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Erp: sono soldi spesi bene?

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Erp: sono soldi spesi bene?

02 Ago 2004

di Luciano Barelli

Non sempre le aziende sono soddisfatte degli investimenti fatti in soluzioni Erp. Ma per Accenture, più che dalla qualità dei pacchetti, il problema dipende dalla mancata attivazione dei “driver” del valore, che sono: integrazione, ottimizzazione dei processi, standardizzazione e la capacità di trasformare i dati in conoscenza

Il valore per l’azienda degli investimenti in soluzioni Erp è sempre stato oggetto di discussione. Oggi che queste soluzioni si sono diffuse, si potrebbe pensare che tutti siano d’accordo sulla validità di tali investimenti. Invece, molte sono ancora le posizioni critiche espresse da analisti ed ‘addetti ai lavori’. Ad esempio, Bruce Richardson, vicepresident di Amr Research, ha pubblicamente dichiarato che “Nessuno è mai stato capace di dimostrare alcun vantaggio economico dall’installazione di un Erp”, e su FT.com, la newsletter web del Financial Times, si legge che: “Più della metà delle aziende che hanno un Erp non hanno ottenuto alcun ritorno dai loro investimenti”.
Cerchiano allora di mettere a fuoco l’argomento con Michele Maggiorotti, partner di Accenture Italia, responsabile dell’area Communication & High Tech.

ZeroUno: Andiamo al cuore della questione: installare un Erp genera valore per le aziende oppure no?
Maggiorotti:
A questa domanda vorrei rispondere prendendo spunto da una recente indagine che la nostra unità, l’Accenture Institute for Strategic Change ha condotto sui top manager di 163 società di diversi paesi e settori d’industria che hanno implementato un Erp e che intendeva verificare il grado di raggiungimento, ad installazione completata, degli obiettivi originari. Ebbene: l’indagine dimostra in modo oggettivo che il ritorno degli investimenti in termini di valore aziendale percepito è effettivamente medio o addirittura medio/basso.

ZeroUno: Buona parte di chi ha installato un Erp ritiene quindi di non aver ben speso i propri soldi?
Maggiorotti: In effetti è così. L’implementazione è spesso un successo dal punto di vista tecnico, ma ciò viene percepito come un vantaggio per l’azienda solo in caso di eventi epocali come l’euro o l’anno 2000, o in occasioni di fusioni e acquisizioni, specie se il modello nazionale deve essere sostituito con uno internazionale. In questi casi l’apporto di un Erp viene percepito come fondamentale. In tutti gli altri casi, viene visto come parziale e le aziende hanno la sensazione di non aver speso bene i loro soldi. C’è però da aggiungere che dall’indagine citata è emerso che i benefici non sono immediati, ma molto diluiti negli anni. Infatti le aziende del campione nel primo anno hanno raggiunto solo il 36% dei benefici previsti, il 29% è stato raggiunto nel secondo anno e per un altro 15% è stato necessario attendere fino a 4 anni. Ciò perché i benefici sono tanto maggiori quanto più l’implementazione è estesa, coprendo non solo il backoffice ma anche il front end e le risorse umane, cosa evidentemente non realizzabile dall’oggi al domani.

ZeroUno: Questo significa che basta dar tempo al tempo e tutti saranno, chi più chi meno, soddisfatti?
Maggiorotti:
Non sempre. Ciò avverrà solo a certe condizioni. La prima è che da parte della direzione dell’azienda vi sia una continua attenzione alla valorizzazione nel tempo dei benefici prodotti dalle soluzioni installate. Ma spesso il management, preso dalla routine delle incombenze quotidiane, una volta terminato il processo d’implementazione non si preoccupa di monitorare periodicamente i risultati e controllare l’andamento del progetto. Il punto è che certe cose non avvengono da sole: l’indagine mostra chiaramente la correlazione esistente tra risultati raggiunti e il monitoraggio messo in atto, con relativa presa in carico del processo da parte della funzione controllante. Infatti il 31% delle aziende che hanno monitorato gli indici relativi ai principali benefici attesi hanno raggiunto i risultati con significativo anticipo rispetto a quelle che non hanno attuato nessun processo del genere.

ZeroUno: Ma ci sono ragioni oggettive perché alcune aziende possano trarre benefici dagli Erp e altre no?
Maggiorotti: Una soluzione Erp fornisce valore nella misura in cui sono attivati quelli che definiamo i “driver” del valore, ossia l’integrazione di dati e processi per tutta l’azienda, l’ottimizzazione dei processi realizzata tramite la scelta di best practice e la standardizzazione, nonchè la trasformazione dei dati grezzi in ‘contenuto informativo’ per i decisori aziendali. Tanto più questi driver sono attivati nelle varie divisioni aziendali, tanto maggiore è il valore per l’azienda.

ZeroUno: Questo discorso vale anche per le imprese italiane?
Maggiorotti: Certamente. Anzi, la parte riguardante il monitoraggio del progetto è vera soprattutto in Italia, dove in genere il management non ha molta predisposizione a gestire tutte le leve dell’investimento, in particolare a fare business case che identifichino tutti i risultati attesi dall’investimento e a monitorare continuamente lo stato di avanzamento del progetto. Questo a nostra esperienza non viene quasi mai fatto. Così succede, ad esempio, che si installino soluzioni di collaborazione con i fornitori senza modificare i parametri premianti dei responsabili degli acquisti, che pertanto continuano ad essere incentivati unicamente sulla riduzione dei costi che riescono a spuntare dai fornitori.

ZeroUno: Ai fini del successo di un Erp in termini di valore per l’azienda, è meglio puntare sulle best practice o sulla personalizzazione spinta?
Maggiorotti: Bisogna capire quali sono le peculiarità di processo che forniscono veri vantaggi competitivi. Secondo la nostra esperienza, queste peculiarità non sono mai molte, perciò le aziende dovrebbero guardare alle implementazioni presso altre imprese di successo nel loro stesso settore e liberarsi di processi macchinosi e obsoleti. Gli avversari delle best practice sostengono che sono elementi di rigidità, ma non è sempre così. Bisogna distinguere rigidità da rigore. Le best practice sono processi rigorosi e andrebbero installate eliminando tutte le eccezioni tranne quelle che forniscono un reale vantaggio competitivo. Così si semplificano i processi e si tiene sotto controllo la spesa perché si impedisce il moltiplicarsi di modifiche fatte per soddisfare i vari utenti. Ciò significa un continuo confronto con gli utenti, ma se non si è convinti che le eccezioni devono essere limitate al minimo è inutile installare un Erp. A conferma di tutto ciò, l’indagine ha chiaramente dimostrato che il valore percepito è tanto maggiore quanto minori sono state le personalizzazioni.

ZeroUno: In che misura la visibilità che ha il top management del valore dell’investimento Erp condiziona la politica degli investimenti in It?
Maggiorotti: Visto che l’It viene vista in generale come un investimento che non porta benefici particolarmente evidenti, la spesa relativa viene gestita con l’obiettivo di ridurre i costi quanto possibile, in particolare puntando sulla riduzione del costo per unità di servizio, senza nessun legame con la qualità del servizio stesso. Si tratta di un approccio miope, un imbarbarimento del mercato It perché genera una spirale verso il basso da cui poi è difficile uscire.

I benefici percepiti con l’Enterprise Solution
Campione: ricerca su 163 società di diversi paesi (USA, Europa, Australia) e settori d’industria

Fonte: The Return of Enterprise Solution- The director’s Cut(Accenture Institute for Strategic Change)

Luciano Barelli

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