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Strumenti di Intelligence, un settore che cambia

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Strumenti di Intelligence, un settore che cambia

02 Nov 2004

di Carlo Cremona

L’area delle "business analytics", come Idc ha ridefinito l’insieme dei tool e delle soluzioni per l’analisi dei dati, delle attività di business e delle performance dell’impresa, è in evoluzione. Se il trend verso l’inglobamento delle funzioni di intelligence nei pacchetti Erp, Crm ed Scm, come pure nei dbms relazionali, fa calare Il tasso di crescita dell’offerta specifica, l’uso di queste soluzioni presso gli utenti è in aumento. Cresce la BI anche in italia, ma un po’ meno della media europea

Un problema che gli analisti dell’It si trovano a dover continuamente affrontare nello svolgimento della loro attività, è quello di definire con precisione limiti e caratteristiche dei settori di mercato di cui devono seguire l’evoluzione. Se queste attribuzioni non vengono effettuate correttamente si possono infatti verificare, come è facile intuire, spiacevoli inconvenienti: doppie attribuzioni e contabilizzazioni, sovrapposizioni delle aree considerate, previsioni inesatte, confronti privi di valore.
Il rischio è ancora maggiore quando i settori in questione, magari complessi e variegati, e quindi per loro natura già difficili da interpretare, stanno attraversando una fase di rapida evoluzione, com’è il caso della Business Intelligence, una denominazione ‘ombrello’ che viene genericamente utilizzata per designare una vasta classe di strumenti e di applicazioni: dal Data warehousing al Business activity monitoring (Bam) e dal Query & reporting all’Etl, passando per il Data mining, le Analytic application, il Business performance management (Bpm), le Balanced scorecard, i Dashboard, le ‘ad-hoc’ analysis, il Crm analitico ed altro ancora.
Per raggiungere una comprensione la più precisa possibile in termini sia qualitativi che quantitativi del mercato della Business Intelligence, gli analisti di Idc (in Italia, tel. 02 20226269; www.idc.com/italy/) hanno dunque sviluppato una tassonomia del settore che costituisce un punto di partenza per ogni successiva considerazione. Secondo questa classificazione (schematizzata in figura 1), la Business intelligence è vista come parte di un mercato più ampio, identificato con il nome generale di di ‘Business Analytics’, costituito di strumenti e di applicazioni raggruppate in quattro diversi segmenti: Analytic applications, Data warehousing tools, Production Bi, e Technical data analysis (Tda). La componente tool dei Business analytics comprende poi le funzioni di Data warehouse generation (ad esempio gli Etl e il ‘data quality’), di Data warehouse management, di Production Bi, di Technical data analysis e di Spatial information management (Sim, per la gestione delle informazioni di tipo geografico), mentre della componente applicazioni fanno parte il Crm analitico, il Financial/Business performance management, e le Operation.

figura 1- Il mercato mondiale 2003 delle ‘business analytics'(in parentesi i valori in milioni di dollari)



Le tendenze in atto in europa e in italia
Secondo Idc, il valore del mercato mondiale delle ‘Business Analytics’ così come è stato sopra definito, dopo aver sfiorato nel corso del 2003 i 3,5 miliardi di dollari, nel periodo 2003-2008 si svilupperà con un tasso di crescita medio composto annuo (Cagr) compreso tra il 6,5 e il 7,5%. Se si considerano invece i Paesi dell’Europa occidentale, il mercato complessivo (licenze software e contratti di manutenzione) dei tool per la Bi, costituito, sempre secondo Idc, non solo dalla componente ‘Production Bi’, ma anche da quella parte del ‘Data warehouse management’ comprendente gli strumenti di accesso ai dati utilizzati per applicazioni di Bi, che nel 2002 valeva 1,182 miliardi di dollari, nel 2003 è cresciuto del 6,0%, raggiungendo così 1,253 miliardi di dollari (vedi figura 2).
Di questo mercato la componente di gran lunga più importante (pari al 78%) è costituita dai tool di Query, reporting e analysis, mentre il software per il Data mining (con il 13%), e le soluzioni pacchettizzate di Data mart e di Data warehouse (con l’8,6%), si collocano a un livello sensibilmente inferiore.
Se confrontiamo i valori dei fatturati italiani con gli analoghi europei (vedi ancora figura 2) constatiamo come gli andamenti siano sostanzialmente simili, anche se, come fa notare Guido Pagnini, Research Director It di Idc Italia, con incrementi alquanto diversi. “In effetti riteniamo – osserva Pagnini – che nei prossimi anni il mercato italiano della Bi crescerà un po’ meno della media europea”.
Il fatto invece che i trend di sviluppo di questo mercato, nel suo complesso, siano non solo inferiori a quelli del passato, ma anche decrescenti nel tempo, non dipende tanto da una riduzione della domanda di soluzioni di Bi da parte delle aziende, quanto, osserva Pagnini: “Da un fenomeno che si sta sempre più diffondendo, quello cioè per cui un numero sempre maggiore di funzionalità ad essa riconducibili vengono direttamente integrate nei data base o negli Erp dei tradizionali fornitori di questi prodotti.”
Il valore del mercato italiano delle soluzioni di Bi considerato nella sua totalità (sommando cioè al software anche la componente servizi), che alla fine del 2003 aveva raggiunto, secondo Idc, i 465 milioni di dollari, dovrebbe invece muoversi nei cinque anni successivi con un Cagr pari al 5,0% toccando i 594 milioni di dollari alla fine del 2008.
“Questi dati – osserva Pagnini – presentano due elementi di interesse. Il primo è che la crescita del mercato della Bi, negli anni che vanno del 2003 al 2008, appare ormai allineata a quella dell’intero mercato dell’It. L’altro è che il valore della componente considerata di solito come la più visibile, quella software, rappresenta in realtà solo una frazione del valore dei servizi necessari per rendere questi stessi software effettivamente operativi. In definitiva, pur essendo il software un elemento indispensabile per lo sviluppo delle soluzioni di Bi, assai più importanti appaiono di fatto i servizi ad esso correlati, per i quali prevediamo, nello stesso periodo, una crescita superiore, pari cioè a un 5,3% contro il 4,0% del software.”

figura 2- Mercato italiano ed europeo del tool di B.I.(licenze e manutenzione sw- valori in milioni di $)



L’evoluzione della B.i. e i suoi driver
Secondo Idc, nei prossimi anni l’offerta di software per la Business Intelligence, dal punto di vista delle piattaforme sia hardware che software, sarà sempre meno legata a specifiche tecnologie, dalle quali tenderà anzi a rendersi sempre più indipendente.
“I vendor di Bi – afferma Pagnini – stanno continuamente migliorando la loro capacità di offrire tool e applicazioni sempre più evolute, non solo in termini di performance e di scalabilità ma soprattutto, ed è questo è l’aspetto più rilevante, caratterizzate da un’elevata interoperabilità, e quindi di portabilità sulle diverse piattaforme.
È evidente inoltre la tendenza a inserire in soluzioni applicative, che non sono specifiche della Business intelligence, strumenti e funzionalità che le sono invece proprie. I maggiori fornitori di data base relazionali, come Ibm, Microsoft, Oracle, e Teradata, che dominano il segmento del Data warehouse management, da tempo stanno incorporando nei loro data base funzioni sia di Bi che di Data warehouse generation, proponendo così ambienti in grado di supportare senza difficoltà applicazioni analitiche.”
Aumenterà anche l’integrazione della Bi con gli applicativi business presenti nelle aziende, come gli Erp, i Crm e gli Scm. Una tendenza giustificata da vendor di entrambi i settori con la necessità di sfruttare nel modo migliore gli investimenti pregressi. Così, anche i fornitori tradizionali di Bi, come Business Objects, Cognos, Hyperion e Sas, si sono messi a sviluppare pacchetti applicativi partendo dagli strumenti di base della Bi, il che si traduce in un’ulteriore ‘cannibalizzazione’ dello specifico mercato.
Sviluppi, questi – fa rilevare Pagnini – che potrebbero addirittura avere un effetto inibitore sul mercato della Bi nel suo insieme. Così come la tendenza da parte delle aziende a rimandare certi investimenti, oppure di preferire progetti di limitate dimensioni, modulari e caratterizzati da ritorni certi. Lo stesso consolidamento in atto del settore potrebbe avere l’effetto di rallentarne la crescita.”

Il business Performance Management
Nella classificazione di Idc, la promettente area del Financial & Business performance management (Fin/Bpm) fa parte del segmento ‘Analytic applications,’ di cui alla fine del 2003, con 289 milioni di dollari su 782, costituiva il 37% circa in termini di valore del settore. Idc distingue quattro diverse sotto-categorie di applicazioni volte a misurare e a ottimizzare le performance delle imprese.
Vi è il Bpm in senso stretto (che nel 2003 costituiva il 28,5% del totale di questo particolare mercato) il quale, con le sue funzioni di ‘dashboarding’ e di ‘scorecarding’, è rivolto al monitoraggio dei Kpi (Key performance indicator) legati agli obiettivi strategici delle aziende; il Planning & budgeting (che col 39% sopravanza ancora il Bpm in senso stretto) il quale riguarda le attività di pianificazione di tipo sia strategico sia operativo; il ‘Consolidation’ (24,5%), orientato al supporto dei processi di reporting e di consolidamento finanziario; e, infine, alcuni tool (tra i quali l’Activity-Based Costing) utilizzati per effettuare ulteriori e più sofisticate analisi finanziarie, che coprono il restante 8,1%. “Il Bpm – fa notare Pagnini – tocca più settori aziendali, con un impatto diretto su tutti quelli che potrebbero essere definiti i più critici per il business. Di fatto, a parte la componente tool, delle altre tre, che hanno pressappoco le stesse dimensioni, sono il Bpm in senso stretto e il Consolidation quelle che secondo le nostre previsioni mostreranno i maggiori tassi di crescita”.
Per Idc vi è infatti oggi una certa spinta da parte delle aziende ad adottare soluzioni di Performance management che, essendo basate su tecniche e metriche che facilitano una migliore comprensione del business, permettano loro di attivare meccanismi di controllo più efficaci in relazione al raggiungimento degli obiettivi strategici aziendali. Inoltre, conclude Pagnini: “In futuro riteniamo che a questi driver primari se ne aggiungeranno anche altri, legati all’evoluzione delle normative in materia di Corporate governance, che stanno accrescendo la pressione sulle aziende per quanto riguarda il controllo dei processi interni e delle strategie di gestione del rischio a tutti i possibili livelli: economico, finanziario e commerciale.”


Guido Paganini
RESEARCH DIRECTOR IT DI IDC ITALIA

Carlo Cremona

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