppo, l’occupazione totale nel settore raggiunge le 19.000 persone. Infine, dopo una lenta e dolorosa maturazione durata un decennio, negli Anni Novanta l’Università di Oxford cambia radicalmente policy: l’avversione pregiudiziale nei riguardi del contatto tra scienza ed economia cade e ha inizio l’era della ‘contaminazione’.
Abbattuto il muro ideologico tra università ed economia, la prima rapidamente sviluppa un ruolo di ‘imprenditore organizzativo’ del tutto inedito: risorge il mitico ‘Oxford pride” ed inizia la rincorsa della rivale Cambridge, che nel frattempo ha fatto passi da gigante ed è divenuta il più importante cluster high tech d’Europa, punto di approdo per le multinazionali statunitensi che guardano al mercato europeo e localizzano qui i propri centri di R&S per beneficiare della vicinanza dei famosi Istituti di ricerca dell’università.
Tra il 1991 e il 2000 la crescita del distretto di Oxford sale in modo esponenziale: l’occupazione hi-tech registra un tasso di crescita medio annuo del 141%, posizionando l’Oxfordshire al vertice della classifica delle contee inglesi (mentre l’occupazione nel Cambridgeshire registra nel periodo una crescita ‘solo’ del 52,7%). Ciò porta ad un incremento dei ‘knowledge workers’ di 17.450 unità. Oggi le cifre parlano chiaro: circa 1.400 imprese high tech censite nel 2001, una occupazione totale di più di 36.700 addetti, una significativa e crescente presenza di imprese dall’estero.

Molte imprese e molti settori
Oxford è un cluster multisettoriale che riflette alcune delle più importanti aree di specializzazione del sistema universitario locale. Oltre all’importante area Ict (vedi riquadro), abbiamo i seguenti settori:
• Strumentazione medica e industriale: è la componente settoriale che per prima si è sviluppata nell’area. Il ruolo di promotore dello sviluppo di questo raggruppamento di imprese è stato giocato dalla Oxford Instruments, fondata dai coniugi Martin e Audry Woods, industriali e mecenati della Oxford hi-tech di fine secolo. Intorno alla Oxford Instruments ed alle imprese da essa generate è sorta la cosiddetta “Cryogenics Valley”.
• Ingegneria automotive: un esempio è la Twr, impresa di punta della cosiddetta “Motorsport Valley”, vale a dire la concentrazione di team di auto da competizione nel South East England (Williams, Jaguar, Renault e altre). Questo cluster è in qualche modo erede dei precedenti stabilimenti di produzione automotive, che hanno creato in passato una manodopera esperta nei processi del settore.
• Biotech: questo cluster è forse il più recente tra quelli oggi presenti nell’Oxfordshire, sviluppatosi anche per effetto di un processo di emulazione dell’importante cluster biotech di Cambridge.
• Altre imprese manifatturiere hi-tech: tra queste vanno menzionate senz’altro la Reasearch Machines, leader nel Regno Unito per la produzione di computer speciali per scuole, università e college, nonché la Solid State Logic, leader mondiale nella produzione di console audio professionali, sia digitali sia analogiche, per musica, produzioni televisive, post-produzioni e film.
Molte di queste imprese hanno ramificazioni internazionali ed hanno raggiunto posizioni di preminenza, se non di leadership, nei rispettivi settori.

Il ruolo di università e centri di ricerca
La presenza di un pool tanto importante di realtà di livello mondiale in un territorio così circoscritto ha giocato un importante ruolo di attrazione di talenti e personale con elevate competenze specifiche, ruolo nel quale l’Università, con il suo prestigio internazionale, e le imprese si sono trovate alleate. Da un lato l’ateneo attrae molti talenti che vengono qui per trovare l’eccellenza negli studi e nei percorsi di specializzazione (master e PhD); dall’altro il ricco mercato del lavoro delle imprese locali, è pronto ad assorbire il personale altamente qualificato in uscita dall’Università.
Oxford, insieme alla rivale Cambridge, è un esempio di cluster in cui il “motore” di agglomerazione e sviluppo è rappresentato dal sistema universitario. Ciò è tipico dei settori industriali emergenti “alla frontiera” delle conoscenze scientifiche, come ad esempio le biotecnologie (Cambridge) o le nanotenologie (Karlsruhe in Germania o Grenoble in Francia). Altri settori, ad un livello di maggiore maturità sotto il profilo del ciclo di vita, come l’automotive o l’aerospaziale, si caratterizzano per essere trainati dalla grande impresa più che dai centri universitari: si veda il caso di Tolosa, in Francia, per il settore aerospaziale, che ha il proprio baricentro nella Airbus.
Oxford di università ne ha due, entrambe di livello mondiale. La prima, di gran lunga la più antica e rinomata, è la University of Oxford. Fondata nel XII secolo, è il simbolo e l’orgoglio della città. Impiega circa 7.000 persone dedicate alla ricerca e/o al percorso accademico ed è strutturata in cinque divisioni: Lettere, Scienze della vita ed ambientali, Medicina, Matematica e scienze fisiche, Scienze sociali. Con il Magdalen College ha creato l’Oxford Science Park, e successivamente, nel 2000, il Begbroke Business and Science Park, dove sono ospitate la maggior parte delle attività del Dipartimento di Scienza dei Materiali.
La seconda università è la Oxford Brookes University. Fondata a metà del XIX secolo come Politecnico, la Oxford Brookes University ha uno staff di 1.500 persone tra accademici e ricercatori. Le sue punte di eccellenza sono la School of Technology e la School of Biological and Molecular Sciences. Ma la Oxford Brookes è nota anche per i corsi di alta formazione, in particolare di management, per neo imprenditori della regione.
Il ruolo di ‘imprenditore collettivo’ giocato dal sistema universitario oxoniano si colora di molteplici sfaccettature:
• generatore e riproduttore della knowledge base locale, sia mediante lo sviluppo di centri di eccellenza scientifica e tecnologica di livello mondiale, sia mediante l’attrazione di talenti da tutto il mondo che alimentano il mercato del lavoro qualificato della contea;
• tutela della proprietà intellettuale delle innovazioni prodotte all’interno del sistema universitario, anche grazie al ruolo di una società creata ad hoc, ISIS Innovation, di cui diremo più avanti;
• attore primario nel processo di trasferimento tecnologico, per lo più tramite la creazione di imprese spin off e un supporto operativo e non solo d’incoraggiamento morale fornito ai neo-imprenditori;
• promotore delle nuove imprese, anche mediante forme di sostegno finanziario tagliate su misura per le start up (seed funding);
• promotore dello sviluppo territoriale, insieme con gli enti pubblici, spesso all’interno di ‘tavoli di partnership che elaborano una visione condivisa e una strategia di sviluppo del territorio e ne promuovono la crescita con azioni di lobby a livello regionale e soprattutto nazionale.
Oltre alle università, l’Oxfordshire ospita anche altre realtà nell’ambito della ricerca. Dopo la seconda guerra mondiale sono stati qui localizzati alcuni grandi centri di ricerca pubblici, il principale dei quali è l’Atomic Energy Authority (UKAEA), con siti ad Harwell e Culham. Altri importanti laboratori pubblici sono il Rutherford-Appleton Laboratory (RAL), i laboratori del Medical Research Council, l’Hydrology Institute ed infine il National Radiological Protection Board. In totale questi enti occupano circa 6.000 persone.

Network a supporto dell’innovazione
Il sistema economico innovativo di Oxford è sostenuto e reso coeso da una vasta rete di reti di organizzazioni di supporto; tutte hanno l’obiettivo di facilitare la nascita di nuove imprese ed i processi di trasferimento tecnologico tra il sistema accademico e della ricerca ed il mondo delle imprese. Tra questi network si segnalano:
• la rete delle organizzazioni non profit per la promozione della cultura scientifica e la diffusione di una cultura favorevole all’economia high tech: un esempio per tutti è l’Oxford Trust;
• la rete degli Innovation Centres (o analoghe organizzazioni), tra cui spiccano Oxford Innovation e ISIS Innovation;
• la rete delle infrastrutture per la ricerca e l’innovazione, come l’Oxford Science Park, il Begbroke Business and Science Park e altri parchi scientifici diffusi nella contea o ospitati nei grandi centri di ricerca quali il RAL o UKAEA;
• la rete dei finanziatori dell’innovazione (vedi riquadro).
L’Oxford Trust è una fondazione non profit costituita nel 1985 da sir Martin Woods, fondatore della Oxford Instruments, leader ‘visionario’ e promotore del cluster di Oxford, che le attribuì la missione di “incoraggiare e diffondere lo studio e l’applicazione della scienza e della tecnologia”. Le sue attività principali (alcune delle quali effettuate insieme con l’Oxford Innovation Centre, una sussidiaria interamente di proprietà del Trust) riguardano l’incubazione di nuove imprese: l’Oxford Trust ha portato per prima in Inghilterra una metodologia di incubazione sviluppata negli Usa a metà degli anni ’80. Altra attività svolta dall’Oxford Trust è la gestione della rete di ‘business angels’ Oion (Oxford Investment Opportunity Network), uno dei primi network del genere nel Regno Unito.
Con capitale al 100% appartenente all’Oxford Trust, l’Oxin (Oxford Innovation Ltd) ne rappresenta il braccio operativo, che primariamente si occupa di incubare le start up fornendo loro spazi all’interno di 13 “hub” distribuiti sul territorio dell’Oxfordshire ed anche fuori (come a Porthsmouth, Londra). L’Oxin fornisce inoltre servizi di consulenza e tutoring; effettua assessment tecnologici e di business e supporta lo sviluppo strategico delle nuove imprese.
Tra le organizzazioni di supporto, un ruolo importante è assolto anche da ISIS Innovation, sussidiaria dell’Università di Oxford incaricata della gestione della proprietà intellettuale per conto dell’università medesima, e successivamente specializzatasi anche nell’incubazione delle spin off dell’Università di Oxford. Molto del tempo dei professionisti di ISIS Innovation è speso nello scouting e nella ricerca attiva presso i laboratori universitari di innovazioni ad elevato potenziale di mercato e brevettabili. In seconda battuta, forniscono assistenza ai team di ricercatori nel processo di brevettazione e assistenza legale per il deposito dei brevetti. ISIS cura inoltre la gestione delle innovazioni, una volta brevettate, spesso attraverso accordi di licensing.
In aggiunta a questi servizi, ISIS Innovation gestisce per conto dell’Università di Oxford anche altre attività:
• supporta la creazione di nuove aziende innovative a mezzo di processi strutturati di spin off;
• organizza ed eroga consulenza tecnologica da parte di ricercatori e professori dell’Università di Oxford;
• gestisce una rete di business angels a supporto degli spin off da ricerca dell’Università.
Infine, un ruolo determinante per la crescita del tessuto economico di Oxford è da attribuire al networking internazionale svolto da molteplici organizzazioni. Oxford è infatti parte di un estesa rete globale di ricercatori pubblici e privati che unisce le due sponde dell’Oceano. Al network internazionale della ricerca si aggiunge poi quello del business, come è testimoniato dal livello significativo degli investimenti diretti nell’Oxfordshire da parte di imprese americane che installano nei confini della contea i propri laboratori di ricerca o che acquisiscono imprese inglesi.

(*) Gabriele Antonelli e Francesco Nesci sono, rispettivamente, Senior Consultant e Partner di Assist Consulting, società di management consulting impegnata sui temi del change management, delle soluzioni per la pianificazione e controllo, della gestione risorse umane e delle customer operations. Gli autori, in particolare, si occupano di sistemi nazionali e locali di innovazione, ambito dove svolgono attività di consulenza nel design e implementazione di sistemi territoriali di servizi per il trasferimento tecnologico verso le Pmi.Valentina Viganò è assistente di ricerca di Assist Consulting, impegnata attualmente nell’Osservatorio europeo dei distretti high tech.


Cluster per lo sviluppo dell’ ICT
Oxford ha una forte presenza di imprese Ict e molte grandi società di software e di Tlc (Aonix, BT) l’hanno scelta come sede operativa. Una presenza radicata nel territorio è Sophos Plc, leader mondiale nella protezione anti-virus. Fondata da due laureati dell’Università di Oxford, Jan Hruska e Peter Lammer, nasce come piccola società di sviluppo software di codificazione, ma con l’entrata in scena dei primi virus, nell’87, cambia specialità e comincia l’ascesa rapidissima verso lo status attuale di multinazionale. Nel 1990 si è spostata dal centro di Oxford ad Abingdon, sito oggi affiancato dalla nuova sede centrale costata 32 milioni di sterline.
Nel 2001 il distretto di Oxford contava 83 società di produzione Ict e 665 società di servizi, pari al 45% delle attività e al 22% degli addetti (rispettivamente, 4.032 e 10.234 posti di lavoro) relativi al settore hi-tech del distretto. Si considera che svolgano attività Ict le aziende di produzione di apparecchiature informatiche, elettroniche e di comunicazione. Tra le società di servizi, si contano i servizi di telecomunicazioni, software, web, Internet ed altri servizi informatici.
La maggior concentrazione degli addetti Ict si trova nella città di Oxford (69% del totale impiego hi-tech, impiego peraltro relativamente basso per le politiche dispersive del passato). Seguono Cherwell (con una densità del 45%), dove le imprese si agglomerano attorno al Colin Sanders Innovation Centre; Oxfordshire-sud (39%); Oxfordshire-ovest (22%) e Vale of White Horse (21%).

Finanziamenti per chi ha idee
Una nuova impresa hi-tech localizzata ad Oxford, in aggiunta al capitale da autofinanziamento dei soci, può sperare di raccogliere risorse finanziare da fonti esterne. Tra queste, possiamo citare ad esempio:
– i fondi creati dalle università (ad esempio, ad Oxford, lo University Challenge Fund), che si rendono disponibili a finanziare imprese ad uno stato del tutto iniziale, se non addirittura a finanziare gruppi di ricercatori ancor prima della costituzione dell’impresa;
– i fondi di seed capital (ad esempio, ad Oxford, lo University College Seed Fund, o i Venture Capital Trusts), che finanziano le imprese neo-costituite più promettenti con risorse non esorbitanti ma sufficienti a sostenere la fase di start up;
– i concorsi pubblici, quali ad esempio gli SMART Awards, che possono finanziare, con cifre fino a 750.000 sterline, le imprese a maggior potenziale, ma che soprattutto rappresentano un marchio di eccellenza che facilita il reperimento di capitali aggiuntivi;
– le reti di ‘business angels’ (ad Oxford ha sede la Oion, la più estesa rete di business angels d’Europa) che valutano e finanziano, dopo un accurato processo di selezione, le idee più promettenti;
– gli operatori di Venture Capital, che intervengono sulle imprese ad alto potenziale più mature (con già due o tre anni di vita) in possesso di potenziale knowledge scientifico, tecnologico e di mercato. Tipicamente, questi venture capitalists intervengono con investimenti dai 2-3 milioni di euro in poi e solitamente rappresentano il trampolino per la quotazione in Borsa.

Gabriele Antonelli, Francesco Nesci, Valentina Viganò

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