Edge computing: la differenza si fa “fuori”

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Edge computing: la differenza si fa “fuori”

Spostare le capacità computazionali ai “bordi” delle infrastrutture consente di ottenere notevoli vantaggi in termini di tempi di elaborazione ed efficacia dei servizi. Ecco perché.

24 Ott 2022

di Marco Schiaffino

Edge è una delle parole chiave che sta guidando l’evoluzione delle infrastrutture IT. Come sempre, però, il termine a oggi è tutt’altro che “nitido” sia a livello di definizione, sia a livello di applicazioni e vantaggi.

“Per tecnologie edge possiamo intendere tutto ciò che è fuori dal cloud e dal data center” spiega Charles Ferland, Vice President e General Manager del dipartimento ThinkEdge di Lenovo nel corso del suo intervento al Lenovo TechWorld ’22 dedicato alla tencologia. “Una soluzione che consente di ottenere vantaggi strategici in una serie di situazioni e casi d’uso sempre più rilevanti per il business”.

I fattori determinanti, nel ragionamento di Ferland, sono due: volumi di informazioni e velocità di elaborazione. Il primo è un fenomeno che per gli addetti ai lavori rappresenta un aspetto già interiorizzato. La proliferazione di sensori e dispositivi “intelligenti” ha infatti consentito di aumentare esponenzialmente la quantità di dati che possono essere estratti da qualsiasi attività, raggiungendo una massa critica che è sempre più difficile da gestire.

Il fattore velocità, invece, è sempre più determinante in uno scenario in cui l’automazione e l’uso di insight per determinare le azioni da compiere stanno assumendo un ruolo di primo piano in qualsiasi tipo di attività.

Un radicale cambio di prospettiva

L’introduzione della logica edge, nella pratica, soppianta la logica sedimentata di considerare le infrastrutture come una “periferia” in cui si raccolgono i dati collegata a un “centro” in cui li si analizza. Il modello, efficace fino a quando viene applicato a modelli tradizionali, perde infatti di appeal nel momento in cui viene utilizzato per attività in cui la reattività è un fattore determinante.

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Il caso d’uso rappresentato da Sonny’s The CarWash Factory, catena di lavaggi auto presente nelle Americhe e in Europa, ne cristallizza l’essenza. “Le funzionalità affidate ai sistemi informativi nei nostri centri di lavaggio auto richiedono tempi di risposta ridotti al minimo” spiega nell’intervista Regi Flanagan, Chief Technology Officer dell’azienda. “I tempi legati all’uso di servizi cloud sono incompatibili con le nostre esigenze”. In altre parole, i tempi necessari per la trasmissione verso il cloud delle informazioni, la loro elaborazione e il ricevimento da parte dei dispositivi in loco, finirebbe per provocare una latenza intollerabile. Nel caso specifico, si correrebbe il rischio di provocare un “tamponamento” tra le auto sottoposte al lavaggio.

Evitare i colli di bottiglia

L’ulteriore vantaggio di un’elaborazione a livello edge è rappresentata dall’ottimizzazione dei tempi. L’uso di una forma di computing distribuito, infatti, consente di “scremare” i dati alla fonte, senza dover eseguire un processo di selezione a livello centralizzato che occupa inutilmente le risorse disponibili.

Esemplificativo in questo senso, il progetto portato avanti in California da Island Conservation, focalizzato sul monitoraggio delle specie protette sul territorio attraverso la raccolta di fotografie degli esemplari che lo abitano.

Nel caso in specie, il materiale rilevante (le fotografie in sono effettivamente ritratti gli animali – ndr) viene selezionato prima che questo sia inviato al centro di elaborazione centrale. Secondo David Will, Head of Innovation di Island Conservation, questo ha permesso di ridurre i tempi necessari per smaltire lo stesso quantitativo di dati da una media di tre mesi a poche settimane.

Le caratteristiche fisiche dei dispositivi edge

Tutti gli esempi riportati prevedono una dislocazione esterna dei dispositivi edge. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che secondo Charles Ferland di Lenovo condiziona le tecnologie utilizzate.

“I dispositivi Lenovo dedicati all’edge hanno caratteristiche molto precise a livello fisico” spiega. “Devono per esempio essere resistenti e in grado di funzionare anche senza una manutenzione costante in ambienti soggetti a fenomeni atmosferici anche estremi”.

Non solo: per evitare che i dispositivi stessi possano essere spostati o addirittura rubati, i progettisti di Lenovo hanno integrato un sistema di sensori in grado di rilevare i movimenti del device e attivare un allarme in caso di eventuali tentativi di furto o manomissione. Insomma: bene la potenza di calcolo, ma gli accorgimenti per consentire la sopravvivenza nell’edge sono anche di carattere fisico.

Marco Schiaffino

Direttore ZeroUno

Marco Schiaffino ricopre il ruolo di Direttore di ZeroUno da aprile 2022. Dal 2000 si occupa di nuove tecnologie e sicurezza informatica, come redattore (e in seguito caporedattore) di Computer Magazine. Giornalista freelance, ha collaborato con varie riviste di settore e siti di news, tra cui PC Professionale, CHIP e Il Fatto Quotidiano. È autore e conduttore della trasmissione radiofonica settimanale Doppio Click su Radiopopolare.

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