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Business Continuity, anche la Resilienza serve intelligente e proattiva

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Business Continuity, anche la Resilienza serve intelligente e proattiva

28 Giu 2013

di Rinaldo Marcandalli

Giunto alla quinta edizione, il summit di Ibm dedicato a Business Continuity & Resiliency ha offerto l’occasione per fare luce su trend, prospettive e strategie al fine di garantire la continuità operativa e minimizzare i rischi associati.

“Nuovi orizzonti per la continuità operativa dell’impresa”: sono quelli prospettati da Eva D’Onofrio, Vp Gts, Ibm Italia, citando il Global Technology Outlook Ibm per il 2013, secondo cui il futuro da 3 a 10 anni, trasversale a tutti i settori, è sotto il segno della “tempesta perfetta” generata dal mutuo rinforzo di cloud, big data, mobile e social network.
A mettere a dura prova la “resilienza d’impresa” (ovvero, la capacità dei suoi sistemi informativi di adattarsi a nuovi utilizzi e carichi di lavoro, garantendo la disponibilità dei servizi erogati) sono almeno due aspetti. In primo luogo, il proliferare di dispositivi mobile abilita nuove forme di relazione con i clienti e fa esplodere un mondo di servizi dedicati (anche Forrester parla di telefonini intelligenti e tablet come “nuova faccia dell’ingaggio”, ovvero come mezzo in grado di rivoluzionare le tecniche di coinvolgimento dell’utente). In secondo luogo, si formano ecosistemi di servizi scalabili: un’azienda eroga un servizio a un’altra azienda fruitrice, che lo utilizzerà a sua volta per creare un nuovo servizio composito da fornire a terzi e così via, dando origine a un ambiente collaborativo interaziendale. Nuovo valore senz’altro, ma dipendenza dalla catena, la cui resilienza sarà quella dell’anello (ovvero dell’azienda) più debole.

In gioco l'immagine aziendale

Eva D’Onofrio, Vp Gts di Ibm Italia

Insomma, “in un’impresa diffusa oltre i suoi confini, alle prese con un ecosistema sempre più interconnesso tra geografie e industry, gestire un guasto con un workaround [metodo temporaneo per riparare rapidamente a una falla del sistema, ndr] su un processo sarà sempre meno possibile”, dice D’Onofrio. Conclusione: Continuità operativa e Resilienza sono ormai funzioni core per lo stesso business, non più solo per i sistemi informativi, perché influiscono sull’immagine aziendale.  Il rischio di mettere in gioco la reputazione dell’impresa, quindi, è sempre più legato all’It. A questo proposito, le rivelazioni di Economist Intelligence Unit e Ibm, che monitorano dal 2010 un campione di oltre 600 imprese in 20 segmenti d’industria, offrono una serie di spunti interessanti: la perdita di reputazione impatta negativamente sul fatturato annuo per una media del 21%, mentre solo il 56% delle aziende ritiene che gli investimenti It fatti siano adeguati a proteggersi da tale eventualità. Di più, una reputazione perduta ha tempi di recupero misurati in mesi (oltre i sei per il 30% degli intervistati, oltre un anno per un altro 15%).  
Il compito di trarre le fila per continuare a garantire resilienza lo assume Richard Cocchiara, Cto della divisione Business Continuity and Resiliency Services (Bcrs) di Ibm e leader del Bcrs Consulting Group a livello mondiale, enunciando i due principi con cui si muove la unit di Big Blue. La continuità del business dipende dalla disponibilità dell’It, ergo i Recovery Time Objective (Rto) devono tendere allo zero. Secondo, il concetto stesso di resilienza ormai evolve da capacità di ripristino a disponibilità ininterrotta. Con il sistema che eroga i servizi  trasformato da unico in ecosistema, il business si può proteggere solo in modo olistico. Quindi, il pericolo si evita solo con un controllo “intelligente”, sempre più proattivo. La continuità di business, come la sicurezza, non può che diventare  intelligence based; una sicurezza perimetrale e una continuità ripristinabile non bastano più. Come può allora la resilienza adattarsi all’avvento dell’ecosistema? “Puntando su geografia, mobilità e lo stesso modello di servizi”, dice Cocchiara. Geografia, nel senso che i dati da proteggere vanno remotizzati in sistemi di recovery lontani. La mobilità, invece, deve essere incorporata nella strategia di resilienza business: un backup dei soli server, infatti, è inadeguato, visto che ormai il 60-70% dei dati critici risiede in dispositivi individuali, dai Pc ai tablet agli smartphone. Infine, la strategia di Big Blue fa leva sui nuovi Proactive Services, che, offerti nell’ambito della proposizione di Managed Services, andranno a prevenire il rischio associato a una evoluzione infrastrutturale, prima che diventi serio.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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