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Virus nel telefono, più diffuso di quanto si creda

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Virus nel telefono, più diffuso di quanto si creda

La familiarità con lo smartphone fa dimenticare agli utenti di prestare attenzioni alle basilari regole sulla sicurezza informatica

20 Dic 2019

di Gianluigi Torchiani

Lo smartphone è, senza ombra di dubbio, l’oggetto digitale che più ci è familiare. Attraverso di esso comunichiamo con amici e conoscenti, acquisiamo informazioni, sbrighiamo compiti lavorativi, ci svaghiamo e completiamo acquisti di valore più o meno considerevole. Proprio questa estrema familiarità e padronanza del mezzo, purtroppo, ci fa dimenticare un aspetto: dal momento che con lo smartphone ci mettiamo in comunicazione con il mondo esterno, proprio da questo fronte possono arrivare delle minacce silenziose ma non meno pericolose. Il riferimento è, naturalmente, ai virus informatici, ovvero a programmi software realizzati con l’apposita intenzione di recare danni di varia natura ai nostri dispositivi. La caratteristica tipica di un virus è la capacità di moltiplicarsi e diffondersi nel pc delle vittime, così come i virus biologici.

In origine, i virus informatici erano concepiti per colpire esclusivamente i PC, ma non appena i cybercriminali hanno compreso la crescente importanza del mobile nella vita delle persone hanno progettato e inventato speciali virus capaci di colpire anche questi terminali. Sfruttando, come accennato in precedenza, l’elevato grado di confidenza degli utenti con questi mezzi, che fanno spesso trascurare l’adozione delle regole di sicurezza basilari. A partire, naturalmente, dall’efficace adozione di un software antivirus, capace di bloccare le minacce più note. Ma quali sono queste minacce a cui sono esposti i nostri dispostivi? In realtà occorre premettere che gli smartphone non sono esposti soltanto ai virus veri e propri, ma un più ampio ventaglio di attacchi. A partire dal phishing: si tratta di un genere di truffa telematica, di norma realizzata via mail, che ha l’obiettivo di rubare le informazioni e i dati personali degli internauti. Il mittente del messaggio di posta elettronica si presenta come un’organizzazione attendibile, come la banca o la posta, invitandoci a cliccare su un determinato link per risolvere eventuali problemi. Mentre invece il clic che nel mobile viene dato ancora con maggiore facilità, porta allo scaricamento di virus o altro malware, molto spesso usati per sottrarre all’utente informazioni riservate.

Più in generale, i cybercriminali tendono a piazzare trappole ovunque ci sia possibilità di un guadagno facile, ad esempio prendendo nel mirino un fenomeno come il mobile banking. A questo scopo, negli ultimi anni, si è assistito a una proliferazione dei trojan bancari: riproducendo le caratteristiche di app per il banking realmente esistenti, i cybercriminali riescono a intercettare password degli utenti, che poi possono essere rivendute a terzi o utilizzate per cercare di sottrarre denaro. Ultimamente, poi, si è fatto largo il fenomeno del crypto mining: in buona sostanza si tratta di software pirata che si installano in maniera fraudolenta nel nostro dispositivo per sfruttarne la potenza computazionale, che a sua volta viene impiegata per il mining di criptovalute.

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Come abbiamo scritto in precedenza, la grande maggioranza degli attacchi informatici che colpiscono i nostri smartphone sono condotti in maniera silenziosa e invisibile ai nostri occhi, così da proliferare più a lungo possibile e sottrarre quante più informazioni. Esiste però una tipologia di malware che è piuttosto appariscente: stiamo parlando del ransomware mobile che, così come il classico ransomware, è in grado di bloccare il funzionamento del dispositivo, esigendo in cambio il pagamento di un riscatto. Ciclicamente, poi, i nostri cellulari finiscono in gran numero nel bersaglio di specifici virus informatici, ribattezzati dai ricercatori con nomi spesso fantasiosi: è il risultato di campagne su larga scala, condotte da gruppi di hacker organizzati con l’obiettivo di ottenere il maggior numero di risultati nel più breve tempo possibile.

La buona notizia, se così si può dire, è che nel momento in cui questi virus diventano di pubblico dominio, sono anche rilasciate anche le opportune difese: ecco perché diventa fondamentale mantenere costantemente aggiornate le applicazioni e i sistemi operativi in dotazione al proprio smartphone.
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Gianluigi Torchiani

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