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Cloud Tour 2011 – Roma – Cloud e competitività: per le Pmi opportunità ma con qualche riserva

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Cloud Tour 2011 – Roma – Cloud e competitività: per le Pmi opportunità ma con qualche riserva

12 Ott 2011

di Nicoletta Boldrini

Giunto alla terza tappa, il Cloud Tour 2011, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Ibm, ha riunito a Roma diversi Cio e rappresentati di aziende italiane che, alle prese con progetti di cloud computing o in avvicinamento con piani futuri, hanno dibattuto sulle opportunità in termini di efficienza, competitività, flessibilità, controllo dei costi, ma evidenziato anche alcune perplessità in merito alla disponibilità del network e i rischi di sicurezza

I nuovi modelli di delivery dell'It trovano nel cloud computing una risposta di flessibilità e risparmio e rappresentano per l’impresa, e nello specifico per la media impresa del “Made in Italy”, dinamica, reattiva e “mobile” sul territorio, una risposta efficace per rendere flessibile il supporto dell’It alla variabilità del business. Ma per raggiungere l’obiettivo del modello “as-a-service” bisogna saper attuare un percorso evolutivo che parta da un assessment iniziale molto puntuale dal quale ricavare una roadmap di sviluppo (che tenga conto prima di tutto dei cambiamenti organizzativi e di processo, e naturalmente degli interventi tecnologici necessari).

Il prof. Mainetti introduce la tematica

Una roadmap che non può essere univoca e valida per tutti: ogni azienda ha le proprie esigenze e, in funzione di queste e degli obiettivi che intende raggiungere, può percorrere strade differenti con scelte anche di tipo tattico.
Molto sinteticamente, potremmo riassumere così gli interventi di Stefano Mainetti, Codirettore Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service School of Management del Politecnico di Milano, e Paolo Gerosa, Global Technology Services Architect Ibm, durante il “cloud computing tour 2011”, una serie di eventi organizzati da ZeroUno in collaborazione con Ibm, giunto alla terza tappa tenutasi a Roma.
 

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Mainetti ha focalizzato il suo intervento sulle opportunità legate al cloud computing in termini di flessibilità, efficienza, ottimizzazione dei costi, soffermandosi in particolare nell'analisi delle vie possibili, delle roadmap applicabili per passare ad un modello It basato sul concetto di servizio, evidenziando come due delle parole chiave più importanti siano “standardizzazione e industrializzazione dell'It”. Mainetti ha però anche sottolineato come non sia affatto semplice per le aziende passare dalla complessità dei sistemi informativi attuale ad uno scenario fatto di virtualizzazione, automazione, self provisioning, elasticità di erogazione e gestione delle risorse: “ogni azienda ha il proprio cammino e non tutte devono necessariamente raggiungere lo stesso obiettivo; non tutto è “cloudizzabile” e le aziende hanno esigenze differenti. Ognuna deve trovare il proprio livello di bilanciamento tra rapidità (uno degli elementi cardine del servizio It standardizzato e industrializzato) e personalizzazione (sistemi e soluzioni specifiche per il settore di appartenenza o per la tipologia di organizzazione), nonché tra contenimento degli investimenti (passando da costi Capex a costi Opex; pagando cioè solo le risorse necessarie e solo per il loro effettivo utilizzo) ed esigenze di controllo interno”.

La roadmap di un percorso a tappe: ad ognuno la propria!
Una visione supportata anche dall'intervento di Gerosa il quale, entrando nel dettaglio di alcuni casi reali vissuti in prima linea dagli esperti Ibm, ha concretizzato le parole di Mainetti. Gerosa, infatti, ha sottoposto alla platea, prima di tutto, una demo finalizzata a validare la semplicità del provisioning delle risorse It: da un semplice portale web, Gerosa ha creato, in autonomia, un pool di risorse (server, storage, cpu, memoria, ecc.), componendo “a piacere” (in base alle necessità) la propria infrastruttura, immediatamente disponibile e funzionante. Ha poi portato all'attenzione dei partecipanti anche un esempio di virtualizzazione desktop , dimostrando la reale flessibilità del servizio e l'opportunità di slegare le risorse dall'hardware fisico (il proprio desktop è disponibile da qualsiasi postazione, non necessariamente dal proprio Pc dunque).
 

La presentazione del dott. Gerosa di Ibm

Anche Gerosa, tuttavia, ha sottolineato come non esista una “formula magica” valida per tutti e come “ogni realtà debba valutare il proprio percorso, in funzione non solo degli obiettivi che si intende raggiungere ma, soprattutto, della situazione di partenza”. “Il cloud è un'opportunità anche in termini di costo (maggior controllo sui costi operativi e riduzione degli stessi) ma rappresenta pur sempre un percorso fatto di investimenti iniziali che – sottolinea Gerosa – per alcune realtà potrebbero essere significativi. Ecco perché è fondamentale capire come evolvere i propri sistemi informativi verso questi nuovi modelli. Deve essere chiaro fin da subito che si tratta di un percorso e non di un progetto one shot”.
Molto seguito anche l'intervento di Bernardo Nicoletti, Chief Process Improvement Officer dell'Istituto per il Credito Sportivo, il quale, raccontando la propria esperienza diretta, ha rafforzato ulteriormente il concetto della roadmap e dell'approccio graduale, sottolineando come, tuttavia, sia il business a guidare le scelte di cambiamento: “L'It non deve avere una strategia di business, quella la deve avere l'azienda. L'It deve saperla comprendere e interpretare per poi definirne un piano di adeguamento delle infrastrutture tecnologiche a supporto”.
 

Il dott. Nicoletti presenta il proprio caso utente

“Nel nostro caso – racconta Nicoletti – siamo partiti dalla virtualizzazione dei server, in virtù di un piano aziendale volto al contenimento dei costi definito però a livello di business (in funzione di obiettivi di crescita e sviluppo, miglior capacità nell'erogazione del servizio al cliente, più rapidità nel time-to-market), per poi proseguire sulla virtualizzazione dei Pc. Oggi in azienda abbiamo solo 4 server fisici e 200 terminali virtualizzati (non sono stati virtualizzati solo alcuni Pc in funzione dell'applicazione Cad perché richiede prestazioni particolari; la virtualizzazione di questi avrebbe impattato anche sulle performance degli altri utenti riducendo le risorse disponibili)”.
La seconda tappa affrontata dall'Istituto è stata la scelta dell'outsourcing applicativo. “Pur riconoscendo che l'outsourcing non è il cloud – ha ribadito Nicoletti – la scelta si è rivelata molto proficua e ci ha permesso di fare poi dei ragionamenti per avvicinarci, invece, in modo più consistente alle logiche del cloud computing”.
Appresi, infatti, i benefici legati soprattutto alla gestione applicativa, l'Istituto ha poi scelto di portare nella nuvola la posta elettronica. “É stato dunque questo il primo approccio al cloud – precisa Nicoletti – ma non sarebbe arrivato se prima non avessimo fatto le scelte descritte in precedenza. E dai benefici riscontrati da questa prima scelta, abbiamo poi deciso di optare per il modello cloud anche per il disaster recovery e la business continuity”.

Le cose da sapere
Importante aspetto su cui si è focalizzato Nicoletti, ma più volte dibattutto nel corso della tavola rotonda e ribadito anche da Mainetti e Gerosa, il governo del cambiamento. “Noi abbiamo appreso alcune importanti lezioni che potrei riassumere così (evidenziando come queste debbano comunque essere vissute in prima persona, dato che non esistono manuali d'uso):
1) importanza dei contratti:  non solo è fondamentale riuscire a definire adeguatamente gli Sla, ma anche impostare le policy e le regole del governo e del controllo dei servizi di cui si beneficia (nel caso dell'Istituto è stata creata una figura interna, il vendor manager);
2) revisione organizzativa: è fondamentale dotarsi di “capi progetto” che sappiano guidare il cambiamento e trasferire adeguatamente vision strategica e scelte tecnologiche. L'impatto sulle funzioni (It e di business) è notevole; è necessario quindi uno sforzo maggiore di collaborazione e comunicazione, nonché l'addestramento per far si che il cambiamento sia accettato da tutti (oltre alla formazione per le nuove competenze che necessariamente vengono a crearsi; vedi l'esempio del vendor manager);
3) controllo: governo del cambiamento (con roadmap evolutiva chiara) e capacità di controllo dei vendor (attraverso contratti e sla ma anche con audit e sistemi di verifica e monitoraggio interni).
Un cambiamento certo importante sia sul piano tecnologico sia su quello organizzativo – conclude Nicoletti – che però ci ha consentito di contenere in maniera significativa i costi e di raggiungere livelli di flessibilità cui non avremmo potuto aspirare facendo un percorso totalmente interno”.

I dubbi su rete e sicurezza
Qualche perplessità tra gli intervenuti è emersa, soprattutto in virtù di due temi critici: la disponibilità della rete e la sicurezza.
 

La sala al completo

I temi sono stati ampiamente dibattutti nel corso della tavola rotonda ma significativa è stata la risposta conclusiva di Nicoletti: “In Italia il problema delle rete è reale ma le soluzioni tecnologiche consentono oggi di avere il network anche con strumenti diversi dalla fibra ottica o dalle linee adsl; sono necessari degli investimenti, ed forse è questo il problema principale. Quanto alla questione sicurezza, ritengo non sussista. I vendor e i cloud provider sono perfettamente in grado di garantire livelli di sicurezza altissimi in rispondenza a tutte le normative internazionali vigenti; non solo, una falla nella sicurezza causerebbe danni più gravi a loro (in termini di immagine e, quindi, di profitto) che alle singole aziende. Sul fronte tecnologico e delle competenze, poi, una realtà piccola come la nostra non potrebbe permettersi al suo interno sistemi di sicurezza avanzati come quelli previsti nei data center dei fornitori, né il personale specializzato richiesto”.
“Ritengo dunque che il cloud computing, anche per questi aspetti – aggiunge Nicoletti – sia una reale opportunità da cogliere soprattutto per le realtà medio piccole che possono così accedere alla tecnologia di alto livello, finora appannaggio solo delle grandi aziende, con investimenti sopportabili e con maggior flessibilità”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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