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Flessibilità e italianità: la ricetta di Keen Consulting

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Flessibilità e italianità: la ricetta di Keen Consulting

28 Ago 2013

di Arianna Leonardi

Il consulente It specializzato in soluzioni enterprise e servizi di project management punta tutto su una struttura giovane, snella che vuole essere vicina alle esigenze della Pmi italiana. A due anni dalla fondazione, ha guadagnato il consenso di una cinquantina di clienti attraverso un approccio sartoriale che aiuta le aziende a mappare i processi e trarre il massimo valore dai sistemi informativi.

Nel quadro attuale di business, dove velocità, flessibilità ed efficienza rappresentano i fattori chiave di competitività, cresce l’interesse delle aziende per soluzioni di Enterprise resource planning, Business intelligence e Customer relationship management, nonché per i modelli agili di gestione dei progetti, dove il ridisegno dei processi permette di raggiungere nuove frontiere di risparmio e ottimizzazione.

Keen Consulting, consulente It specializzato in soluzioni enterprise (è partner di Infor per le tecnologie Erp, Bi e Crm) e servizi di Project management, opera in questo scenario, rivolgendosi alle Pmi italiane (fatturato compreso tra i 20 e i 500 milioni di euro) del settore manifatturiero.

Nata in un periodo di piena crisi per l’economia mondiale (è stata fondata due anni fa), ama definirsi “un’azienda in controtendenza”, caratterizzata da una struttura snella (poche decine di persone, con quattro nuove assunzioni di neo-laureati lo scorso maggio-giugno) e da un motto, “Excellence in action”, che esprime il concetto di qualità portata all’interno di un contesto dinamico.

Pierluigi Montanaro, presidente di Keen Consulting

“Siamo una società giovane – racconta Pierluigi Montanaro, presidente di Keen Consulting – sia per storia sia per età media dei dipendenti, che si aggira attorno ai 32 anni, ma la comprovata expertise del nostro management, proveniente da realtà multinazionali, ci permette di vantare una seniority di tutto rispetto. Il nostro obiettivo è portare la qualità offerta dalle maggiori corporation, monolitiche e strutturalmente rigide, in un contesto di flessibilità, richiesta dal mercato, e soprattutto di ‘italianità’. Le nostre aziende hanno peculiarità e logiche tipiche, che difficilmente sono capite dai player internazionali: i tempi di pagamento, che nel nostro Paese spesso e volentieri superano i 60 giorni, sono un indicatore esemplare del gap che ci separa dalle altre nazioni”.

Ecco allora che il consulente, strenuo difensore dell’ingegno made in Italy, che vanta all’attivo una cinquantina di clienti e un tasso di abbandono dello 0%, si pone nel ruolo di “mediatore” tra il vendor multinazionale e il cliente locale, costruendo, secondo un approccio sartoriale, una soluzione ad hoc tarata sulle esigenze specifiche.

“Il nostro modus operandi – precisa Montanaro – è lontano dal ‘vendi e fuggi’, ma punta piuttosto a instaurare una partnership collaborativa con il cliente a medio-lungo termine. La consulenza che offriamo apre una finestra temporale sul futuro evolutivo dell’azienda di circa tre anni (anche se i nostri singoli progetti hanno un ciclo di vita decisamente inferiore). Allo stesso tempo, cerchiamo di non essere dei ‘colonizzatori’, ovvero di rendere l’azienda autonoma nelle attività di tipo operativo, attraverso corsi di formazione (finanziabili con i fondi sociali) e la nomina di ‘key-user’ [dipendenti incaricati di diffondere i nuovi modelli all’interno dell’organizzazione, ndr]”. 

Nello specifico, l’attività di Keen Consulting funge da “anello di congiunzione” tra i consulenti tradizionali di Business-Process Engineering (Bpe), come Accenture o McKinsey, e l’implementazione tecnologica vera e propria nell’ambito di progetti di Ict.

“Il nostro compito – chiarisce il presidente – è, innanzitutto, mappare e ottimizzare i processi del cliente, aiutandolo a trarre il massimo valore dall’utilizzo dei propri sistemi informativi: non ci occupiamo di ridisegnare le infrastrutture. Le nostre professionalità, infatti, sono per il 45% business consultant, per il 30% consulenti applicativo-funzionali e solo per il 25% informatici ‘puri’ (developer and technical consultant)”.

Proprio in virtù di questo focus sui processi,  l’interlocutore tipico di Keen Consulting all’interno delle aziende diventa il top management, mentre la comunicazione con il middle-management e l’operativo diventa difficoltosa, perché faticano a comprendere il ruolo “strategico” e non “tecnico” del consulente.“Le maggiori resistenze – lamenta in conclusione Montanaro – ci arrivano proprio dal dipartimento It, che in Italia è a nostro avviso, parlando in generale, ancora lontano da una visione di business e tende ancora ad occuparsi soprattutto di questioni di ordine prettamente tecnologico”.

Arianna Leonardi

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