API economy, cos’è e perché è così importante nella digital transformation

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API economy, cos’è e perché è così importante nella digital transformation

Oggi le interfacce di programmazione applicativa rappresentano il motore tecnologico principale per lo sviluppo di prodotti e servizi digitali evoluti, oltre che uno strumento indispensabile per implementare strategie commerciali omnicanale, capaci di creare nuovo valore per il business

13 Mag 2020

di Giorgio Fusari

La digital transformation ha innovato in maniera dirompente l’information technology. La trasformazione digitale ha permesso di modernizzare l’IT introducendo paradigmi di gestione e fruizione delle infrastrutture informatiche come il cloud computing. Ma, soprattutto, la digital transformation ha consentito la nascita e lo sviluppo di nuovi modelli di business: e la cosiddetta “API economy” si può a tutti gli effetti annoverare tra questi modelli innovativi. Un paradigma di business che utilizza le API (application programming interface) come chiave principale di comunicazione di un’azienda con i propri clienti, e come strumento per raggiungerli attraverso prodotti e servizi caratterizzati da un contenuto tecnologico sempre più elevato.

A quali risultati economici abbia portato l’applicazione sistematica delle API elevata a modello di business è sotto gli occhi di tutti: basterebbe ricordare i milioni di app che popolano store online come quelli di Google o Apple, e che tramite API connettono tra loro funzionalità e servizi realizzati da società diverse. Ma è forse più significativo richiamare l’intuizione visionaria del CEO di Amazon Jeff Bezos, diramata a tutti i dipendenti dell’azienda nel 2002, e contenuta in quello noto come “Amazon API Mandate”: nel messaggio Bezos comunicava che, da quel momento in poi, sarebbe diventato mandatorio esporre tramite API tutti i dati, applicazioni e asset IT. Quell’intuizione ha portato AWS dove è oggi, sviluppando un business miliardario.

Nella API economy, i servizi e app basati su API possono generare nuove fonti di fatturato per le organizzazioni che li implementano. Tuttavia, consentendo la connessione tra applicazioni e servizi diversi, le API, nell’ottica delle moderne strategie omnicanale, permettono anche di collegare ogni touchpoint e canale d’interazione, portando alla creazione di nuovo valore fruibile da parte dall’utilizzatore finale. Attraverso le API diventa possibile arricchire l’esperienza d’uso dei servizi che i consumatori vivono online, rendendola più completa, personalizzata, appagante.

Sviluppo software e API economy

Il software ha rappresentato, e continua più che mai a costituire, uno degli elementi cruciali nel processo di digital transformation: sullo sviluppo software si fonda anche l’evoluzione delle API. Le interfacce di programmazione applicativa permettono di esporre un insieme di funzioni di un’applicazione, che uno sviluppatore può utilizzare per integrare e interconnettere un’altra applicazione e scambiare dati.

L’uso delle API permette di semplificare il processo d’integrazione, aiutando a ridurre errori e a risparmiare tempo di programmazione. Questa accezione prettamente tecnica della API, intesa come insieme di librerie, codice, protocolli, tool, documentazione, specifiche, con la diffusione della API economy, viene elevata a modello di business: nello scenario della API economy, un’impresa ha l’opportunità di estendere i propri canali commerciali e incrementare il business, condividendo, in maniera controllata, parte dei propri dati, funzionalità, servizi, attraverso l’esposizione di API rilasciate in modalità pubblica per l’utilizzo da parte di società terze.

Estendere il business con la API economy

Nel settore retail, l’uso di API permette di espandere il business di supermercati, store e negozi in molti modi: attraverso una API, un retailer è in grado di condividere i dati sulla posizione di tutti i propri negozi sul territorio con una app di geolocalizzazione, per facilitare i consumatori nel raggiungere quello più vicino a loro; ancora, una API di magazzino può fornire informazioni in tempo reale sulla disponibilità di un prodotto, ad esempio un capo d’abbigliamento, allo shopper che sta navigando, via web o sul canale mobile, in un sito di e-commerce; ed anche permettergli di sapere quanti pezzi di quel capo sono rimasti nello stock, di che colore sono, e quali taglie sono disponibili.

Uno dei più chiari esempi di quali possano essere le opportunità di monetizzazione dei servizi digitali, realizzabili implementando nella propria organizzazione l’economia delle API, è la digital transformation che sta compiendosi nel mondo bancario, attraverso una rivoluzione che viene oggi chiamata open banking.

L’open banking è destinato a stravolgere sempre più il tradizionale scenario competitivo nel mondo dei servizi finanziari, ed è reso possibile da vari fattori, tra cui vi sono l’innovazione tecnologica nelle API, che punta verso API standardizzate, ma anche le innovazioni introdotte con l’evoluzione delle normative, come la direttiva europea PSD2 (Payment Services Directive 2), in vigore dal 14 settembre 2019, che ha l’obiettivo di modernizzare il mercato dei servizi di pagamento e sviluppare maggiore concorrenza al suo interno.

In particolare, con la direttiva PSD2, le banche, vengono spinte ad aprirsi a terze parti rendendo accessibili, tramite API, alcuni dei propri canali IT, ed anche informazioni e dati finanziari dei clienti, naturalmente dietro previo esplicito consenso degli stessi. Nonostante ponga gli istituti finanziari in una condizione di maggior concorrenza con altri player, l’open banking fornisce l’opportunità alle banche di incrementare il proprio business fornendo prodotti e servizi digitali più evoluti, realizzati in sinergia con soggetti TPP (thirdy party provider) e disparate società, tra le quali si collocano, ad esempio, quelle appartenenti al settore fintech o al mondo retail. Come emerge da un recente studio della società di consulenza Accenture nel mondo finanziario, il 90% dei banchieri intervistati ritiene che l’open banking stimolerà la crescita fino al 10%, mentre il 65% vede l’open banking più come un’opportunità che una minaccia.

Nella API economy, l’aggregazione dei servizi resa possibile attraverso le API, consente a banche e terze parti di collaborare creando nuovi ecosistemi e offerte commerciali, più ricche e complete per gli utenti finali: ad esempio, chi possiede diversi conti bancari potrà, all’interno di una stessa app scaricata sullo smartphone, aggregare e gestire conti e carte di pagamento differenti; e sempre all’interno della medesima app, visualizzare proposte d’acquisito relative ad altri prodotti o servizi. Sempre grazie alle API e ai servizi di open banking, un utente, al momento di completare il processo d’acquisto, potrà decidere con quale strumento di pagamento eseguire la transazione.

API pubbliche e API economy

Non tutte le API sono uguali.

Esistono API private, destinate a un consumo interno e, ad esempio, indirizzate a migliorare l’automazione dei processi tra i sistemi IT di un’organizzazione. Tradizionalmente, prima della API economy, queste API private rappresentavano l’unica modalità di utilizzare e consumare API.

Esistono poi le API che un’organizzazione sceglie di condividere soltanto con partner selezionati, per intensificare le interconnessioni reciproche e aumentare le opportunità di business.

E poi c’è un terzo livello di API, costituito dalle API pubbliche, in cui si possono includere API commerciali utilizzabili, ad esempio, solo previo pagamento di un canone, e API aperte, utilizzabili senza dover rispettare particolari termini o restrizioni.

Le API pubbliche, e in particolare quelle aperte, sono quelle su cui fonda principalmente il modello di business della API economy. Facendo leva sulla standardizzazione delle API si può creare molto più valore nel mercato, ed è questo, ad esempio, l’obiettivo che, nel 2015, attraverso un consorzio di aziende, ha portato alla nascita della OpenAPI Initiative (OAI), un progetto che ha definito la OpenAPI Specification (OAS). La specifica OAS identifica in sostanza un framework per la definizione e creazione di API REST (Representational State Transfer), utilizzando interfacce standard e agnostiche rispetto ai linguaggi di programmazione.

Entrare nell’API economy, da dove cominciare

Come spiegato le applicazioni basate su API rappresentano una vera e propria fonte di guadagno per le imprese, non solo, esse, infatti, offrono la possibilità di aumentare la customer satisfaction e di offrire un’immagine moderna ed evoluta dell’azienda grazie alla possibilità di costruire servizi innovativi.

Il superamento dell’utilizzo tradizionale delle API comporta il passaggio dal concetto di mera interazione tra componenti software all’uso della Application programming interface per mettere in contatto l’azienda con i clienti e i partner di filiera.

Si tratta di un cambiamento culturale che deve coinvolgere, dunque, non solo l’IT ma i responsabili di business per collaborare alla realizzazione di strategie digitali.

Il fine ultimo è quello di abilitare nuove interazioni sia lato B2B sia dal punto di vista B2C per creare valore.

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Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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