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Open data, i 3 trend individuati nel report Capgemini Invent

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Open data, i 3 trend individuati nel report Capgemini Invent

Quest’anno si è registrato un incremento del tasso di maturità dei sistemi di Open Data sviluppati dai paesi europei, tanto che il punteggio medio raggiunto dai ventisette Stati membri è pari al 76%, con un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2019

31 Dic 2020

di Redazione

Giunto alla sua sesta edizione, lo studio, dal titolo Open Data Maturity Report 2020, analizza il tasso di maturità dell’Europa in ambito Open Data e registra i progressi compiuti dai paesi europei nel promuovere la pubblicazione e il riutilizzo degli Open Data e le diverse priorità stabilite dai singoli stati per facilitarne l’uso.

Tale studio, elaborato su richiesta della Commissione Europea nell’ambito dello European Data Portal e coordinato da Capgemini Invent, nell’edizione 2020 ha individuato i seguenti 3 trend.

In primo luogo, la pandemia di Covid-19 ha evidenziato la reale necessità di dati. L’Europa è ben posizionata per raggiungere gli obiettivi fissati in materia di Open Data e per rendere gli stessi disponibili ai cittadini. Quest’anno si è infatti registrato un incremento del tasso di maturità dei sistemi di Open Data sviluppati dai paesi europei, tanto che il punteggio medio raggiunto dai ventisette Stati membri è pari al 76%, con un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2019. L’incremento è stato registrato in tutte le aree prese in esame rispetto a quanto rilevato lo scorso anno e si evince in maniera chiara una maggiore concentrazione dei paesi nella fascia più alta dei punteggi.

La pandemia ha fatto anche registrare una maggiore enfasi sull’importanza di raccogliere e rendere disponibili al pubblico i dati in modo sistematico: la necessità di rispondere all’emergenza ha infatti portato molti paesi a iniziare a pubblicare i dati e a sviluppare iniziative e dashboard per renderli più comprensibili e intuitivi.

Si è poi notato uno spostamento dalla quantità alla qualità dei dati per garantire l’interoperabilità. Con l’incremento del tasso di maturità delle offerte di Open Data da parte dei diversi paesi, l’attenzione si è spostata dalla quantità di dati messi a disposizione alla loro qualità, non considerata come fattore a sé stante ma piuttosto come un elemento di base per l’interoperabilità, ovvero la capacità di collaborare in ambito locale e oltre confine, rendendo più facile lo scambio di dati tra i vari sistemi informatici. Questo focus maggiore consente ai re-user di valorizzare i dati per creare nuovi prodotti e servizi.

Infine, generare un impatto positivo sulla società e sull’economia attraverso la pubblicazione di Open Data è sempre stato l’obiettivo finale dell’ampio sforzo pluriennale messo in campo in tutta Europa. Misurare questo impatto è un compito complesso e non esiste ancora una visione comune su come farlo al meglio: molti paesi europei stanno comunque svolgendo con successo una serie di attività per capire e identificare in che misura gli Open Data vengono riutilizzati e come viene creato valore, impegnandosi con le comunità di re-user.

La Commissione Europea ha in programma di utilizzare questi studi come punto di partenza per sviluppare un framework condiviso nei prossimi anni.

“L’evidente picco del tasso di maturità degli Open Data – ha affermato Domenico Leone, Public Sector Director di Capgemini in Italia – mette in evidenza gli sforzi dei paesi europei verso un approccio più centrato sul cittadino nello sviluppo delle pratiche relative a quest’ambito. Impegnandosi con le comunità di re-user di Open Data, l’Europa svilupperà una migliore comprensione del forte impatto che questi sistemi possono raggiungere. Dopo molti anni dedicati allo sviluppo degli Open Data in Europa, è con grande soddisfazione che osserviamo come gli Stati membri abbiano raggiunto determinati livelli, anche con risposte tempestive all’emergenza CovidID-19. C’è ancora molta strada da fare, ma il successo ottenuto dai paesi più efficienti sta spronando tutti a fare di più e meglio”.

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Redazione

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