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Assinform 1° semestre 2009: difficoltà generalizzate. Le richieste al Governo

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Assinform 1° semestre 2009: difficoltà generalizzate. Le richieste al Governo

03 Nov 2009

di Paolo Lombardi

Primo semestre 2009: la crisi che ha investito l’economia si è rovesciata sull’Information technology italiana in modo molto più pesante rispetto al previsto. In sei mesi la domanda di tecnologie informatiche è diminuita del 9%, un risultato che rappresenta la peggiore performance semestrale dal 1991 a oggi. Sono i primi sei mesi. Alcuni segnali attuali di timida ripresa inducono a qualche speranza di miglioramento per il secondo semestre. Ma il governo non può stare a guardare!

MILANO – “In 30 anni di vita nell’It non ho mai visto tanti numeri preceduti da un segno meno” dice Paolo Angelucci guardando i grafici e le tabelle sui dati del 1° semestre dell’anno. Il neo presidente di Assinform (www.assinform.it) sintetizza così la drammatica situazione dell’Ict, che in sostanza si può anche  rappresentare con queste  parole: It in recessione e 20mila posti di lavoro a rischio.
     Una situazione davvero critica, che risente di un’economia in uno stato di difficoltà che nessun ottimismo interessato e di maniera può far dimenticare né sottovalutare (un dato tra i tanti: gli investimenti fissi lordi sono calati del 22% circa rispetto a un trimestre precedente già in calo del 15% su quello ancora precedente…) e che naturalmente è resa ancor più acuta dalle carenze storiche e strutturali della nostra Ict. 
     “Un semestre così non si vedeva dal ’91 – rincara la dose Giancarlo Capitani di NetConsulting (www.netconsulting.it), tradizionale curatore delle indagini Assinform – con un calo del 9% dell’It e uno del 2,5% delle Tlc rispetto al primo semestre di un anno fa, quando, ricordiamo, l’It cresceva ancora dell’1,3%.”
     La difficile situazione del settore riguarda tutti i comparti: dall’hardware, al software, ai servizi. Con una nota particolare per il crollo dell’hardware (-15,7%) e il forte rallentamento dei servizi (-7,3%, a cui volendo si potrebbe anche aggiungere un -6% dei servizi di assistenza tecnica).

Difficoltà generalizzate
     Secondo l’analisi di Capitani, sul crollo dell’hardware hanno inciso, per quanto riguarda il mercato business, il blocco delle periodiche sostituzioni del parco installato (rinviate di volta in volta con motivazioni differenti: l’ultima è stata quella dell’attesa di Windows 7) e il raffreddamento della domanda del mercato consumer. In controtendenza, come è noto, c’è solo la domanda di netbook che è esplosa grazie al conveniente rapporto prezzo-prestazioni; i costi molto contenuti di questi dispositivi ne riducono tuttavia l’impatto sui dati complessivi del comparto hardware.
     Per quanto riguarda i servizi, Capitani ricorda come in questa situazione non solo le aziende riducono i budget (vedi riquadro) ma l’orientamento della spesa vada sempre più verso la manutenzione dell’installato piuttosto che nel lancio di nuovi progetti; inoltre se i piccoli budget per l’It vengono congelati, i grandi utenti imparano più che altro a trarre profitto dalla congiuntura, ovvero dal gran potere negoziale di cui oggi dispongono nei confronti dei fornitori, per ottenere a prezzi ampiamente scontati, maggiori servizi e soluzioni. 
     Significativo il fatto che nel segmento dell’outsourcing, il buon andamento del numero di contratti (sicuramente in crescita rispetto all’anno precedente) a causa delle rinegoziazioni al ribasso imposte dai clienti, non si traduce in una corrispondente crescita in valore, ma al contrario in  una caduta del 4,9%! 
    
L’annoso problema delle tariffe
     Questo naturalmente porta a un aggravamento dell’annoso problema delle tariffe professionali, sottoposte a costanti pressioni e in particolare nei contratti riguardanti la Pa. La quale Pa è anche protagonista negativo (ma non è certo una novità) nel ritardo dei pagamenti di prestazioni già effettuate.
     Insomma per gli imprenditori del comparto dei servizi e in generale del settore sono davvero tempi grami, e non è certo la prima volta; Assinform non pensa evidentemente solo a denunciare la situazione ma cerca, per l’ennesima volta, di fronteggiarla con una serie di rivendicazioni e di richieste fatte alle banche e alle istituzioni. Viste le innumerevoli richieste avanzate negli anni di fronte a una situazione che non sembra cambiare, vale forse la pena, per tutte le associazioni rappresentative del settore, di porsi qualche interrogativo: quella seguita fin qui è la strada giusta? Ci sono altre strade più efficaci da percorrere sia per la denuncia, sia per le rivendicazioni, e che consentano di ottenere qualche risultato?
    
Le richieste di Assinform 
     Ma torniamo alle richieste che Assinform intende formulare al governo.
     “Assinform – ha detto il presdiente Paolo Angelucci – propone sei linee di intervento. Anzitutto riteniamo essenziale il ruolo delle banche cui chiediamo di rafforzare il credito all’innovazione sostenendo da una parte le aziende It che si impegnano a mantenere la propria occupazione, dall’altra le aziende industriali e dei servizi che intendono investire in It e che rappresentano un motore di sviluppo per la ripresa”.
     Per quanto riguarda le altre proposte, rivolte alle istituzioni, le prime due, a costo zero per le finanze pubbliche, puntano a imprimere una forte accelerazione alla spesa pubblica già stanziata dalle amministrazioni e a un miglior utilizzo delle risorse già disponibili per la formazione, rivedendo e semplificando le regole con particolare riguardo alla formazione degli inoccupati.
     Delle altre due proposte, a bassa intensità di spesa, la prima riguarda la messa in campo di incentivi per le imprese per rottamare il proprio vecchio software. “C’è troppo software vecchio in giro – dice Angelucci – e questo, tra l’altro concentra molta parte di spesa It verso la manutenzione”. Senza contare che il nuovo software potrebbe promuovere l’ammodernamento dei processi aziendali, soprattutto nelle piccole imprese oggi in situazioni di scarsa competitività.
     L’ultima proposta di Assinform riguarda il richiamo al Governo perché mantenga l’impegno a finanziare il progetto It di Industria 2015. 

It, il 4° settore industriale del Paese
     Tutte le iniziative che Assinform intende condurre per conquistare migliori condizioni di vita e di competitività per il settore hanno al fondo un’idea forte, una proposizione che vuole convincere il governo (ma anche associazioni imprenditoriali e banche) che l’It è il 4° settore industriale del nostro Paese e presenta numeri di tutto rispetto: 103mila imprese che producono il 2,8% del valore aggiunto totale della nostra economia e assorbono 545mila addetti (il 2,5% del totale della forza lavoro nazionale), con una qualità del capitale umano (il 30% degli addetti sono laureati) superiore a quella che si trova in qualsiasi altro comparto della nostra economia. Cosa si aspetta… “a darsi una mossa”?

Leggi anche l’articolo: Ict Italia, primo semestre 2009: criticità diffusa

Paolo Lombardi

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