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Belle italiane: le imprese che fanno innovazione

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Belle italiane: le imprese che fanno innovazione

09 Ott 2007

di Elisabetta Bevilacqua

Esiste ancora in Italia un’industria Ict che fa innovazione o siamo diventati esclusivamente un mercato di conquista da parte dei vendor internazionali? ZeroUno ha condotto un’inchiesta intervistando aziende, di differenti dimensioni e che operano in vari ambiti, che fra luci e ombre sviluppano innovazione al loro interno e la portano sul mercato. A queste aziende abbiamo chiesto in quali ambiti fanno innovazione, con quali ricadute su prodotti e servizi offerti, quale organizzazione interna si sono date per favorire l’innovazione, quali reti di relazione/collaborazione hanno creato per svilupparla e come la veicolano verso il proprio mercato di riferimento. Ecco le "belle italiane" in passerella.

ZeroUno ha condotto un’inchiesta per scoprire se in Italia esista ancora un’industria Ict capace di fare innovazione o se il nostro paese sia ormai diventato esclusivamente un mercato di conquista da parte di vendor internazionali. Obiettivo della nostra inchiesta è scoprire gli ambiti di maggior innovazione nelle aziende italiane e le conseguenze che le scelte innovative portano su processi, prodotti, servizi e relazioni. La maggior parte degli intervistati vede come principale elemento di innovazione degli ultimi anni, di cui tener conto o a cui far riferimento per la propria attività, Internet e le sue evoluzioni in chiave web 2.0, ossia in logica collaborativa, facendo riferimento a strumenti tipo wiki, a esperienze di social networking e alle possibilità di aumentare l’interazione attraverso la Rete. “La diffusione di Internet all’interno delle aziende rende necessaria la focalizzazione sull’integrazione fra sistemi eterogenei, indispensabile per creare conoscenza e condividerla, e sulla gestione della conoscenza stessa, per poterne fruire”, ricorda Orazio Viele, direttore ricerca e innovazione di Engineering.
“La doppia natura dell’Ict sul versante della comunicazione e della tecnologia ha visto prevalere nel tempo il primo o il secondo aspetto – spiega Giulio De Amici, direttore comunicazione e immagine di Visiant. – Nell’attuale processo di consumerizzazione sembra prevalere la componente di comunicazione e condivisione verso il proprio mercato, grazie all’avvento di una bidirezionalità sempre più spinta che ci porterà a lavorare tutti nell’interesse del mercato”.
Le aziende Ict sperimentano innanzi tutto al proprio interno per definire modelli di lavoro e di collaborazione più avanzati ed efficienti. E soprattutto si danno strutture stabili per poter cogliere le tendenze della tecnologia (in collaborazione con partner internazionali o con il mondo della ricerca) e le esigenze del proprio mercato di riferimento, prima ancora che queste si manifestino, e tradurle quindi in innovazione.
Su questo versante la principale novità riguarda l’interesse, manifestato anche da parte dal mondo della domanda business, per soluzioni e tecnologie cresciute in ambito consumer, ma che possono rappresentare un’interessante evoluzione per le organizzazioni interne e le relazioni con il mercato.
Ma certo l’interesse non basta. La maggior parte dei nostri interlocutori evidenzia, lamentandosene o considerandolo come un dato con cui dover fare i conti, lo scarso livello di propensione all’innovazione da parte delle imprese clienti italiane. “Il mercato italiano è tendenzialmente conservatore: le imprese sono late adopter e anche le top spender tendono a fare i grandi progetti con i grandi vendor internazionali anziché con piccole realtà italiane innovative, che si vedono così costrette a fare body rental giocando dunque solo sul prezzo”, commenta Piercarlo Ravasio, amministratore delegato di Akhela. “Le piccole aziende creative, che pure ci sono, non riescono a trovare sbocco sul mercato: le grandi aziende non si assumono infatti il rischio dell’innovazione – incalza Filippo Rizzante, partner di Reply. – I Cio delle maggiori imprese dovrebbero invece cominciare a essere innovativi e correre qualche rischio”.
“Il mercato italiano è poco sfidante – aggiunge Viele. – L’innovazione si crea come rapporto a due: fra chi sfida e chi raccoglie la sfida fornendo una soluzione innovativa. In Italia, invece, le imprese di software sono costrette ad abbassare il proprio livello di innovazione anche per ragioni di convenienza”.
Se questo è il quadro critico per quanto riguarda il mercato, peggiore è la percezione del sistema di innovazione dell’Italia come paese. Lo scarso livello di investimento pubblico in ricerca è dato per scontato e vissuto con rassegnazione, mentre vengono evidenziati gli eccessi burocratici e i tempi lunghi di accesso ai finanziamenti. Dalle aziende interpellate viene, inoltre, sottolineata la mancanza di grandi attori (grandi centri di ricerca pubblici e privati che generano spin-off) e la scarsa visione di lungo termine. Che riguarda il sistema nel suo complesso, ma in particolare le imprese. “Se non è previsto un ritorno a breve, progetti che pure potrebbero essere molto interessanti, non vedono neppure la luce”, sottolinea Armando Mantovani, direttore marketing e commerciale di Byte.
Paolo Cellini, direttore divisione Internet di Seat, evidenzia infine lo scarso orgoglio nazionale per l’innovazione: “Se fossimo in un altro paese europeo saremmo considerati un campione nazionale. In Italia non riusciamo neppure a raccontare quanto di innovativo stiamo realizzando”.
Il rischio è che la situazione peggiori ulteriormente a causa della delocalizzazione, minacciata da molte imprese Ict innovative, di attività ad alto valore come ricerca e sviluppo in paesi dove il personale costi meno e vi siano condizioni più favorevoli in termini di incentivi per chi innova.
Eppure, nonostante le difficoltà e le criticità, una piccola schiera di innovatori, nonostante dimensioni ridotte rispetto ai competitor internazionali, continua a resistere e a sviluppare innovazione competitiva.

AKHELA
Da una ricerca di livello internazionale deriva anche il successo industriale

BYTE
Innovazione su due fronti: gestione delle Hr e fruibilità da parte del cliente

ENGINEERING
Progetti di ricerca europei e contatto stretto con il mercato

EPISTEMATICA
Ricerca sulla conoscenza

ESASOFTWARE
Innovazione delle soluzioni in ottica Soa e consolidamento degli asset

GRUPPO FORMULA
Ricerca applicata e progetti internazionali

ITALTEL
Servizi in rete per l’evoluzione verso nuovi business

MICROAREA
Innovazione = Ingegneria del software per favorire le soluzioni distribuite in rete

ORANGEE
Università, open source e internazionalizzazione

PASSEPARTOUT
Tecnologie di comunicazione innovative per la relazione con clienti e partner

REPLY
L’innovazione è sinonimo di multimedialità, mobility e logistica avanzata

SEAT PAGINE GIALLE
Una rete di ricerca internazionale

SINFO PRAGMA
Innovazione è far evolvere il core business dell’azienda


SMARTCOM
Innovazione è tecnologia che sfrutta l’open source

TERASYSTEM
Scouting di tecnologie da trasformare e adattare alle esigenze del mercato italiano

TXT E-SOLUTIONS
Una struttura di R&d dedicata all’innovazione dei prodotti

VISIANT
Nuovi strumenti di collaborazione da sperimentare all’interno per veicolare l’innovazione alle imprese

ZUCCHETTI
Capacità di ascolto dei clienti e delle idee che nascono all’interno

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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