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Outsourcing: quando diventa strategico

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Outsourcing: quando diventa strategico

15 Set 2015

di Riccardo Cervelli

Nell’era digitale, ai fornitori esterni non si affidano più solo le attività non core business e di routine, ma si chiede di essere un supporto all’innovazione. Questo pone nuove complessità di gestione dei vendor da parte delle direzioni Ict. Se n’è parlato nella Digital Innovation Academy del Politecnico di Milano.

L’innovazione digitale che sta rimescolando le carte dell’Ict fuori e dentro le aziende riporta d’attualità il tema del sourcing. “Parlare di digital senza affrontare quella parte dei sistemi che è gestita da o con i fornitori non ha senso”, ha affermato Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a Service della School of Management del Politecnico di Milano, in apertura di un workshop recentemente organizzato al campus Bovisa dell’ateneo milanese dalla Digital Innovation Academy della School of Management della stessa università. All’incontro erano presenti responsabili Ict di alcune aziende, banche, utility, società di consulenza ed enti della pubblica amministrazione.
L’evento ha cercato di mettere a fuoco le modalità in cui il ricorso all’outsourcing, includendo in questo concetto anche il cloud computing, può assumere valenze di tipo strategico e non esclusivamente economico. “In passato – ha aggiunto il docente – si pensava che l’outsourcing dovesse essere un modo per gestire tutto ciò che non fosse core business, ma una routine. Oggi questa prospettiva non è più valida. Nell’era digitale, l’outsourcing può dare un contributo decisivo all’innovazione e fornire attività complementari a quelle core. Di qui sorge l’importanza di capire cosa sta avvenendo nel mondo dell’Ict sourcing e di attrezzarsi per gestire questo tema”.

Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a Service della School of Management del Politecnico di Milano

Prima di aprire il dibattito, Corso ha elencato sette fondamentali luoghi comuni sull’outsourcing che devono essere sfatati:
1) l’outsourcing è una moda passata, anzi molte aziende che l’avevano abbracciato stanno facendo retromarcia;
2) è una leva per ridurre i costi: “secondo noi – specifica Corso – è un’assunzione sbagliata perché spesso non li diminuisce ma li aumenta, sposta o cambia; spesso è invece impiegato per rendere più visibili e controllabili i costi, oppure per acquisire innovazione”;
3) l’outsourcing ha senso solo per le grandi imprese, perché le piccole non sono in grado di gestire la complessità: “Anche questa tesi è sbagliata – precisa il docente – perché molti fornitori stanno scalando verso il basso le proprie offerte per diventare più accessibili alle organizzazioni medio piccole; inoltre le iniziative di esternalizzazione tendono a diventare sempre più selettive, dinamiche e limitate”, quindi più facilmente gestibili;
4) l’outsourcing è riservato alle attività non core: “Questo malinteso – sostiene Corso – nasce dal fatto che si ritiene che le attività svolte all’interno siano più controllabili e di maggiore qualità; l’esperienza, invece, ci insegna che lo strategic outsourcing si applica anche alle aree più distintive dell’Ict”;
5) l’outsourcing spesso impoverisce le direzioni Ict e fa perdere competenze; “In realtà – afferma il docente – si assiste a una trasferimento di competenze quasi osmotico tra sourcer e cliente”:
6) l’outsourcing migliore è quello in cui si affidano tutte le attività a un unico fornitore, permettendo così un loro maggiore controllo: “Questa asserzione è contraddetta dall’affermazione di forme di outsourcing più selettivo che permettono un superiore controllo delle attività grazie al fatto di non concentrarle presso un unico fornitore”, dice il docente del Politecnico;
7) l’outsourcing facilità la governance Ict, in quanto delega la gestione di quest’ultima a qualcuno che ha interesse a semplificare e razionalizzare: “Secondo noi, invece, ricorrere allo strategic sourcing non significa rendere più semplice la governance Ict ma accettare una nuova complessità da gestire”.

Le sfide poste dall’outsourcing strategico
“La Survey Cio 2014 condotta dalla Digital Innovation Academy della School of Management del Politecnico di Milano dimostra – è tornato a sottolineare Corso – che lo strategic outsourcing è una priorità per Cio ed è un fenomeno lento, ma irreversibile. A fronte di una riduzione media dei budget Ict per il 2015 pari all’1,47%, gli investimenti in questa voce rimangono fermi, il che significa un aumento dello share delle risorse che va verso i fornitori esterni. Il dato – aggiunge il responsabile scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a Service – risulta ancora più evidente considerato al netto della riduzione delle tariffe degli outsourcer e della riduzione dei costi associata al ricorso ai servizi cloud”.
Fra i dati più interessanti emersi a proposito dell’outsourcing vi è una diminuzione del suo utilizzo per l’approvvigionamento di forza lavoro e materiale (time and material) e un aumento ai fini della fruizione di attività più innovative. Fra queste si segnalano le soluzioni as-a-service in settori quali i Big Data e la Business Intelligence, “dove spesso le aziende – ha chiosato Corso – non hanno sufficienti risorse di sviluppo interno”.
Inoltre, ha aggiunto il docente, “al sourcing si ricorre per creare innovazione poiché all’esterno di un’azienda si possono trovare capacità che non ci sono e non ci potranno mai essere all’interno”. Una tesi rafforzata da un successivo interevento di Paolo Ciceri, Cio di Rinascente: “Oggi l’innovazione è più legata a fattori esogeni alle aziende, alcuni dei quali si sviluppano direttamente presso i consumatori. La vera innovazione è qualcosa che difficilmente può essere espressa in ‘specifiche’ definite nei comitati di direzione. La sfida che ci si pone nel ricorso all’outsourcing, quindi, è più legata al mondo delle cose nuove da scoprire e sfruttare. Questo fa saltare le attuali regole di relazione con i fornitori”. “Stiamo assistendo – gli ha fatto eco Corso – alla nascita di un mondo di opportunità nuove in cui fare scouting e che porta anche a cambiare il modo di attuare il demand management”
Ecco quindi dimostrata la tesi secondo cui lo strategic outsourcing pone l’Ict aziendale di fronte a nuove complessità da gestire in diversi ambiti: dagli skill alla capacità di negoziazione, dalla contrattualistica alle compliance. “Il cloud – ha fatto notare Stefano Perfetti, Responsabile Area Applicativa del Gruppo Iren – causa uno spostamento di competenze. I dipartimenti Ict sono sempre meno popolati di sistemisti, mentre aumentano esperti legali, responsabili degli acquisti e risorse Ict più appassionate di processi che di tecnologie. Le direzioni Ict diventano sempre di più società di consulenza in grado di spiegare all’amministratore delegato, per esempio, i vantaggi dell’utilizzo di un buon Crm”. Che probabilmente sarà utilizzato come Software-as-a-Service, facendo salve tutte le esigenze di sicurezza, invece che implementato on-premise.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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