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Hybrid Cloud: come fare le scelte corrette al momento giusto

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Technology HowTo

Hybrid Cloud: come fare le scelte corrette al momento giusto

26 Giu 2017

di Riccardo Cervelli

In passato il cloud veniva identificato soprattutto per le opportunità di risparmio. Oggi nel mirino ci sono anche le performance e l’agilità. Non tutte le applicazioni e i dati traggono però gli stessi vantaggi da questo modello. Ecco imporsi quindi l’approccio ibrido. Forrester aiuta le aziende a fare le scelte corrette nel momento giusto

Il cloud computing è entrato nella sua seconda decade. Lo ricorda il recente studio Justify Your Hybrid Cloud Future With a Solid Business Case della società di analisi e consulenza Forrester. Un report che, come suggerisce il titolo, fornisce consigli su come elaborare un progetto di introduzione dell’hybrid cloud nei sistemi informativi aziendali, giustificandolo con effettivi vantaggi in termini di risparmi economici e di aumento della competitività di business.

Come sottolinea lo studio, fino a pochi anni fa, a spingere maggiormente le aziende a valutare il modello cloud – nelle sue tre principali opzioni: public cloud (e quindi piattaforma per Iaas, o Infrastructure-as-a-service, e PaaS, Platform-as-a-Service), Software-as-a-Service (applicazioni già pronte e fruibili on-line a canoni mensili) e Cloud Service Provider in grado di fornire servizi cloud progettati su misura del cliente e gestiti dai loro specialisti – erano le prospettive di riduzione dei costi; sulla base delle esperienze dirette del paradigma cloud da parte dei clienti, il driver costi è stato leggermente ridimensionato. In effetti, molte aziende si sono rese conto che non tutti i software o i processi It risultano effettivamente meno costosi se migrati dall’ambiente on-premises a quello cloud, anzi, in alcuni casi può risultare più conveniente mantenerli onsite. Nel contempo, sulla scia della proliferazione di nuovi tipi di applicazioni e modelli di delivery – come ad esempio le applicazioni di tipo Systems of Engagements (sistemi di ingaggio, ossia quelli che mirano a creare delle interazioni con gli utenti e i clienti), da una parte, e, dall’altra, la distribuzione di dati e applicazioni su device diversi da quelli tradizionali, in particolare quelli di mobility – hanno fatto emergere come il cloud possa fornire quella elasticità, scalabilità, flessibilità, sicurezza e performance on demand – che spesso sono carenti nell’ambito delle infrastrutture on-premises.

Comprendere cosa e come migrare al cloud

Premesso che nell’It non esistono modelli tipo one-size-fits-all, validi per tutte le circostanze, lo studio di Forrester invita prima di tutto a valutare con attenzione l’efficienza offerta dagli ambienti It già esistenti in azienda (sia di tipo tradizionale, sia private cloud) a fronte degli obiettivi che ci si pone con nuove iniziative di business.

  • I Systems of Records – sistemi che memorizzano e garantiscono la fornitura di grandi moli di dati necessari per lo svolgimento di processi cruciali di business, come la gestione finanziaria, quella dei cicli attivi e passivi, quella dei magazzini – sono destinati nella maggior parte dei casi a restare on-premises. Questi sistemi – come gli Erp – tendono a consolidare dati provenienti dall’interno e dall’esterno dell’azienda in pochi grandi database, e le applicazioni che utilizzano questi dati hanno bisogno di interagire in modo continuativo e alla minore latenza possibile con le fonti di dati. Allo stesso tempo, trattandosi soprattutto di dati strutturati, lo storage deve essere sì performante, ma la scalabilità necessaria può essere facilmente prevedibile. Questo fatto, unito a quello della permanente necessità di queste tecnologie, può giustificare la scelta di effettuare investimenti in conto capitale (Capex) per l’acquisto di tecnologie, piuttosto che adottare un approccio pay-per-use (Opex), che alla lunga potrebbe risultare più costoso, anche per l’aggiunta di costi di integrazione con tecnologie non onsite e di gestione dei contratti (contract management).
  • Diversa, però, può essere ad esempio la scelta di un’azienda nata da poco (start up), che non disponga ancora di Systems of Records interni, la quale potrebbe trarre vantaggi dal non installare sistemi transazionali all’interno delle proprie mura, ma optare per business application erogate in modalità SaaS, che hanno sì lo svantaggio magari di essere meno “customizzabili” rispetto ad applicazioni implementate e gestite internamente, ma il vantaggio di sollevare l’utente da attività e costi legati all’installazione e manutenzione di hardware e software, nonché all’impiego di personale dedicato a questi sistemi.
  • All’opposto, i Systems of Engagements si prestano molto bene alla fruizione in cloud. A differenza dei grandi sistemi transazionali, una buona parte di essi tende ad essere utilizzata in modo non continuativo ma “intermittente”. Un esempio offerto da Forrester è quello delle applicazioni con cui vengono comunicate le promozioni in corso nelle vetrine dei negozi.
  • Un altro esempio di attività che può trarre vantaggio dall’integrazione di ambienti cloud pubblici con i sistemi informativi on-premises sono quelle di development e testing di nuove applicazioni.

Ad ogni modo, va ricordato il consiglio iniziale: analizzare bene i requisiti It di ogni nuova iniziativa di business (anche attraverso un’approfondita e supplementare attività di demand management), fare un attento assessment di ciò che già esiste in azienda (non solo in termini tecnologici, ma anche di skill e organizzazione) e magare iniziare la migrazione verso l’hybrid cloud con progetti specifici, bel delineati e l’impiego di tool in grado di misurare costi, benefici e suggerire correzioni di rotta in corso d’opera.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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