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I motori di NetApp per l’hybrid cloud

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I motori di NetApp per l’hybrid cloud

26 Giu 2015

di Riccardo Cervelli

Flessibilità, accelerazione del time to market, capacità di governare in tempi rapidi e con costi prevedibili le diverse istanze che arrivano dal business. Sono questi i principali benefici del cloud secondo Bruna Bottesi, Country Manager di NetApp in Italia. “Il cloud ibrido – aggiunge la numero uno dello storage vendor nel nostro paese – associa a questi vantaggi la capacità per l’It di governare in modo ancora più efficiente e granulare le necessità interne e core, rendendo più veloce l’implementazione su richiesta di progetti che sfruttano l’offerta di servizi disponibili oggi sul public cloud”.

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Bruna Bottesi, Country Manager di NetApp in Italia

Confrontandoci con un vendor come NetApp, sorge spontanea una domanda: perché un fornitore di soluzioni storage dovrebbe essere considerato un interlocutore privilegiato nell’implementazione di un’iniziativa cloud, che coinvolge molteplici aspetti dell’It? “Noi siamo prima di tutto un vendor che si occupa di dati”, risponde Bottesi: “Per cogliere le opportunità offerte dal modello hybrid cloud – continua – è necessaria una grande capacità di controllo del dato, l’asset più strategico e difficile da governare. Il dato porta con sé attributi e criticità che fino a pochi anni fa era impossibile riprodurre e gestire
in modo granulare in qualsiasi ambiente o soluzione It. Oggi NetApp, con la sua strategia Data Fabric, rende possibile la movimentazione flessibile dei dati di un’organizzazione tra cloud privato, service provider e grandi hyperscaler come Amazon, Azure o Softlayer”.
Al cuore della visione Data Fabric c’è Clustered Data Ontap (cDOT): “Con il sistema operativo Data Ontap – riassume Bottesi – siamo stati i primi a virtualizzare lo storage. Successivamente con cDOT abbiamo esteso questo concetto andando oltre la fisicità del singolo rack. Oggi con Data Fabric ci proponiamo di estendere la virtualizzazione dello storage al di fuori dell’ambito data center, superando i limiti di quest’ultimo e ampliando le possibilità di scelta di infrastrutture e servizi per i nostri clienti. Per fare questo stiamo sviluppando le tecnologie attorno ai servizi di cui i clienti hanno bisogno, siano essi service provider, utenti finali o grandi hyperscaler”. Da segnalare che per alcuni di questi NetApp ha sviluppato delle versioni dedicate in modo che essi possano offrire ai clienti un ambiente cDOT identico e interoperante con quello che utilizzano nei propri private cloud.
Fra queste tecnologie ve ne sono alcune dedicate alla governance dei dati, che fluttuano in un contesto cloud ibrido: “Le ultime soluzioni software sviluppate da NetApp – conclude la Country Manager – consentono il controllo del dato indipendentemente dal modello di cloud adottato e dal vendor di storage utilizzato. Una soluzione per il monitoraggio, l’analisi e la gestione dei dati tra diversi cloud, che va sotto il nome di On Command Insight aiuta i clienti a migliorare la conoscenza della propria situazione con riferimento ai dati e di fare analisi, ottimizzazioni e simulazioni su possibili evoluzioni dell’infrastruttura dati secondo i diversi scenari percorribili”. Oggi quanto mai in continuo cambiamento.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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