Il tema della connectivity strategy è diventato centrale nell’analisi della maturità digitale delle imprese italiane, come emerso dal contributo del ricercatore Mattia Magnaghi, ricercatore dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry. Secondo Magnaghi, la connettività è spesso percepita come componente strategica, ma raramente viene utilizzata come leva per trasformare i modelli di business.
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La connettività tra percezione strategica e realtà operativa
Magnaghi ha evidenziato come «circa un’azienda su due dichiara che il digitale è parte della strategia aziendale e che la connettività è un elemento chiave considerato fin dall’inizio». Questa fotografia suggerirebbe un’elevata maturità, ma i numeri restituiscono una realtà più sfumata.
Il 93% delle imprese si dichiara soddisfatto della propria connettività e soltanto il 20% intende cambiarla. Le principali barriere al cambiamento non riguardano soltanto i costi, ma anche timori di lock-in con i provider (22%), criticità di cybersecurity (21%) e difficoltà nel trovare partner adeguati (18%).
Secondo Magnaghi, questa soddisfazione diffusa non coincide automaticamente con un uso strategico della rete: molte aziende mantengono un approccio operativo, orientato a garantire continuità e risposta ai bisogni immediati, senza considerare la connettività come fattore di innovazione di processo o di servizio.
Il modello della connectivity strategy: due assi e quattro profili
Il contributo del ricercatore introduce un modello sviluppato dall’Osservatorio per valutare il ruolo della connettività nei processi aziendali. La connectivity strategy viene definita come «un approccio sistematico in cui la connettività è quel legame forte tra una dimensione più operativa (IT) e una dimensione più strategica».
Il modello si basa su due dimensioni:
- la prima, Business Strategy Alignment, misura quanto le scelte di connettività siano integrate negli obiettivi aziendali, non solo per l’efficienza ma anche per abilitare nuovi servizi;
- la seconda, Connectivity Purpose Alignment, valuta la resilienza, la versatilità e la scalabilità dell’infrastruttura, insieme alla capacità di sostenere processi core e applicazioni avanzate.
Dall’incrocio delle due dimensioni emergono quattro profili:
- Essential Utility,
- Performance Backbone,
- Development Playground,
- Business Transformer.
La distribuzione dei profili rivela una dinamica precisa: nell’87% dei casi la connettività non rappresenta ancora una leva strategica per innovare modelli di business, nonostante un interesse dichiarato verso tecnologie più avanzate.
Essential Utility: il cluster più numeroso
Un approccio reattivo, orientato al contenimento dei costi
Il profilo Essential Utility, che raccoglie il 45% delle imprese, rappresenta il livello più basso di maturità strategica. La connettività è trattata come un servizio basilare: sufficiente, stabile, ma non progettato per abilitare nuove applicazioni.
In circa il 78% dei casi prevale una logica tecnica e reattiva: l’IT interviene a fronte di esigenze puntuali, senza una visione integrata o una pianificazione di lungo periodo.
Il budget dedicato alla connettività è ridotto: il 48% delle imprese investe solo l’1–3% del proprio budget ICT, confermando una visione della rete come costo da ottimizzare. È interessante notare che circa il 69% delle aziende retail rientra in questo cluster, un dato che riflette la natura distribuita dei punti vendita e l’esigenza di soluzioni standardizzate che garantiscano continuità senza necessità di customizzazione.
Performance Backbone: la rete come asset mission critical
Il secondo gruppo, Performance Backbone, rappresenta il 42% delle aziende e si distingue per una maggiore integrazione tra connettività e processi core. Qui la rete diventa un elemento mission critical: secondo i dati condivisi dall’Osservatorio, nel 92% dei casi questo profilo mantiene un orientamento all’efficientamento dei processi più che alla sperimentazione.
Investimenti più elevati e competenze interne più mature
A differenza del cluster precedente, una parte significativa di queste imprese ha sviluppato capacità interne di progettazione: nel 47% dei casi le soluzioni vengono disegnate e personalizzate grazie a competenze presenti in IT, OT e business.
Il livello di investimento cresce: il 44% delle imprese Performance Backbone destina oltre il 10% del budget ICT alla connettività, segnale di una chiara percezione della rete come fondamento dell’operatività quotidiana. Questo cluster è quello che più interpreta la connettività come leva di affidabilità e continuità, pur senza valicare pienamente la soglia dell’innovazione strategica.
Development Playground: sperimentazione e scouting tecnologico
Il profilo Development Playground, che rappresenta l’11% delle aziende, è caratterizzato da un linguaggio e un approccio sperimentale. Magnaghi riporta che queste imprese parlano di «Pionieri», «PoC» e test su contesti ristretti, con il 5G spesso in valutazione o già attivo in uno o due piloti.
Co-creazione con partner e governance non ancora stabile
Queste aziende utilizzano la connettività per esplorare applicazioni avanzate come IoT distribuito, smart parking, automazione e monitoraggio da remoto. Lo scouting tecnologico è intenso e spesso condiviso con partner esterni, ma la governance interna non è ancora pienamente strutturata, con decisioni distribuite e una mancanza di formalizzazione dei processi.
Business Transformer: l’uso più maturo della connettività
L’ultimo cluster, Business Transformer, raccoglie solo il 2% delle imprese, ma rappresenta il livello massimo di maturità nel modello. In queste organizzazioni, la connettività è una leva abilitante della trasformazione del modello di business.
L’IT come orchestratore e la collaborazione con partner tecnologici
Secondo quanto emerso dalla presentazione, in questo profilo l’IT assume un ruolo di regia e orchestrazione, con un forte coinvolgimento di partner tecnologici e operatori Telco. Le aziende che rientrano in questa categoria mostrano una maturità tecnologica elevata e investimenti sopra la media. Pur avendo infrastrutture avanzate, sono ancora limitate le evidenze di nuovi servizi o ricavi che derivano direttamente dalla connettività.
La posizione marginale di questo cluster sottolinea la distanza tra le potenzialità del 5G e delle reti avanzate e il loro effettivo impatto sulla trasformazione dei modelli di business.
Disallineamento tra aspettative e posizionamento reale
Secondo Magnaghi «emerge un disallineamento tra il posizionamento dichiarato e quello effettivo». Il modello evidenzia divergenze tra reparti aziendali (IT, OT, business), differenze nel modo in cui i provider propongono valore e gap nella capacità delle imprese di integrare la connettività nelle strategie industriali.La matrice è stata utilizzata anche per analizzare la distribuzione degli stabilimenti all’interno delle imprese e per valutare il potenziale passaggio da un quadrante all’altro nel tempo. Questo approccio dinamico aiuta a comprendere come la maturità della connectivity strategy possa evolvere in funzione della diffusione di applicazioni digitali, dei cambiamenti organizzativi e della capacità di investimento.














