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La strada verso un sogno

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La strada verso un sogno

02 Nov 2004

di Stefano Uberti Foppa

Dialoghi e considerazioni tratti da “Rivoluzionario per caso” – Come ho creato Linux (solo per divertirmi) – di Linus Torvalds e David Diamond (Garzanti)

David: C’è una questione fondamentale a cui pensare. Di cosa vorresti parlare in questo libro?
Linus: Be’, voglio spiegare il senso della vita.
Tove (moglie di Linus): Linus, ti sei ricordato di fare benzina? In viaggio su una vecchia Ford, Central Valley, California, verso Sud, 1999.

1986 – Finlandia (Linus, anni 16): I miei interessi a scuola erano ristretti. Ero conosciuto come ‘Il Matematico’… Da ragazzino ho avuto solo tre computer: Il Commodore Vic-20; il Sinclair Ql (uno dei motivi per cui lo comprai è perché era figo!) E poi…

1991 – gennaio (Linus): Con 18.000 marchi finlandesi (circa 3.500 dollari) comprai il computer in un negozietto a gestione familiare. Il tizio mi mise davanti un listino da cui potevo scegliere il tipo di Cpu, la quantità di memoria, la capienza di disco fisso. Io volevo la potenza! Volevo 4 megabyte di Ram invece di 2. Volevo 33 Mhz. Il computer usava una versione ridotta del Dos.

1991 – due o tre mesi dopo (Linus): C’era una serie di funzioni deludenti in Minix…Quella peggiore era l’emulazione di terminale.
Così iniziai a progettare un mio programma di emulazione di terminale. Non volevo progettarlo sotto Minix…

1992 – inizio anno (Jurko Vierumaki, amico di Linus): Ero andato a casa di Linus. Mentre guardavamo Mtv come al solito, chiesi a Linus come procedeva il suo sistema operativo. Di solito mi rispondeva con qualche frase senza senso. Quella volta mi portò al suo computer e dopo un po’ si voltò verso di me: “Assomiglia proprio al Dos, vero?”..Io annuii…Non c’era nulla di nuovo. Tornò a voltarsi verso il computer; premette qualche tasto funzione e comparve un’altra schermata di login. Un nuovo login e un nuovo prompt. Linus mi mostrò quattro prompt distinti e mi spiegò che in seguito avrebbero potuto essere utilizzati da quattro utenti diversi. Fu quello il momento in cui seppi che Linus aveva creato qualcosa di magnifico!

1998 – (Linus): La Sun entrò in gioco, dichiarando che sarebbe stato il primo grande hardware vendor ad unirsi a Linux International, supportandolo sui propri server. Con la Sun a bordo (del movimento open source – ndr) gli sviluppi di Linux passarono dalle discussioni su Internet alla stampa specializzata. Iniziavano ad essere interessati alla cosa anche gli outsider, sebbene per lo più si trattasse di tecnici. Poi arrivò l’Ibm!

1999 – (Linus): Io non sapevo niente di azioni e così decisi che dovevo capire cosa avrei dovuto fare. Qualche anno prima, Red Hat mi aveva gentilmente regalato delle stock option. Era il giorno in cui Red Hat si sarebbe quotata in Borsa. In un solo giorno ero passato da zero a mezzo milione di dollari. Il mio cuore iniziò a battere come un tamburo… Salivano, salivano. All’apice delle quotazioni le mie azioni valevano 5 milioni di dollari!

– (Linus): Se provate a fare i soldi controllando una risorsa, finirete per trovarvi a gambe all’aria. E’ una forma di dispotismo, e la storia è piena di esempi dei suoi pessimi effetti

– (Linus): La strategia del software in bundle è destinata a fallire. I prodotti open source non possono essere usati in modo dispotico, perché sono free. Se qualcuno cercasse di mettere qualcosa in bundle con Linux, altri potrebbero semplicemente separare i due prodotti e venderli come vuole la gente

– (Linus): Man mano che l’open source prende l’abbrivio nell’economia mondiale e i suoi sviluppatori sono sempre più riconosciuti, il loro valore sul mercato del lavoro continua a crescere

2001 – (Linus): Linux una volta era solo una cosa per informatici; un rifugio per ‘geek’, un bastione della purezza in cui era quasi solo la tecnologia a contare. Oggi non è più così. Linux ha ancora un forte background tecnico, ma il fatto di avere milioni di utenti, rende tutti più consapevoli del fatto che dobbiamo stare molto più attenti a ciò che si fa

Le media aziende e Linux – Ricerca condotta ai primi del 2004 tra 119 piccole aziende americane(1-99 addetti) e medie imprese (100-999 addetti)


E’ così che è nato e cresciuto, tra mille speranze e tanto lavoro, Linux. Da un ragazzo che aveva imparato ad usare il computer sulle ginocchia di suo nonno, ex professore, ed era cresciuto in una piccola stanza davvero spoglia, letto e Pc, di un’anonima casa finlandese; una stanza però aperta al mondo via Internet e attraverso l’idea fissa del lavoro collaborativo e dell’open source. Oggi, come cerchiamo di spiegare nella nostra Storia di Copertina, Linux sta diventando “mainstream”, ed è il sistema operativo, per mille ragioni che illustriamo nel servizio, a cui guardano sempre più imprese.
Le difficoltà certo continuano ad esserci, perché il movimento open source è, nell’adozione generalizzata delle sue soluzioni da parte delle imprese, ancora nella sua fase iniziale. Ma la strada sembra ormai segnata. Gli analisti prevedono per Linux, da qui al 2007, un tasso di crescita in area server del 30% annuo, con un incremento del market share annuo del 14%.
Gartner, solitamente prudente nelle sue valutazioni, afferma che il 45% di tutte le Pmi del mondo sta considerando Linux come piattaforma di riferimento per le proprie applicazioni.
“E’ impossibile ormai gestire un mondo di crescente integrazione senza standard aperti…in modo che ogni ‘pezzo’ possa funzionare con tutti gli altri” ha affermato di recente Irving Wladawski-Berger, principale artefice in Ibm delle più importanti strategie tecnologiche della società degli ultimi anni. “Questa è la lezione principale che abbiamo ricavato da Internet!”
E gli utenti? Seguono, eccome! E vedono una via nuova che va definendosi sempre meglio e che è sempre meno rischiosa da percorrere, nella quale il rapporto con il fornitore di sistemi cambia: da vincolo di dipendenza ad un senso di maggiore controllo sulle proprie scelte.
I fornitori più lungimiranti sapranno intercettare questa esigenza di ‘autonomia operativa’ della domanda e riproporsi con un modello di offerta, basato sui servizi, dal quale trarranno nuove fonti di profitto. La necessità di interoperare, di integrarsi nelle rispettive diversità è un movimento prima ancora che tecnologico, sociale e filosofico. A questo proposito: “Mita kuye oyasin”, cioè: “Siamo tutti in contatto” (saluto Lakota/Sioux, 1850 circa)

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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