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Hicare: il made in Italy nella business intelligence

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Hicare: il made in Italy nella business intelligence

25 Giu 2008

di Giampiero Carli Ballola

Con Hiqube arriva una soluzione di bi e cpm la cui esclusiva tecnologia, sviluppata da una società tutta italiana oggi parte di un gruppo internazionale, permette di conciliare flessibilità di analisi  potenza di calcolo e visualizzazione dei risultati con un’inedita semplicità e facilitàd’implementazione e d’uso

TORINO – Nel 1996 quattro giovani professionisti decidono di mettere a frutto comune le rispettive conoscenze ed esperienze, sviluppatesi in aree che vanno dall’economia e finanza alla tecnologia dei database e allo sviluppo applicativo, per creare strumenti di business intelligence flessibili e veloci, adatti a supportare le decisioni aziendali. Nasce così a Torino Hicare (www.hicare.com) e tre anni dopo il primo prodotto è sul mercato. In un tempo relativamente breve Lilith Enterprise e Lilith Web Server si affermano presso imprese italiane e internazionali di ogni settore: manufacturing (Fiat, Piaggio, Acerbis, Elios Ceramica, Italgraniti, Webasto…), finance (Carige, Monte Paschi di Siena, Reale Mutua, Popolare Sondrio, Sanpaolo Invest…), fashion (Adidas, Levi Strauss, Mandarina Duck…), logistica (Dock Services, Tnt Global express…) e altri ancora. Il punto di forza della tecnologia alla base di queste soluzioni è un’originale architettura di data-engine che permette di combinare ed integrare modelli gerarchici, relazionali e multidimensionali consentendo una eccezionale flessibilità nel modificare ‘on-the-fly’, cioè nel corso stesso delle operazioni, i modelli di analisi, simulazione e proiezione applicati ai dati. A ciò si aggiungono la capacità di accedere a grandi basi dati e di creare in modo facile e intuitivo report e ‘cruscotti’ ricchi di funzioni grafiche interattive (esempio: cliccando sulla barra di un grafico per anno si estrae automaticamente il grafico per mese).
Lo scorso anno Hicare è entrata a far parte di Altair Engineering, gruppo internazionale di matrice americana che sviluppa software nelle aree dell’analisi dati, della visualizzazione, del design e del calcolo avanzato (grid computing). Con questa operazione la società italiana ha acquisito una nuova  dimensione sia sul piano del business, cui si apre il mercato internazionale, sia sul piano dell’offerta, che viene a beneficiare delle sinergie di un gruppo dal marcato profilo di eccellenza tecnologica. Risultato della fusione è stato lo sviluppo di HiQube, un’innovativa soluzione di business intelligence che si basa sull’architettura di cui si è detto, potenziata (con un’attività di sviluppo congiunto tra Italia e Usa), nell’area della reportistica e presentazione dati, con inedite soluzioni di visualizzazione d’immagini 3D e fotografiche di alta qualità, utilizzabili  anche in stampati istituzionali, nonché nell’area definita ‘broadcasting’, cioè di reporting e di pubblicazione delle analisi via Web.
In sintesi, gli elementi che caratterizzano HiQube e rappresentano i vantaggi per l’utente sono una grande flessibilità operativa, che consente di effettuare sia operazioni di BI ‘tradizionale’ su dati estratti da Erp e database transazionali, sia analisi finalizzate al controllo di gestione e al Corporate performance management, accoppiata ad una grande capacità di calcolo, che vuol dire analisi, simulazioni e proiezioni più veloci e/o più accurate, in quanto eseguibili su un maggior numero di dati. A questi vantaggi, già difficili da conciliare tra loro, HiQube ne aggiunge un terzo: quello di essere basato su un codice molto compatto, nativamente multiplatform (Windows, Linux e perfino Macintosh) che richiede poche risorse hardware e presenta Api aperte che facilitano l’integrazione con applicazioni di terze parti. Commercialmente, Hicare si appoggia in Italia a sette partner: Apus e Gruppo Pro di Bologna,  Aeonvis e Progman Group di Milano, Bsg Consulting di Genova, RGI di Ivrea e Watermark Italy di Reggio Emilia, in grado d’implementare i prodotti offrendo consulenza applicativa e tecnologica. Il licensing è ‘pay-per-use’, cioè calcolato sul numero di utenti serviti in contemporanea, un ulteriore elemento di flessibilità per l’azienda utente. (G.C.B.)
censing è ‘pay-per-use’, cioè calcolato sul numero di utenti serviti in contemporanea, un ulteriore elemento di flessibilità per l’azienda utente. (G.C.B.)

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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