Per molte organizzazioni il 5G smette di essere un tema puramente infrastrutturale quando entra in relazione con l’edge computing. È in questo punto di contatto che la rete mobile di nuova generazione diventa un abilitatore concreto di applicazioni distribuite, a bassa latenza e con requisiti stringenti di affidabilità.
L’idea di fondo è semplice: avvicinare capacità di calcolo, storage e funzioni di rete ai luoghi in cui i dati vengono generati. Il 5G fornisce la connettività ad alte prestazioni che rende sostenibile questo modello su larga scala, soprattutto in scenari dove il cloud centralizzato mostra limiti operativi evidenti.
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Cos’è il 5G edge computing
Nel modello di 5G edge computing, le risorse IT non risiedono esclusivamente in grandi data center remoti. Vengono invece distribuite lungo la rete, in prossimità di impianti industriali, punti vendita, infrastrutture urbane o nodi di accesso radio.
Il 5G svolge il ruolo di collegamento ad alta capacità tra dispositivi e nodi edge, consentendo alle applicazioni di sfruttare elaborazioni locali senza rinunciare all’integrazione con ambienti cloud centrali. Per le direzioni IT questo approccio apre la strada a nuovi modelli applicativi, meno dipendenti dalla distanza fisica tra dati e sistemi.
L’architettura: dal MEC ai componenti operativi
Uno degli schemi architetturali più rilevanti nel 5G edge computing è il Multi-access Edge Computing (MEC), che consente di eseguire applicazioni e servizi IT direttamente in prossimità della rete di accesso. Dal punto di vista tecnico, il MEC introduce un ambiente di esecuzione distribuito che si colloca tra la radio 5G e il core di rete, permettendo alle applicazioni di interagire con funzioni di rete e dati di contesto in tempo quasi reale.
In un’architettura MEC, i workload applicativi vengono ospitati su piattaforme virtualizzate o containerizzate installate presso stazioni radio, nodi di aggregazione o data center periferici. L’integrazione con il 5G core consente di instradare selettivamente il traffico verso il nodo edge più vicino attraverso meccanismi di “local breakout”, evitando il passaggio dal data center centrale quando non necessario. Un ruolo chiave è svolto dalla User Plane Function (UPF), che gestisce i flussi dati locali, riducendo la dipendenza dal core della rete.
Il MEC espone inoltre API che permettono alle applicazioni di accedere a informazioni di rete, come posizione, latenza e condizioni di carico, aprendo la strada a servizi adattivi che reagiscono dinamicamente al contesto operativo. Per le direzioni IT, questo significa poter progettare applicazioni distribuite che sfruttano la rete come parte integrante dell’architettura applicativa, con un livello di integrazione più stretto rispetto ai modelli cloud tradizionali.
Dal punto di vista tecnico, un’architettura di 5G edge computing si articola in diversi elementi:
- Dispositivi edge, come sensori IoT, videocamere, robot industriali, veicoli connessi e terminali mobili.
- Nodi e server edge, collocati in sedi aziendali, siti industriali, stazioni radio o data center regionali.
- Infrastruttura di rete, che include stazioni base 5G, small cell e apparati di trasporto.
- Piattaforme di virtualizzazione e container, necessarie per ospitare più applicazioni in ambienti distribuiti.
- Strumenti di orchestrazione, utilizzati per distribuire, monitorare e aggiornare workload su più sedi.
- Servizi di sicurezza, chiamati a proteggere un perimetro molto più frammentato rispetto al cloud tradizionale.
- Integrazione con il cloud, utile per coordinamento, analisi su larga scala e funzioni di backup.
I benefici per le organizzazioni
L’adozione congiunta di 5G ed edge computing introduce vantaggi operativi che interessano direttamente le priorità dei CIO.
La riduzione della latenza è uno degli effetti più evidenti: elaborare i dati vicino alla fonte consente di abilitare applicazioni con latenza molto bassa, come il controllo di macchine industriali o i sistemi di assistenza remota.
Un secondo aspetto riguarda l’uso più efficiente della banda. Non tutti i dati devono attraversare l’intera rete: filtraggio e analisi preliminare possono avvenire localmente, riducendo traffico e costi di trasmissione.
C’è poi il tema della continuità operativa. I nodi edge possono mantenere attivi servizi essenziali anche in presenza di collegamenti instabili verso il cloud centrale, caratteristica rilevante per ambienti produttivi e infrastrutture distribuite.
Infine, la gestione dei dati sensibili beneficia dell’elaborazione locale, limitando la circolazione di informazioni critiche e riducendo l’esposizione lungo il percorso di rete.
Gli ambiti applicativi
Il 5G edge computing trova applicazione in settori dove tempi di risposta e affidabilità incidono direttamente sul risultato operativo:
- Mobilità intelligente e trasporti, con elaborazione in tempo reale dei dati provenienti da veicoli e infrastrutture stradali.
- Manufacturing, per coordinamento di robot, controllo qualità e manutenzione predittiva.
- Realtà aumentata e virtuale, utilizzate in formazione tecnica, assistenza sul campo e supporto remoto.
- Sanità connessa, con analisi locale dei dati generati da dispositivi indossabili e sistemi di monitoraggio.
- Smart city, per videosorveglianza, gestione del traffico e servizi pubblici digitali.
- Retail, con esperienze in-store personalizzate e sistemi di pagamento automatizzati.
- Energia e utility, per il monitoraggio distribuito delle reti e degli asset.
- Logistica, con tracciamento in tempo reale di flotte e magazzini.
Le principali criticità da valutare
Accanto alle opportunità emergono anche elementi di complessità che i responsabili IT devono considerare con attenzione.
I costi di implementazione restano elevati, soprattutto quando si parla di infrastrutture distribuite su molti siti. La gestione operativa risulta più articolata rispetto a un cloud centralizzato, richiedendo strumenti di orchestrazione evoluti e competenze trasversali.
Non va sottovalutata la sicurezza, perché l’aumento dei punti di elaborazione amplia la superficie di attacco. Anche la maturità delle competenze rappresenta un fattore limitante: il 5G edge computing richiede conoscenze che spaziano dalle reti telco al cloud-native, non sempre presenti nelle strutture IT tradizionali.
Infine, la disomogeneità nella copertura 5G può influire sulla coerenza delle prestazioni, elemento da tenere in considerazione nella progettazione di applicazioni distribuite.














