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Integrazione: con strumenti open source o cloud-based?

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Integrazione: con strumenti open source o cloud-based?

Forrester ha chiesto a responsabili di delivery e architetture di aziende di diverse dimensioni e settori di attività di commentare i due approcci di integration che stanno emergendo come alternativi alle metodologie tradizionali

19 Apr 2012

di Riccardo Cervelli

Il mondo dello sviluppo e dell’erogazione delle applicazioni oggi è molto complesso e pieno di sfide. Il business richiede soluzioni applicative e di analisi che abbracciano una gamma sempre crescente di informazioni per quantità e qualità. I team di delivery e i responsabili delle architetture stanno così prendendo in considerazione nuovi approcci di integrazione, utilizzando tool di integrazione open source (Osi – Open source integration) o tool di integrazione erogati tramite cloud (Cbi – Cloud based integration) che possono essere a loro volta sia di tipo commerciale sia open source. La società di ricerche Forrester ha realizzato un studio su queste due alternative e ha chiesto a 120 responsabili aziendali di sviluppo applicativo, architetture e con altre funzioni It, di indicare i punti di forza e di debolezza di ciascuno dei due approcci nonché le loro propensioni future rispetto a questi modelli.

In premessa, Forrester segnala un deciso scollamento fra le dichiarazioni di interesse verso le soluzioni Osi e Cbi e l’effettivo utilizzo di queste metodologie. La società di analisi, quindi, prevede che anche in futuro gli open source integration tool e la cloud-based integration non rimpiazzeranno in modo totale le tecnologie tradizionali. Forrester rileva che gli strumenti di integrazione commerciali “eccellono ancora nell’astrazione dei dettagli tecnici relativi ai livelli inferiori dello stack It, con il risultato di apparire più semplici da usare”. Inoltre, continuano gli analisti Forrester, “i vendor di soluzioni di integrazione commerciali facilitano l’upgrade degli strumenti alle nuove release, mentre spesso le soluzioni open source richiedono una re-installazione completa del prodotto aggiornato”. L’utilizzo della tecnologia Osi, conclude Forrester, in primo luogo “richiede sviluppatori con maggiori competenze tecniche, risorse che possono essere già disponibili nelle organizzazioni che si sono dotate di high-performance development team”. In secondo luogo, l’adozione di Osi richiede quasi sempre una formazione intensiva degli sviluppatori e un supporto da parte di organizzazioni esterne, che potrebbero non essere facilmente disponibili nella location in cui si trova il cliente”.

Pro e contro dell’integrazione basata su tool open

Al momento delle interviste, infatti, alla domanda se si stessero già utilizzando questi approcci, il 36% dei rispondenti ha indicato quello basato sugli open source tool, mentre il 32% ha indicato la cloud-based integration. Con lo sguardo rivolto verso il futuro, invece, solo il 22% del campione ha affermato di prevedere sviluppi Osi, mentre il 36% ha dichiarato di stare considerando qualche forma di implementazione Cbi. Da un’altra prospettiva c’è da segnalare che, mentre il 41% degli intervistati ha comunicato di non avere intenzione di utilizzare le tecnologie Osi, solo il 22% ha manifestato lo stesso atteggiamento nei confronti delle soluzioni Cbi.

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Quali sono i benefici attesi dall’integrazione con strumenti open source? Con il 63% delle risposte è la riduzione dei costi in conto capitale il plus percepito più importante dell’approccio Osi. La diminuzione dei costi operativi, invece, figura al terzo posto, con il 46% delle indicazioni. Il secondo gradino del podio va alle aspettative di migliorata flessibilità/agilità, con il 59% delle dichiarazioni. L’enfasi sui costi è da ricollegare alle prospettive di minori investimenti iniziali previsti. Forrester, ovviamente, ricorda come, in una valutazione complessiva dei vantaggi economici dell’open source, vadano considerati anche i costi di training. Il fatto che gli sviluppatori configurano i componenti open source come elementi di uno stack applicativo, il che consente loro un maggiore controllo sulle funzionalità erogabili, spiega le particolari aspettative di flexibility/agility. Da segnalare che un buon numero di intervistati, il 46%, riconoscono all’Osi caratteristiche innovative quali il supporto nativo per le service-oriented architecture (Soa), il provisioning dinamico delle risorse e il supporto avanzato al messaging e al routing. In ultima analisi, sempre per restare alle risposte più frequenti, il 43% del campione ritiene che l’Osi possieda funzionalità sufficienti a rispondere alle sue necessità.

Richiesto, invece, di elencare gli aspetti di maggiore problematicità, il 71% degli intervistati ha indicato i timori circa il supporto. A questo proposito, Forrester nota che la maggior parte dei software vendor oggi offra un supporto adeguato ai prodotti di integrazione open source che propone. La seconda ragione che frena le aziende a utilizzare gli strumenti di integrazione open source è la carenza di skill adeguati a gestire progetti Osi (42%). Segue, con il 41% delle risposte, la perplessità circa la sicurezza offerta dagli strumenti a sorgente aperto. Per Forrester questo timore è oggi poco fondato: anzi, la società di analisi ricorda che, in una sua recente comparazione fra quattro Esb-Enterprise Service Bus open source e otto commerciali, le soluzioni Osi hanno registrato punti a favore rispetto alle loro controparti proprio nell’area della security.

Cresce l’interesse verso l’integrazione cloud-based

A spingere un sempre maggior numero di sviluppatori e responsabili delle architetture a prendere in considerazione le soluzioni di integrazione cloud-based è soprattutto la gamma crescente di opzioni possibili che il modello offre. Questa varietà di alternative permette all’approccio Cbi di adattarsi facilmente a esigenze specifiche di integrazione. Gli It manager possono scegliere, per esempio, di implementare il software Cbi – sia commerciale sia open source – all’interno del firewall aziendale, per supportare sia l’integrazione interna sia quella esterna. In questo caso si parla di integrazione con il cloud, ed è la via più apprezzata dagli intervistati dello studio che stanno utilizzando questo approccio (59%). Oppure si può ricorrere a software commerciale o open source hosted in the cloud (fornito da terze parti come servizio) o implementare appliance che consentono di integrare tool di integrazione on premise e in the cloud. Il 42% degli intervistati che già hanno adottato la Cbi utilizza tool hosted in the cloud di natura commerciale. Il 27%, invece, ha implementato appliance di integrazione on-premise/in cloud, mentre solo il 16% adotta tool hosted open source. 

Quali molle fanno scattare l’interesse verso la cloud-based integration? Anche in questo caso, con il 59% delle risposte, a spingere verso l’adozione sono soprattutto valutazioni di carattere finanziario. Ma subito dopo, per il 58% del campione, è la velocità di implementazione. A renderla possibile è l’ampia offerta di componenti hosted già esistente a cui ci si può facilmente connettere. La riduzione dei tempi di implementazione è ben vista dalle line of business (Lob), che si vedono offrire nuove funzionalità più rapidamente. I contratti di sottoscrizione dei servizi, inoltre, tendono ad avere cicli di approvazione più rapidi rispetto agli acquisti di pacchetti. Le soluzioni in cloud, utilizzate da più aziende, per di più, risultano già “testate sul campo”. Al terzo posto fra i vantaggi dell’approccio Cbi, si segnala la flexibility/agility (51%), seguita dalla crescente disponibilità di applicazioni cloud (36%). Un 15% di intervistati cita la cloud-based integration come l’alternativa preferibile a fronte di una carenza di risorse interne di sviluppo.

Tra le cause di timore, anche in questo caso, primeggia (55%) la percezione di scarsa sicurezza. Come per la Osi, Forrester la spiega con l’ancora limitata familiarità con questi strumenti. Seguono, nell’ordine, la mancanza di business case sufficienti per abbracciare questa alternativa (45%), la paura di perdere il controllo livelli di servizio (36%), la soddisfazione rispetto all’approccio attuale (25%) e la convinzione che il Cbi riduca le possibilità di customizzazione (17%). Anche per la cloud-based integration, insomma, Forrester non vede una strada tutta in discesa. La società di analisi conclude consigliando i dipartimenti It di non scegliere fra i due modelli sulla base di semplici suggestioni, ma di valutare attentamente i punti a favore dell'uno o dell’altro.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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