Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Supply Chain, come e perchè farle crescere nel segno dell’It

pittogramma Zerouno

Supply Chain, come e perchè farle crescere nel segno dell’It

10 Gen 2006

di Gianni Rusconi

Del ruolo presente e futuro dell’Information Technology all’interno dei processi di logistica e magazzino e di relazione delle imprese con i partner ne abbiamo parlato approfonditamente con Tullo Mosele, Consigliere Delegato alle Nuove Tecnologie in Ailog, l’Associazione Italiana di Logistica e Supply Chain Management

ZeroUno: come si raggiunge, in uno scenario di mercato particolarmente complesso come l’attuale, una flessibilità di infrastruttura It e organizzativa, a livello di processi di gestione, per realizzare progetti di supply chain dinamiche e demand driven?

Mosele: Ritengo in primo luogo che le soluzioni tecnologiche debbano rispondere alle esigenze organizzative. In pochi anni siamo infatti passati da una situazione di mercato in cui la domanda superava l’offerta – tutto quello che veniva prodotto veniva venduto – a un momento contingente in cui la significativa diminuzione della domanda costringe le aziende ad essere molto più attente nel decidere cosa e quando produrre. Di conseguenza si sono dovuti adottare nuovi schemi organizzativi per far fronte alle nuove esigenze: in precedenza si cercava di ottimizzare le risorse; ora l’obiettivo principale è la soddisfazione del cliente. Per raggiungere questo obiettivo non basta, come molti potrebbero credere, dotarsi di strumenti più o meno efficaci di forecasting, perchè è diventato indispensabile tenere sotto controllo tutta la catena produttiva monitorando gli eventi, in modo da rilevare le situazioni di criticità al loro insorgere o prevedendole già al momento della pianificazione. In poche parole: non subire gli eventi ma gestire situazioni. Il momento economico attuale sta imponendo altri vincoli: la riduzione dei tempi di attraversamento, o, in altre parole, la riduzione del materiale in corso di lavoro che riduce la liquidità delle aziende, in quanto i semilavorati assorbono costi ma non generano fatturato. Il concetto di base è il seguente: lanciare la produzione solo di quei prodotti che possono essere completati senza fermate intermede. Questo impone la verifica, al momento dell’inizio del processo produttivo, che nel presente e/o nell’immediato futuro tutte le risorse necessarie – materiali, uomini e macchine – siano disponibili. Si arriva quindi a parlare di “produzione tesa”, cioè i materiali, una volta entrati nel “tubo” produttivo, non devono più fermarsi ma uscire il più presto possibile come prodotti finiti. L’esperienza personale conferma che la riorganizzazione di questi processi porta a ridurre anche del 75 % i tempi di attraversamento.

ZeroUno: possiamo tracciare un quadro d’insieme delle tecnologie It da ritenersi strategiche per l’evoluzione della catene di fornitura aziendali?

Mosele: Dalle nuove esigenze sopra descritte derivano gli strumenti informatici a supporto, che diventano indispensabili, vista la mole di informazioni da gestire. Le tecnologie devono essenzialmente rispondere a due esigenze di base: rilevazione e connettività, e ciò deve avvenire nel modo più automatico possibile. Per questo motivo si stanno diffondendo sistemi Aidc (Automatic Identification and Data Capture, ndr) al momento ancora basati sul codice a barre ma entro pochi anni destinati a passare a supporti Rfid (Radio Frequency IDentification). Si tratta di un’esigenza operativa che ha dato una spinta notevole al “mobile computing”, tanto che ormai i pc palmari industriali che possono comunicare via radio con il resto della rete aziendale stanno avendo una diffusione sempre più ampia a costi sempre più bassi.
Una volta rilevate le informazioni, fondamentali diventano le infrastrutture di connettività per trasferirle velocemente lungo la filiera. La parte del leone viene fatta da Internet, che sta velocemente sostituendo le vecchie architetture Edi, complesse e costose. Vale la pena ricordare l’ambizioso progetto di Epc Global che prevede un’architettura di rilevazione e di trasferimento delle informazioni interamente basata su tecnologia Rfid e Internet. In estrema sintesi: tutte le aziende della filiera sono dotate di sistemi automatici di lettura; ogni oggetto che si sposta all’interno della filiera è dotato di un tag che lo identifica in modo univoco e quando l’oggetto “passa”, i lettori inviano l’informazione ad un database centrale collegato via Internet e accessibile da qualsiasi punto delle rete in modo così che ogni utente autorizzato è in grado di conoscere la dislocazione dei materiali lungo l’intera supply chain. Volendo fare un accenno alle piattaforme di sviluppo delle applicazioni, va rimarcato come non si possano più utilizzare tecnologie tradizionali per puntare invece su strumenti che tengano conto delle esigenze di connettività. In questo senso vanno sottolineati i meriti della tecnologia Java e di J2EE in particolare, che rispetto a Microsoft .Net ha raggiunto un maggior livello di stabilità, godendo inoltre del vantaggio di essere indipendente dalla piattaforma hardware.

ZeroUno –   L’integrazione dei partner di filiera e il must della sicurezza e dell’uniformità dei dati: quali gli strumenti tecnologici da considerare elementi portanti?

Mosele: Da quando nel 1968 negli Usa venne costituito il “Transportation Data Coordinating Committee” per studiare le problematiche relative allo scambio interaziendale di documenti e di merci, sono stati fatti notevoli passi in avanti nella definizione degli standard di trasferimento elettronico delle informazioni. Nel 1988, per esempio, per volontà delle Nazioni Unite, lo standard americano e quello europeo vennero armonizzati in un unico standard, l’Un/Edifact. Oggi si sta lavorando per semplificare l’infrastruttura di trasferimento dei dati e per renderla meno costosa: l’obiettivo è di eliminare il passaggio intermedio costituito dal provider Edi, inteso quale entità che fornisce i servizi di distribuzione delle informazioni, trasformando il vecchio sistema Edi in una piattaforma Edi basata su Web. È ormai chiaro che per ottenere questi risultati è indispensabile il ricorso e l’utilizzo di nuovi protocolli di trasmissione e l’Xml, nello specifico, diventerà la base portante dei nuovi sistemi. Il progetto ebXml – Electronic Business Extensible Markup Language ideato dalla United Nation Center for Trade Facilitation and Electronic Business (Un/Cefact) e dal consorzio Oasis (Organization for the Advancement of Structured Information Standard, ndr) ha infatti l’obiettivo di fornire un framework che permetta al linguaggio Xml di essere utilizzato in modo uniforme e consistente nello scambio di messaggi tra applicativi e utenti in un contesto di commercio elettronico. La soluzione fornita da ebXml, e questo è un fattore di sviluppo assai importante, sarà utilizzabile anche da aziende di piccola e media grandezza, anche con un basso livello di informatizzazione.

ZeroUno –  Scm e criticità irrisolte: quali sono e come superarle?

Mosele: Si può facilmente asserire che la tecnologia non è e non sarà un limite all’evoluzione della supply chain; direi piuttosto che in questo momento abbiamo tali e tanti supporti tecnologici che manca solo la fantasia di come e dove utilizzarli. Dal mio punto di vista, la principale criticità è la lentezza del trasferimento delle informazioni lungo la filiera: sono ancora poche le aziende italiane che utilizzano sistemi Edi o Edi su Internet e questo sta penalizzando pesantemente il nostro sistema produttivo. La natura di questo problema è dovuta sostanzialmente alla dimensione delle nostre aziende, le Pmi sono la maggioranza, e alla conseguente mancanza di cultura. Se prima l’alibi ricorrente era il costo delle infrastrutture, ora questo non è più vero e gli esempi a confermarlo non mancano. All’inizio degli anni ’80 un terminale industriale costava quanto un’auto di media cilindrata, quindi, attualizzato ad oggi costerebbe circa 20.000 euro mentre un pc desktop si compra con circa 1.000 euro: in 20 anni il costo di un posto di lavoro è quindi diminuito del 95 %. Sempre a supporto delle affermazioni di cui sopra, cito un dato pubblicato di recente da Microsoft: il rapporto, a parità di addetti, fra i pc installati in Francia e in Italia è 4 a 1, mentre è 3 a 1 con la Spagna. Il nostro Paese è il fanalino di coda della comunità per quanto riguarda il livello di informatizzazione e la conseguenza è che le informazioni lungo la filiera produttiva viaggiano ancora via fax o telefono.

Gianni Rusconi

Articolo 1 di 5