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Open source: piccole applicazioni crescono

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Open source: piccole applicazioni crescono

05 Dic 2005

di Valentino Lorenzi

Dopo sistemi operativi e middleware è giunto il momento di Erp e Crm con progetti che incominciano ad avere un interessante livello di penetrazione anche nel nostro paese. Nella foto Giovanni Vota Direttore del progetto Job di Sun

Il mercato delle soluzioni open source sta maturando anche in Italia, anche se ancora con qualche reticenza. Ormai considerata dalle aziende un’alternativa valida nell’ambito dei sistemi operativi e middleware, la soluzione open si sta lentamente imponendo anche nel settore applicativo. Certo, è ancora presto per considerare significative le installazioni degli Star Office di Sun Microsystems (http://it.sun.com/staroffice/) e degli OpenOffice (http://it.openoffice.org) mentre, da ciò che abbiamo registrato ascoltando terze parti e clienti, se si parla di Erp e Crm, il progetto open di Compiere [l’Erp open source che integra funzionalità di Crm, sviluppato dall’omonima società americana, www.compiere.org] sta cominciando a essere un fenomeno interessante anche in Italia.
L’applicativo viaggia spedito verso il milione di download a livello mondiale e deve il suo successo alla integrazione di una soluzione gestionale con un Crm, alla sua funzionalità, ovviamente al costo ridotto e, almeno in Italia, al lavoro di aggregazione svolto da Sun Microsystems con il progetto Java Open Business (Job). Il portale www.javaopenbusiness.it, giunto al suo primo anno di età, è il polo in cui si vanno concentrando la domanda e l’offerta italiana quando si pensa open source. Oltre alla lista di terze parti e sviluppatori, infatti, vi si trova un interessante elenco di aziende che hanno deciso di “sposare la causa” e guardano agli applicativi open come parte attiva nell’evoluzione del proprio business.  “La sezione dedicata a Compiere – afferma Giovanni Vota, direttore del progetto Job di Sun – è sicuramente la più seguita in questo momento. D’altronde le soluzioni più richieste riguardano proprio le aree applicative dell’Erp e del Crm perché sono le più strategiche per ogni tipologia di azienda e perché finalmente ci si è resi conto che gli applicativi open in quest’ambito sono validissimi”.

Motivazioni che non ti aspetti
Un’alternativa basata su Compiere diventa, allora, interessante per le piccole e medie imprese italiane intenzionate a rinnovarsi e la motivazione non è esclusivamente il costo ridotto. Consideriamo, per esempio, Prisma (www.prisma-srl.it), azienda di Montemurlo (Po) con una decina di dipendenti che commercia strumenti di misura, apparecchiature analitiche e sistemi di pesatura: “Abbiamo deciso di migrare a Compiere su database Oracle non perché il nostro gestionale non fosse altrettanto valido – precisa Matteo Sarti, responsabile dei sistemi informativi di Prisma – ma perché non mi sentivo adeguatamente seguito”. Si scopre così che, a detta di tutti gli interpellati, le caratteristiche di una soluzione aperta sono la velocità e la facilità di personalizzazione e il poter contare su un valido supporto. Affermazioni, queste, che potrebbero stupire: come fa un’applicazione realizzata da un network decentrato ed eterogeneo di sviluppatori a poter fornire un valido supporto? “Nei forum e nei siti dedicati – prosegue Sarti – trovo tutto quello di cui ho bisogno, spiegazioni, documentazione e aggiornamenti”. Ma, per qualche responsabile dei sistemi informativi competente e appassionato per un fai-da-te sicuro c’è anche una folta schiera di chi non se la sente, o semplicemente non ha tempo, per risolvere i problemi da sé. È qui che il ruolo del partner tecnologico diventa fondamentale. È nel preciso tuning della soluzione e nel servizio puntuale e reattivo che risiede tutto il valore del business del partner tecnologico. “Le aziende sono un divenire continuo in termini di processi – afferma Paolo Ricchiuto, presidente di Tai (www.tai.it), storico integratore toscano di Sun Microsystems – hanno bisogno di risposte chiare ma soprattutto efficaci e devono essere libere di modificare la propria infrastruttura It velocemente, adeguandola alle proprie necessità di business. Una soluzione open permette di soddisfare subito un bisogno tecnologico immediato per poi decidere di buttarla via e installarne un’altra quando il bisogno è cambiato, il tutto a costo bassissimo. Ormai non è il costo la prima motivazione per il passaggio all’open source ma, piuttosto, la volontà di cambiare e di scegliere una soluzione alternativa che permetta alle aziende di riprendere il controllo sulle loro infrastrutture. Anzi, l’open source è a mio avviso realmente l’ultima spiaggia per le aziende per poter padroneggiare i propri strumenti informatici e per tornare competitivi”.

Riprendersi l’It
E questa voglia da parte delle aziende di essere parte attiva nella scelta delle proprie soluzioni It è confermata anche da Vota di Sun: “Java Open Business cresce soprattutto grazie al passaparola tra i clienti, attraverso un ‘sistema virale di comunicazione’. In questo nuovo modello di business non esiste più la struttura gerarchica tradizionale (vendor, terza parte, cliente) ma ci troviamo, piuttosto, di fronte a un modello cooperativo, un network, in cui ogni attore è parte attiva del processo di costruzione del business, di realizzazione di un progetto. Così capita che sia il cliente che interpella il partner più vicino per chiedergli di preparare un progetto open”. A validare la tesi che open source faccia rima con innovazione e competitività, c’è la constatazione che i settori maggiormente permeati di sistemi operativi, middleware e applicativi open sono il Telco e il Finance. “È sul bancario che vantiamo le installazioni open più importanti” afferma Christian Ferrari, technical account manager per i progetti open di Primeur (www.primeur.com). L’integratore di Genova, con sedi sparse in tutta Italia, è un partner storico di Ibm e, anche se il fatturato open è ancora una briciola sul totale,  lavora ad ampio spettro su questo mercato. “Eseguiamo progetti infrastrutturali, integrazione, formazione e servizi di gestione e manutenzione dei sistemi open – prosegue Ferrari -. In particolare, abbiamo partecipato allo storico progetto della Banca Popolare di Milano dove abbiamo realizzato un’infrastruttura di rete open per far comunicare circa 6mila macchine, di cui un 10% server. Attualmente l’help desk e il trouble ticketing sono gli ambiti su cui stiamo lavorando di più”. Anche il servizio di supporto ha risvolti interessanti: “Il supporto serve a quei clienti che hanno una varietà estremamente eterogenea di distribuzioni e applicativi open installati in tempi e da partner diversi – afferma Ferrari -. In questo caso il problema è che i clienti medio-piccoli non si aspettano che un certo tipo di supporto, un facility management con Sla ben definiti, possa costare così tanto. Per evitare l’outsourcing, piuttosto preferiscono assumere una persona. Questo perché i parametri di questo tipo di servizio non sono quantitativi ma qualitativi e, purtroppo, la percezione del cliente è ancora legata alla quantità di ciò che gli vendi”.

Progetti in evoluzione
E, intanto, Prisma prosegue nella realizzazione del suo progetto open. “Dopo aver concluso, con l’aiuto del partner Mayking l’implementazione di Compiere – afferma Sarti – sarà la volta del database. Entro marzo del prossimo anno passeremo a PostgreSql come database, installeremo anche SugarCrm per farlo usare alla forza vendita da remoto e, infine, lavoreremo sui client per eliminare Windows e Office a favore di SuSe con OpenOffice”. Ma è possibile che sia così tutto rose e fiori? “Effettivamente – ammette Sarti – ho avuto delle resistenze in azienda da parte dei dipendenti. L’utente medio si affeziona alla schermata del software che usa ogni giorno e sa cosa deve aspettarsi anche se poi, come ho potuto misurare, il tempo medio di utilizzo di Compiere è decisamente più basso rispetto al precedente gestionale, e questo è un parametro facilmente comprensibile dall’utente. Inoltre, se dobbiamo cercare un limite degli applicativi open, purtroppo le software house non possono definire una direzione strategica precisa per lo sviluppo. Le evoluzioni degli applicativi open sono basate esclusivamente sulle richieste degli utenti e, se da una parte questo mantiene alto il livello di personalizzazione, dall’altra ci obbliga a bruschi cambiamenti di rotta. Avevo scelto Oracle, infatti, proprio perché inizialmente Compiere lo considerava come il database di riferimento, successivamente le cose sono cambiate e ho dovuto pensare a una alternativa. Per questo è fondamentale essere seguiti da un partner attento e dinamico”. Non più una questione di puro risparmio, dunque, per le Pmi italiane, ma, piuttosto, una curiosa attenzione alle alternative open, con la dovuta cautela, per poter dare una scossa al proprio business e liberarsi di contratti di licenza vincolanti. Ma la diffidenza è ancora alta ed è difficile digerire un costo del servizio per niente inferiore a quello del software proprietario. È, ancora una volta un problema di approccio culturale, esattamente lo stesso che riguarda l’utente finale abituato a lavorare con Office su Windows. “I due approcci, open e proprietario, devono continuare a convivere – conclude Ferrari – con la differenza che un progetto open deve essere visto, dal partner e dal cliente, come un vero progetto di evoluzione temporale del business secondo cui si parte con una base integrativa open per poi aggiungere altri tool o migliorare quelli già implementati”. Esattamente come ha fatto Prisma.

Giovanni Vota
Direttore del progetto Job di Sun

Paolo Ricchiuto
Presidente di Tai

 

Christian Ferrari
Technical account manager per i progetti open di Premiur

 


L’OPEN SOURCE? ANCHE PER LA SOFTWARE INTEGRATION
Integrazione fra piattaforme operative diverse, massima interoperabilità fra le applicazioni software. L’imperativo non è solo delle grandi imprese, ma è (a diversi livelli) di tutte le organizzazioni aziendali e fra le strade per arrivare al nuovo paradigma delle architetture informative, le Soa, c’è anche l’open source. Un nuovo guanto di sfida alle classiche suite di integrazione di Ibm & C. è stato lanciato a inizio settembre da tre comunità aperte quali ObjectWeb Celtix (il consorzio che lavora sull’Enterprise Service Bus open source promosso da Iona Technologies), ServizMix (ambiente di toolkit Enterprise Service Bus e Soa costruiti sulle specifiche della Java Business Integration e rilasciate sotto il cappello di Apache) e Synapse (progetto open source di Apache Incubator mirato alla creazione di un framework di mediazione per i Web service), unitesi nel segno di uno scambio reciproco di codici e della totale interoperabilità a livello di piattaforma di sviluppo. Cosa comporterà per gli utenti questa alleanza? I diretti interessati promettono innanzitutto sostanziali passi in avanti verso la creazione di un’estesa e più coesa comunità open source dedicata alla creazione di infrastrutture Soa basate su Web services. Il messaggio è espressamente rivolto agli sviluppatori e ai system integrator, cui si aprirebbero ulteriori opportunità di intervento nell’area dell’integrazione fra differenti isole di dati. La prospettiva, a detta degli esperti di settore, è quella di dare un nuovo volto all’implementazione di business applications all’insegna di soluzioni aperte e del tutto “legate” fra di loro, così come sta avvenendo da qualche tempo in area database e application server.  (G.R.)

Valentino Lorenzi

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