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Polyù il rinnovamento all’insegna della flessibilità

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Polyù il rinnovamento all’insegna della flessibilità

26 Apr 2006

di Elisabetta Bevilacqua

La particolare tipologia di produzione di Polyù, lastre in policarbonato alveolare, esige processi particolarmente flessibili. Nell’ambito di un disegno di rinnovamento nel quale l’esportazione gioca un ruolo chiave, l’azienda si è dotata di un Erp e adesso pensa già alle possibili estensioni

Per Polyù, tipica media azienda italiana, specializzata nella produzione di lastre in policarbonato alveolare piano e modulare, che esporta per circa il 45%, l’abbandono del vecchio sistema informativo per passare ad un sistema flessibile ed integrato è stata un’evoluzione naturale, indispensabile per accompagnare la crescita del business.
La produzione dell’azienda trova impiego tipico nelle coperture e nei tamponamenti traslucidi per l’edilizia industriale e civile. Fra gli esempi di realizzazioni basate su prodotti Polyù ci sono le coperture per i mercati di Roma e per lo stadio comunale di Torino, oltre a una serie di soluzioni per lucernari, infissi, coperture civili e industriali.


Angelo Pianta:
responsabile dei sistemi informativi di Polyù


Si tratta di una produzione molto particolare che, come ci spiega il responsabile sistemi informativi dell’azienda, Angelo Pianta,  esige processi particolarmente flessibili. I clienti, raggiunti con la vendita diretta o tramite agenti, possono essere infatti grandi aziende di costruzioni, grandi magazzini di stoccaggio all’estero o singoli dettaglianti. Le modalità di produzione, che derivano dalla tipologia e dalle esigenze del cliente, possono prevedere la realizzazione di lastre su misura (produzione su commessa), a partire dalle specifiche e dai disegni forniti dall’utente, o la creazione di prodotti standard da mettere in stock in magazzini distribuiti sul territorio per essere fornite direttamente o dopo ulteriori lavorazioni. Per rispondere a questa varietà di esigenze, l’azienda ha definito processi di produzione dinamici e flessibili per permettere di soddisfare richieste su misura anche di piccole quantità, attraverso la ricerca di soluzioni tecniche ed economiche ottimali.
Fondata nel 1980 da Vitale e Angelo Moretti, fra gli anni ‘90 e il 2000 Pollyù si è diversificata con la produzione di materiale plastico (olicarbonato alveolare), a partire dall’esperienza nel settore lattonerie (taglio e piegatura lamiere). Dopo l’allestimento di una sola linea d’estrusione, l’azienda si è sviluppata fino alle attuali 13 linee ed è andata ad occupare un’area complessiva di circa 10mila metri quadri. Nel 2001 la società è stata suddivisa in più siti produttivi, dislocati sul territorio nazionale, in modo da specializzare la produzione di ogni singolo prodotto. Nel  2002, anno in cui l’azienda ha ottenuto la certificazione ISO9001:2000, tre dei siti produttivi sono stati messi in collegamento grazie ad una “internet infrastructure company”, basata su tecnologia Cisco, che permette il controllo, il flusso dati e la comunicazione tra i vari siti produttivi interamente gestito dalla nuova sede centrale di Sedriano, in provincia di Milano.
“Fino al 2004 avevamo però un vecchio sistema gestionale in Cobol non più compatibile con la nuova dimensione dell’azienda, le sue prospettive di sviluppo e le sue crescenti esigenze di flessibilità”, ricorda Pianta. Nel tempo i dipendenti erano infatti raddoppiati per arrivare a circa 120 e il fatturato cresciuto fino a 26 milioni di euro. Pur restando nella categoria delle Pmi, l’azienda guarda oggi con attenzione al mercato estero e fa della flessibilità e della qualità il suo punto di forza.
Un gestionale, rigido e scarsamente integrato, che richiedeva costosi interventi di manutenzione anche per cambiare una configurazione di stampa non era dunque più accettabile.
Per la selezione del nuovo software ha funzionato, come spesso accade per questa tipologia di impresa, soprattutto il passaparola, anche se sono stati presi in esame più fornitori. Alla fine l’ha spuntata Indis (www.indis.it) con il suo Erp Visual Space 7.0.  “Le ragioni della scelta sono state soprattutto la capacità di colloquio che ci aspettavamo da una media impresa verso un’altra media impresa, capace di ascoltare e di essere reattiva; le aspettative sono state mantenute anche grazie a un personale disponibile e flessibile”, spiega Pianta, che non nasconde come il fattore costo sia stato un ulteriore elemento di decisione rispetto ad altre soluzioni esaminate.
E anche il fatto che a giugno 2005 Indis sia entrata a far parte di un grande gruppo di software e servizi di livello europeo, presente in nove paesi e quotato alla borsa di Francoforte come  Brain Force, non ha comportato cambiamenti nelle buone relazioni con il fornitore.
Il progetto, che ha coinvolto tutte le aree aziendali esclusa la produzione dove è stata mantenuta, integrandola, la precedente soluzione,  è partito nella primavera del 2004. Il sistema è entrato in produzione nel gennaio 2005 con una fase di rodaggio conclusa entro marzo 2005, per un costo complessivo inferiore ai 50mila euro, comprese le personalizzazioni, che hanno riguardato aspetti specifici, come ad esempio la necessità di particolari etichette per identificare i prodotti a magazzino. Non sono invece stati necessari investimenti nell’hardware, che era stato rinnovato contemporaneamente al recente ampliamento dell’azienda. Oggi l’applicazione installata sul server di sede viene utilizzata da circa 50 utenti dislocati nelle tre sedi che operano con dati disponibili in tempo reale. La nuova soluzione ha consentito anche di gestire il controllo qualità, che il sistema precedente non presidiava, ma che è diventata indispensabile dopo il conseguimento dellla certificazione Iso9000.
Una possibile estensione del sistema potrebbe riguardare, secondo Pianta, la produzione per operare in un unico ambiente, così da consentire un’ integrazione totale dei processi dall’ordine alla spedizione.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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