Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Intelligence come servizio

pittogramma Zerouno

Caso Utente

Intelligence come servizio

06 Feb 2013

di Giampiero Carli Ballola, Giampiero Carli Ballola

Il percorso e gli strumenti di una società che avendo iniziato a usare la BI per misurare l’efficacia dei propri servizi di marketing ne scopre il valore aggiunto per i suoi clienti e ne fa, grazie a una nuova piattaforma tecnologica, un differenziale di competitività nonché una linea di business

Nata una dozzina d’anni fa a Milano, dove ha sede, Praesidium è una società di servizi che si può collocare in senso lato nell’area della consulenza o, come si legge nella loro autopresentazione, del ‘problem solving’. In sostanza, si impegna a offrire alle imprese sue clienti soluzioni di livello sia strategico sia operativo che, alla competenza ed esperienza consulenziale uniscono gli strumenti umani e tecnologici per realizzare progetti e, cosa non trascurabile, per verificarne tramite la misurabilità dei risultati, l’efficacia. I suoi progetti indirizzano: le aree del marketing, con soluzioni per migliorare l’immagine di brand e ottimizzare la distribuzione; le vendite, dove alle soluzioni per migliorare i processi di acquisto si unisce la fornitura e la gestione di squadre di venditori esterni; il marketing asset management, vale a dire il controllo e la distribuzione degli asset relativi ai diversi brand, dai materiali promozionali agli strumenti di vendita e creativi; e, infine, la business intelligence. Questa viene supportata identificando, assieme ai clienti, le necessità relative alla fruizione delle informazioni e delle conoscenze acquisibili e sviluppando di conseguenza sistemi di analisi e reportistica mirati.

Andrea Squizzato, Cio di Praesidium

Come ci racconta Andrea Squizzato, Cio della società, “Agli inizi il sistema di BI è nato perché avevamo il bisogno di poter misurare l’efficacia delle nostre campagne di marketing sia come ritorno dell’investimento fatto dalle aziende nostre clienti sia come risultati in termini di quote di mercato”. Si è iniziata quindi la raccolta dei dati di sell-out, rilevati cioè sui punti-vendita dei distributori e retailer (che conoscendo il valore di queste informazioni se le fanno ben pagare), e poiché i dati giungevano a Praesidium nei formati e dalle fonti più disparate si sono adottati tool di Etl per poterli bonificare, normalizzare e caricare (con il controllo di personale dedicato) nel Data warehouse della società.

“Agli inizi – prosegue Squizzato – raccoglievamo solo i dati relativi ai prodotti, all’area e al periodo delle nostre promozioni; col tempo però i clienti ci hanno chiesto di estendere la raccolta a tutto l’anno, a ogni punto vendita e a tutti i prodotti. Ci siamo quindi trovati in breve con un’ingente mole di dati: per esempio, un solo cliente ha 50 milioni di record”. Con questo capitale informativo a disposizione è cambiato il senso stesso della funzione di BI, che da strumento di controllo della propria attività è diventata servizio per il cliente. “Ciò che ci distingue dalle società di marketing – spiega il Cio di Praesidium – è proprio il fatto che diamo un valore molto più spinto alle informazioni e l’azione promozionale diventa anche il mezzo per attivare un monitoraggio continuato del mercato”.

Per sfruttare tale valore la società si è quindi organizzata con team dedicati a ogni singolo cliente che funzionano come tante piccole business unit, ciascuna con un client manager, un analista, uno staff di raccolta ed elaborazione dati e un proprio ambiente di BI. Ma con il crescere qualitativo e quantitativo dell’impegno nella fornitura di intelligence ai clienti, a un certo punto Praesidium ha deciso che doveva dotarsi di una tecnologia adeguata. “Poco più di un anno fa abbiamo scelto di unificare tutti gli ambienti di BI dedicati su una piattaforma unica. In primo luogo per garantire la sicurezza dell’accesso ai dati che può dare un controllo su un sistema protetto e centralizzato [requisito ovviamente essenziale per chi lavora con clienti che possono anche essere tra loro concorrenti – ndr], ma anche per facilitare la manutenzione e gli aggiornamenti del software, nonché la formazione degli operatori”. Si trattava quindi di decidere quale sarebbe stata questa piattaforma e, dopo una ricerca su un gruppo di prodotti potenzialmente adatti, la scelta si è orientata sulla soluzione di Information Builders. “Abbiamo visto che era un prodotto vasto e completo e aveva tutto ciò che ci serviva. Mi è piaciuto poi il fatto che fosse molto orientato alla self-BI, visto che i nostri utenti interni sono principalmente persone che sanno dare senso al dato e, pur non essendo sviluppatori, hanno una buona pratica dei tool di sviluppo. In più si è scoperto che parte degli skill maturati sui precedenti strumenti erano riversabili sulla nuova soluzione”.

Alla fine del 2011 si è quindi avviato un progetto-pilota su uno dei clienti maggiori, prima ricreando su Information Builder le soluzioni esistenti e poi, con la scoperta delle capacità del prodotto, andando oltre sino a realizzare per i nuovi clienti dashboard interattive che, per dirla con Squizzato: “hanno quella marcia in più che finora ci mancava”. A parte il solito nodo del superamento delle resistenze culturali a ogni cambiamento, problemi seri, anche grazie alla fattiva collaborazione del fornitore, non ve ne sono stati. Oggi l’It di Praesidium sta progressivamente migrando i team dedicati alla nuova soluzione (un passaggio che sarà completato entro il 2013) ma alcuni vantaggi sono già evidenti: “Prima di tutto, è diminuito il carico sull’It, tanto che quando una risorsa, che tra l’altro si occupava di assistere gli utenti interni, ci ha lasciato, non si è reso necessario sostituirla. Poi è stata molto apprezzata dai clienti la tecnologia dei Pdf attivi (vedi riquadro) che consente di inviare i dati tramite un Pdf che incorpora una sorta di mini-database e che quindi permette analisi interattive e mini-Olap proteggendo però i dati da ogni alterazione”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

Articolo 1 di 7