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Plm metodologie e soluzioni a sostegno della competitivita’

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Plm metodologie e soluzioni a sostegno della competitivita’

02 Set 2004

di Cristina Pontiggia

La capacità di gestire in modo coerente e integrato tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto è un elemento centrale della capacità competitiva delle aziende manifatturiere. Ed è anche fondamentale per sviluppare quel tipo d’innovazione che nasce da un processo sistemico e continuo e che sola può garantire una competitività difendibile nel tempo

Oggi più che mai, il successo di un’azienda manifatturiera dipende dall’avere una produzione innovativa e di qualità, condizione che assume un’importanza strategica in quanto capace di garantire un margine di competitività sostenibile negli anni. Dai prodotti dipende il successo o il fallimento di una strategia di mercato, e quindi i profitti o le perdite di un’impresa. E se rispondono ai requisiti della domanda e ne soddisfano i bisogni, impliciti o espliciti, sono premiati dal mercato e si trasformano in brand vincenti. Le aziende manifatturiere che hanno afferrato il problema, pongono quindi il processo di sviluppo dei prodotti al centro degli elementi di differenziazione e di vantaggio competitivo. Capire come migliorarlo, renderlo più flessibile ed introdurvi l’elemento collaborativo, sia al di fuori sia all’interno dell’azienda, diventa un fattore di evoluzione dell’impresa.
Questo processo comprende metodologie, operazioni e informazioni che arrivano dalle diverse divisioni aziendali e che, supportate dall’Ict, si sommano ed integrano per dar vita al cosiddetto ciclo di vita di un prodotto. Ciclo che deve essere gestito in modo da contenere i costi operativi, ma anche in modo da rendere possibile ed avviare uno sviluppo modificabile, in grado di rispondere ai più disparati requisiti che giungono ai laboratori di ricerca e sviluppo.
Le tecnologie It indirizzate allo sviluppo dei nuovi prodotti nascono con le applicazioni Cad (Computer aided design), che sono tuttora strumenti ricchi di funzionalità per l’attività di progettazione. Per poter gestire la grande mole di informazioni generate dai sistemi Cad e poterli utilizzare in diversi contesti (ad esempio, per l’assistenza post-vendita), si è sviluppato il concetto di Pdm (Product data management). Unendo le fasi di progettazione, di produzione e delle operazioni a supporto del prodotto si giunge al concetto di Plm, Product lifecycle management (vedi figura). Le soluzioni Plm non solo forniscono gli strumenti necessari per seguire un prodotto in tutto il suo ciclo di vita, dalla concezione fino alla produzione e al ritiro dal mercato, ma soprattutto abilitano i processi collaborativi, interni ed esterni all’impresa, in grado di sostenere, di questo ciclo, tutte le fasi.
Il Plm non è quindi l’evoluzione del Pdm o del Cad, ma un insieme di tutte le applicazioni che intervengono nella vita di un prodotto, dalla concezione alla manutenzione e assistenza. Comprende soluzioni che vanno dall’Mrp (Material resource planning) e dal Bom (Bill of material), al Cpm (Collaborative production management) e giungono a toccare il Crm. Il supporto del Plm è quindi trasversale a tutta la catena del valore. Definibile come una sorta di ‘motore’ del business delle imprese manifatturiere, è una famiglia di applicativi che gestisce tutte le attività concernenti prodotti, processi e innovazione.

L’equilibrio tra innovazione e successo
“Il processo di sviluppo di un nuovo prodotto – spiega Enzo Baglieri, direttore area Produzione e Tecnologia di Sda Bocconi – rappresenta l’insieme delle attività che l’impresa pone in essere per tradurre un’idea originale in un bene che si possa commercializzare. La generazione d’innovazione consiste, secondo le definizioni più condivise, nell’uso di una nuova conoscenza, oppure nell’impiego originale di competenze esistenti, per offrire un prodotto le cui nuove caratteristiche o il cui miglioramento prestazionale soddisfino le aspettative del cliente”. Baglieri osserva inoltre che le logiche di divisione del lavoro nei grandi laboratori R&S sono state progressivamente abbandonate perché non più adeguate al contesto ambientale e alle dinamiche competitive, sostituite da un modo di organizzare e gestire il processo di sviluppo del prodotto “…che premia la flessibilità, la velocità e la capacità di integrare conoscenze e tecnologie, spesso distanti o collaterali alla matrice tecnologica originaria del prodotto”.
L’innovazione impatta sugli equilibri logistici e produttivi, costa e non è priva di rischi, non potendo, di per sé, garantire il successo. Tuttavia, anche se la spesa pubblica per la ricerca e sviluppo in Italia è solo lo 0,53% del prodotto interno lordo (contro la media europea dello 0,67%), e anche quella privata è inferiore rispetto agli altri paesi europei, per Baglieri: “Il sistema italiano rappresenta l’archetipo del sistema industriale che si basa sull’innovazione continua”. Infatti, nonostante la riduzione degli investimenti in ricerca e lo scarso numero di laureati e di brevetti depositati, il lancio di nuovi prodotti sul mercato vede l’Italia al primo posto in Europa, tanto che il 13,5% del fatturato del settore manifatturiero è determinato da prodotti nuovi.
Baglieri spiega questa contraddizione con il fatto che sebbene il mercato italiano presenti continuamente novità, non si tratta di un’innovazione che determina uno standard di prodotto: “Tant’è che ci stiamo indebolendo molto sulle competenze tecnologiche specifiche, in quanto si acquistano anziché crearle. L’Italia è capace di innnovare i prodotti per creatività, ma rischia di non disporre più del necessario know how da trasferire sui prodotti stessi”. La conclusione di Baglieri è che si può parlare d’innovazione di successo solo: “…quando l’innovazione è il risultato di un processo sistemico e continuo, ma anche di un processo efficiente e monitorato, un processo che possa generare flussi di cassa difendibili nel tempo. E richiede la progettazione di un vero e proprio sistema aziendale”.

Plm un mercato destinato a crescere
Se lo sviluppo di nuovi prodotti deve essere sempre più considerato come flusso sistemico, è altresì vero che le imprese devono dar vita ad un’organizzazione e ad un’infrastruttura informatica che possano gestire l’intero ciclo di vita di un prodotto. La risposta a queste tematiche è racchiusa appunto nel Plm; soluzione cui, però, devono essere abbinate delle strategie adeguate.
Dal punto di vista del mercato, sembra che questo messaggio sia stato recepito dall’industria. Secondo gli analisti Daratech, il comparto delle soluzioni It per lo sviluppo di nuovi prodotti ha un valore potenziale, cioè comprendente non solo il software, ma i servizi di integrazione e quelli legati allo sviluppo di soluzioni personalizzate, che nel 2003 sarebbe stato di 31 miliardi di dollari. Per le sole soluzioni Plm, quest’anno, le previsioni dell’istituto statunitense indicano in oltre 8,6 miliardi di dollari il valore degli investimenti delle aziende manifatturiere, con una crescita del 5% sul 2003. Una tendenza che dovrebbe migliorare ancora nei prossimi anni. Infatti, gli analisti Daratech stimano da qui al 2008 una crescita media annua del del comparto dell’ordine dell’8%.
Altro fatto fondamentale per la crescita del Plm è l’integrazione e l’interoperabilità con i sistemi gestionali, o Erp, secondo un percorso evolutivo che porterà le due famiglie di soluzioni per le aziende manifatturiere a diventare una cosa sola, un unico sistema informativo che prenderà il nome di Enterprise management system. Un punto d’arrivo che Daratch vede vicino, già entro il 2005.

Le tre fasi del ciclo di vita di un prodotto

Fonte: Gartner, marzo 2004

Cristina Pontiggia

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