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Microsoft Azure: come una piattaforma può cambiare i modelli di business degli sviluppatori

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Microsoft Azure: come una piattaforma può cambiare i modelli di business degli sviluppatori

30 Mag 2011

di Alberto Mari

Dimensionare in tempo reale le risorse di computazione e di storage assegnate all’applicazione già in fase di sviluppo: è questa una delle principali novità di Windows Azure, la Platform as a Service di Microsoft.

Microsoft ha presentato i vantaggi competitivi della propria piattaforma “azzurra”, entrando con decisione in un mercato che, secondo Idc, si quadruplicherà nei prossimi quattro anni per arrivare a quasi 400 milioni di dollari entro il 2015: Azure è la risposta Microsoft al cloud computing. Non solo Infrastructure as a Service, ben oltre il Software as a Service, Windows Azure si posiziona come Platform as a Service (PaaS), ovvero come ambiente di sviluppo completamente integrato nella “nuvola”.
Sicuramente il cloud per Microsoft non è solo Azure. A partire dagli applicativi Office (con Office Web Access) alle funzionalità di Exchange, alla condivisione di informazioni su Sharepoint, passando per tutti gli strumenti di produttività di casa Redmond, tutto è declinabile in versione nuvola. Di più: l’integrazione con il tradizionale sistema server è completa e non c'è soluzione di continuità tra ciò che un’azienda decide di mantenere nel proprio data center e quello che invece viene distribuito nel cloud.
Ma che cosa significa esattamente sviluppare in ambiente cloud? Dal punto di vista progettuale, nulla di nuovo: le applicazioni realizzate in Visual Studio potranno essere rese disponibili (deployment) in cloud in pochi minuti, esattamente come se si trattasse di un server. E un sistema operativo server esiste effettivamente nella nuvola: si tratta di Windows Azure in senso stretto. Oltre a questo, il sistema Azure si compone anche di Sql Azure – ovvero il database relazionale di Microsoft – e AppFabric, una piattaforma di gestione accessi e integrazione tra cloud e data center aziendale per la comunicazione con piattaforme esistenti (per esempio Sap). Dal punto di vista dello sviluppo, inoltre, c’è l’apertura completa verso tutti i network open source: Python, Java, Php solo per fare alcuni nomi. Nelle parole di Microsoft “vincerà chi saprà offrire il bouquet di servizi migliore per gli sviluppatori”.

Dimensionare in real time le risorse di computazione
Quello che invece cambia, dal punto di vista dello sviluppo, è la possibilità di dimensionare in tempo reale le risorse di computazione e di storage assegnate all’applicazione. A seconda del carico, delle esigenze di business, delle attività di marketing (per esempio una campagna pubblicitaria online particolarmente performante) è possibile incrementare le risorse di Cpu in pochi minuti, in modo da non perdere opportunità di business per carichi eccessivi. Il downgrade è altrettanto semplice e veloce, permettendo di avere sempre una infrastruttura dimensionata adeguatamente alle esigenze applicative. Si tratta di quella che Forrester definisce Eap, ovvero Elastic Application Platform: le applicazioni cloud possono essere estremamente costose se sottoposte a un carico sostenuto e costante (vedi per esempio Amazon Mc2), ma in caso di carichi molto variabili, rappresentano un notevole risparmio sia in termini di capitale (asset) sia in termini di operations.
Questa è la vera opportunità offerta da Azure: la realizzazione di applicazioni e modelli di business che prima non erano possibili. Se pensiamo che, secondo Gartner, entro il 2012 l'80% delle aziende Fortune 1000 userà servizi di Cloud – e addirittura un 20% di esse non possiederà alcun asset di IT – ne consegue che la barriera tecnologica di ingresso per un Isv si abbassa quasi a zero, con la possibilità di realizzare applicazioni senza alcun investimento di infrastruttura, dimensionando in seguito le allocazioni di risorse in base all’effettivo business. Non è più necessario preoccuparsi di sistemi operativi, server, sicurezza, upgrade, manutenzione ma ci si può concentrare sull’effettiva attività di business. Inoltre, la velocità con cui è possibile modificare le risorse assegnate è in grado di tenere il passo con tutte le decisioni aziendali, consentendo un time-to-market impensabile fino a ora. Si pensi, per esempio, a uno store che decida una promozione online per far fronte a giacenze di magazzino: i carichi di accesso all’ecommerce cambierebbero in funzione della promozione e solo un’infrastruttura elastica, nel senso di Forrester, consentirebbe di seguire le decisioni aziendali nei tempi previsti.
Una programmazione cloud, infine, consente (e richiede) di pensare diversamente per un Isv: deve cambiare la frequenza di rilascio del software diventando molto più veloce; possono cambiare i canali di vendita ovvero i modelli di pricing e licensing così come la frequenza di rinnovo; infine il livello di supporto e di disponibiità del servizio che deve necessariamente essere in modalità 24/7.
Sicuramente il cloud non è tutto rose e fiori, e i casi di Sony e Amazon delle ultime settimane (il furto di dati al network di Sony Online Entertainement che ha comportato la compromissione di milioni di account in tutto il mondo nello scorso maggio e il crash ai sistemi cloud EC2 di Amazon di aprile) per non parlare, in Italia, di quanto successo alla server farm Aruba (per oltre quattro ore circa un milione e mezzo di siti sono rimasti bloccati a causa di un principio d’incendio, probabilmente causato dal surriscaldamento di un Ups) non hanno aiutato a tranquillizzare le aziende che decidono di affidare i propri asset informativi a piattaforme esterne all’azienda. Ma le soluzioni di disaster recovery già inserite in Windows Azure dovrebbero essere sufficienti a fugare ogni dubbio: 99.999% di affidabilità garantita, grazie a un deployment su tre datacenter distribuiti a livello mondiale e il backup di tutti i database ogni 5 minuti.
Le modalità di acquisto di Windows Azure sono diverse:
– a consumo ovvero “pay as you go and grow”. Bassa barriera di ingresso e massima flessibilità, per esigenze di business in stile start-up.
– a commitment ovvero con possiblità di uno sconto sui prezzi a consumo in funzione di una previsione di occupazione delle risorse. Consente maggiore predicibilità dei pagamenti, per business più consolidati.
– additional licensing ovvero un acquisto centralizzato e sconti a volume per infrastrutture più articolate.
Maggiori informazioni sui pricing e partner coinvolti sono disponibili qui

* Alberto Mari è business development manager di .Fox Networks e ha un suo blog all’indirizzo http://eliph.altervista.org

Alberto Mari

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