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Red Hat punta all’integrazione tra container e macchine virtuali



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La strategia di Red Hat per il mercato della virtualizzazione: Il futuro è dei container, ma la convivenza con le classiche VM suggerisce l’adozione di ambienti di gestione unificati.

Pubblicato il 11 apr 2024

Marco Schiaffino

Direttore ZeroUno



virtualizzazione

Quale futuro per la virtualizzazione? Secondo Red Hat la direzione è quella di una modernizzazione che premia i container, destinati a convivere (almeno per qualche tempo) con le classiche Virtual Machine. Un quadro in cui l’azienda statunitense vede un percorso dove la gestione di VM e Container si avvia a una convergenza.

Un tema che apre spazio a un rinnovamento degli strumenti di management e orchestrazione dei sempre più variegati sistemi informatici virtualizzati. La strategia di Red Hat, in quest’ottica, punta tutto sulla sua piattaforma OpenShift.

Mercato in evoluzione

Virtualizzazione fa rima con cloud e, a guardare i dati che Red Hat Italia ha mostrato in un recente incontro con la stampa, proprio il cloud continua a giocare un ruolo di primo piano nel mercato IT. “Il fenomeno – spiega il Country Manager di Red Hat Italia Rodolfo Falcone – riguarda più che altro la migrazione dei sistemi aziendali verso la nuvola, ma è un trend che la dice lunga su quali siano le priorità delle imprese quando si parla di IT”.

Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat Italia
Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat Italia

Approfondendo i dati del Politecnico di Milano, però, si scoprono alcuni elementi interessanti. Prima di tutto il fatto che la formula del Public o Hybrid Cloud traina la categoria, seguita dal Private Cloud, ma con tassi di crescita a livello di investimenti che si collocano ben al di sotto della precedente. Falcone, però, concentra la propria attenzione su un’ulteriore voce che spicca nei grafici dell’Osservatorio Cloud.

“Le tecnologie legate all’automazione dei Data Center si collocano al terzo posto nella composizione degli investimenti sul mercato” sottolinea il manager. “Si tratta di un aspetto nella gestione dei sistemi virtualizzati che attira sempre più l’attenzione delle aziende” prosegue, per poi passare a un’analisi che considera le diverse generazioni di virtualizzazione.

Questa volta la fonte dei dati è il Worldwide Virtual Machine Software Forecast, 2023–2027, che prevede un andamento stabile (CAGR 1,3%) per i sistemi di virtualizzazione tradizionali, a fronte di un’impennata nell’adozione della containerizzazione, per la quale è stimato un CAGR a doppia cifra: +23,4%. Insomma: la direzione, a guardare le previsioni, è chiara, e premia le piattaforme che sfruttano la flessibilità dei container, in particolare su piattaforma Kubernetes.

La convergenza in un’ottica di semplificazione

Gli elementi dell’equazione cloud-automatizzazione-containerizzazione vengono interpretati da Red Hat nell’ottica di prevedere una sempre più spiccata tendenza da parte delle aziende ad adottare strumenti che permettano di semplificare la gestione di ecosistemi in cui coesistono le “classiche” VM e i “nuovi” container.

“La scelta di far convergere la gestione in un’unica piattaforma comporta vantaggi sia a livello operativo, sia a livello di gestione dei costi” spiega Rinaldo Bergamini, OpenShift Platform Leader di Red Hat. “Adottare un’unica soluzione permette di affidare tutti gli aspetti della gestione a un solo team, con evidenti vantaggi” prosegue.

Rinaldo Bergamini, OpenShift Platform Leader di Red Hat
Rinaldo Bergamini, OpenShift Platform Leader di Red Hat

Proprio l’efficacia di un ambiente unificato, spiega Bergamini, è l’elemento su cui punta Red Hat con Open Shift Virtualization. La piattaforma permette di gestire in maniera simile VM e container, adottando strategie che permettono di standardizzare i processi attraverso repository in cui gli amministratori possono accedere a configurazioni predefinite applicabili rapidamente.

Un percorso di migrazione, quello proposto da Red Hat, che opera a “geometrie variabili” e che deve essere adattato caso per caso, tenendo conto delle esigenze aziendali e delle caratteristiche specifiche di ogni servizio.

“Il processo ottimale è quello del refactoring – prosegue Bergamini – che comporta la modernizzazione delle applicazioni attraverso il passaggio da VM a servizio containerizzato. Quando questo non risulta possibile o viene considerato prematuro, si può procedere a un semplice ‘lift and shift’ della macchina virtuale, in modo che venga ricompresa nell’ecosistema OpenShift”.

Con una buona dose di realismo, Bergamini considera nelle opzioni anche l’ipotesi che una parte “legacy” che sia mantenuta nello stato originale, per evitare eccessive complicazioni. “Esistono casi in cui fattori di compatibilità rendono oggettivamente complicato il passaggio. Un approccio graduale, in questi casi, è più che comprensibile” chiosa.

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