Orietta Campironi (CIO Gruppo Messina): “Non dobbiamo essere meri implementatori di tecnologie abilitanti”

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Vita da CIO

Orietta Campironi (CIO Gruppo Messina): “Non dobbiamo essere meri implementatori di tecnologie abilitanti”

Ama il confronto e la formazione continui e vede l’innovazione come un punto di equilibrio tra tradizione e digitale, dove il ruolo dell’IT è vitale in quanto promotore della trasformazione. Orietta Campironi ama il suo lavoro e vi porta tutta la propria esperienza professionale, unita a una disciplina maturata nella sua attività di pianista e nella danza classica

27 Feb 2020

di Patrizia Fabbri

Si definisce “affamata di letture”, ma Orietta Campironi, CIO di Gruppo Messina, è una persona eclettica che combina l’interesse per la parola scritta (“leggo qualsiasi cosa, anche se previlegio temi inerenti la mia professione e il mio ruolo”) con l’amore per l’arte: è una pianista, ha studiato per anni danza classica, le piace moltissimo l’architettura moderna.

Divide la sua vita tra Bergamo, dove vive con il compagno e trascorre i fine settimana, e Genova, dove ha sede l’azienda, e cerca sempre di ricavarsi del tempo per la vita all’aria aperta, praticando diversi sport, dallo sci alla barca a vela.

Dopo gli studi classici, si laurea in Ingegneria Elettronica per andare prima a lavorare nella ricerca nel mondo delle telecomunicazioni, e successivamente in Tim poi in Wind, e approdare quindi in Tenaris per la quale ha passato un lungo periodo all’estero con varie responsabilità, tra le quali quella del supporto applicativo: “Un’esperienza molto interessante perché lavorare in gruppi multifunzionali e multiculturali, con geografie diverse mi ha aiutato molto nell’incarico che ricopro in Gruppo Messina da tre anni”.

E iniziamo subito la nostra intervista con la più banale delle domande, “Potrebbe descriverci una sua giornata tipo?”, ma dalla cui risposta emergono spunti interessanti per capire la personalità di Orietta Campironi.

foto Orietta Campironi
Orietta Campironi, CIO di Gruppo Messina

Orietta Campironi: Ho sempre un’agenda piuttosto fitta anche perché, per esempio, amo fare gli incontri one on one di persona: gli strumenti di collaboration vanno benissimo per i confronti di avanzamento lavori, ma per incontri più strategici o di definizione progetto preferisco l’incontro fisico. Inoltre, credo molto nell’open innovation quindi ho costruito un network di università, centri di ricerca con i quali teniamo periodicamente incontri.

Sebbene io abbia una gestione ferrea del tempo, credo anche in un approccio agile e nella capacità di riprogrammare rapidamente le proprie giornate in caso di necessità. Una capacità che ho acquisito fin dai tempi del liceo e dell’università dove, coltivando passioni come la musica e la danza classica che richiedono molta disciplina, dovevo imparare a gestire molto bene il mio tempo.

Quindi non ho una giornata “tipo”, ma cercando un leit motiv, lo posso trovare nella fine della giornata in cui mi piace ripercorrere gli eventi trascorsi, cercando gli spunti importanti, quello che mi può essere utile in futuro e dove faccio una breve flash dell’indomani. È quello che io definisco “il mio momento magico” di riflessione.

Infine, per me è fondamentale riuscire ad avere un buon equilibrio tra vita privata e vita professionale: il mio lavoro mi piace molto, mi diverte e questo ha un impatto positivo anche nella vita personale dove comunque è importante riuscire a coltivare i miei interessi, la vita all’aria aperta, lo sport.

ZeroUno: Qual è la sua organizzazione IT ideale?

Orietta Campironi: Un modello organizzativo che a mio parere funziona molto bene è quello che ho adottato nel Gruppo Messina e che mi piace definire circolare: team fluidi che si creano in base a specifiche necessità e che vedono la partecipazione di professionalità con esperienze diverse. Una dinamicità che coinvolge anche le persone del business con il loro inserimento nei team e dove è crescente l’importanza di soft skill che devono affiancarsi alle competenze tecnologiche.

Accanto a questi gruppi che nascono e vivono per sviluppare progetti c’è naturalmente l’organizzazione classica di un dipartimento IT con l’area delle infrastrutture, quella della security e la software factory per gli sviluppi e le customizzazioni interne, ma per essere di supporto all’innovazione in azienda era necessaria un’organizzazione che non si limitasse a governare i sistemi informativi.

L’IT deve essere percepito come partner di fiducia

ZeroUno: Questo modello è stato introdotto da lei?

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Orietta Campironi: Ho trovato un gruppo di professionisti molto preparati, ma l’IT era percepito sostanzialmente come un erogatore di servizi mentre ritengo che per le imprese che stanno intraprendendo il loro percorso di trasformazione sia fondamentale sentire l’IT come un partner di fiducia, un alleato in questo percorso e perché ciò avvenga è stato indispensabile cambiare le relazioni con le linee di business. Quindi per me era importante portare un cambiamento molto forte che portasse a una ridefinizione di questo ruolo. Abbiamo iniziato con piccoli progetti e questo ci ha consentito di acquisire rapidamente credibilità fino al primo importante progetto, l’implementazione di un ERP standard, che siamo riusciti a portare a termine in tempi molto brevi, grazie a questo nuovo approccio strategico basato su una collaborazione serratissima tra IT e business.

Mi piace molto lavorare con un continuo confronto all’interno del mio team, con i colleghi del business, con il top management e la proprietà, per trovare sempre un punto di equilibrio tra tradizionale e digitale. Un po’ quello che Gartner ha definito negli ultimi Symposium il “TechQuilibrium”, un termine che mi piace molto perché rappresenta bene il concetto: un equilibrio che è diverso per settore, per geografia, per tipologia di azienda ma che deve essere definito internamento a livello strategico. Non dobbiamo essere meri implementatori di tecnologie abilitanti, ma dobbiamo capire il giusto mix che costituirà un valore per il nostro business.

E qui vorrei aggiungere un altro argomento: l’importanza di avere dei KPI diversi per l’IT, non le misurazioni tradizionali di performance dei sistemi o delle applicazioni tipiche dell’IT, ma dei KPI che misurino quanto è stato favorevole al business la soluzione individuata, in termini di valore aggiunto.

foto Orietta Campironi
Orietta Campironi, CIO di Gruppo Messina

ZeroUno: In questo nuovo approccio che ha introdotto in azienda, qual è stato l’atteggiamento del top management? E prima ancora, lei è stata scelta perché ci si era resi conto che era necessario cambiare qualcosa oppure il cambiamento è venuto dopo per sua sola iniziativa?

Orietta Campironi: Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, potrei dire che probabilmente c’è stato un insieme delle due cose. C’è stato un avvicendamento di ruoli perché il mio predecessore andava in pensione e dovendo cercare una persona che ricoprisse questo ruolo probabilmente la direzione si era posta la questione di un diverso supporto da parte dell’IT. Per me è stato molto stimolante assumere questo incarico perché il top management e la proprietà sono persone con una visione molto aperta all’innovazione che rispecchia perfettamente il motto dell’azienda: “Tradizione e innovazione”. Tradizione perché l’azienda opera dal 1921, ma con una vocazione all’innovazione visto anche il profondo rinnovamento che è stato fatto con le navi di proprietà e con un’attenzione particolare alla sostenibilità e sicurezza.

Poi con i colleghi, un team IT di 18 persone, c’è stata una progressiva condivisione che è partita con il guadagnare la loro fiducia ascoltandoli molto perché dovevo prima di tutto imparare per conoscere il contesto, l’azienda ecc.

L’importanza della formazione continua

ZeroUno: Come definirebbe il suo stile di management nei confronti del suo team?

Orietta Campironi: Per quanto riguarda il mio team, credo molto nell’empowerment. E poi cerchiamo di condividere chiaramente gli obiettivi, le strategie: mi piace vedere che le persone del mio team acquisiscano la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo, che comprendano quanto ciascuno di loro sia importante all’interno di un disegno condiviso ed è fondamentale il tema della conoscenza. Devono essere disposti a imparare, ad ascoltare, a formarsi continuamente e ad essere “generosi” nella condivisione; in questo aiuta molto il layout del nostro ufficio, e dell’azienda in generale, che privilegia gli open space.

ZeroUno: E con i colleghi del business?

Orietta Campironi: Anche con loro c’è un rapporto di fiducia e collaborazione. L’intenzione e l’interesse è lavorare il più possibile insieme e mi fa piacere ritrovarmi in un dialogo aperto e propositivo nel confronto con le altre aree. Naturalmente questo richiede molte energie, molto lavoro e bisogna guadagnarsi la fiducia quindi dimostrare il vero valore che l’IT può dare.

ZeroUno: Rimane la terza componente, i vendor. Qual è, secondo lei, il modo migliore per relazionarsi?

Orietta Campironi: Cerchiamo fornitori che siano dei partner, con i quali avere una relazione di condivisione degli obiettivi, di assoluta fiducia. Devono accompagnarci nel percorso di trasformazione per far salire il livello dei servizi IT e quindi avere un rapporto di questo tipo è fondamentale, anche per quanto riguarda la condivisione del rischio che è un punto molto importante, soprattutto in un contesto di innovazione: dobbiamo poter far PoC, prototipi, poter provare, sperimentare e capire bene quali sono gli abilitatori tecnologici migliori da utilizzare.

E ci piace lavorare con quei fornitori che, nella loro eccellenza tecnologica, sono anche interessati a lavorare con noi perché rappresentiamo una verticalizzazione diversa da quelle solite e quindi che si entusiasmano su questi temi. Lavoriamo poi bene anche con eccellenze locali che hanno lavorato molto su soluzioni per il nostro business.

foto Orietta Campironi
Orietta Campironi, CIO di Gruppo Messina

La trasformazione non può essere calata dall’alto

ZeroUno: Cosa significa per lei innovazione?

Orietta Campironi: Vedo l’innovazione come un percorso che sta accompagnando le aziende in una trasformazione profonda, che sta investendo tutta l’azienda, coinvolgendo persone, processi, modelli di business. È una trasformazione che non può essere calata dall’alto verso il basso, ma deve essere metabolizzata, deve essere chiaro perché si sta facendo questo percorso. Ad ognuno devono essere chiari quali sono i vantaggi, perché si sta trasformando e perché si decide di inserire il digitale, che cosa porterà nella semplificazione delle attività di ognuno. È fondamentale non perdere una visione olistica del cambiamento, altrimenti si rischia di lanciarsi in operazioni scoordinate, quindi bisogna avere una roadmap sul lungo periodo che però abbia anche una scala del breve periodo: insieme alla visione olistica è altrettanto vitale introdurre la componente della sperimentazione con verifiche rapide e continue.

ZeroUno: Mi può fare qualche esempio di innovazione nella sua azienda?

Orietta Campironi: Ci sono diverse iniziative sulle quali stiamo lavorando. In primo luogo, siamo molto concentrati sulla potenza del dato prima di tutto, sugli analytics per diventare veramente un’azienda data driven. È un processo lungo ma è un po’ un bus trasversale a tutta la nostra attività. Strettamente connesso a questo tema c’è la sperimentazione che stiamo facendo su algoritmi di machine learning per supportare alcune aree del business molto critiche. E poi stiamo pensando alla blockchain per semplificare e rendere più fluido e sicuro il flusso documentale integrando la filiera della supply chain; naturalmente questo è un progetto veramente di lungo periodo e che darà risultati significativi quando saranno molti i player che vi parteciperanno.

ZeroUno: Ci può raccontare un momento particolarmente entusiasmante nella sua carriera professionale e uno, invece, negativo?

Orietta Campironi: Quello che mi ha dato una grande gioia è stato vedere la mia squadra vincente, con la quale abbiamo portato a casa un risultato importante, magari un successo celebrato in un momento complicato. Questi sono i momenti in cui mi sento veramente soddisfatta perché come leader sento di essere veramente riuscita a trasmettere quello che volevo al mio gruppo.

Per quanto riguarda i momenti difficili, me ne ricordo uno in particolare nel quale c’è stato un brusco e imprevisto cambiamento per cui sono variate le condizioni al contorno; questa situazione mi ha generato una forte delusione alla quale però ho reagito facendo in modo che questo momento di discontinuità si trasformasse in un momento di miglioramento. Quindi, anche nella difficoltà, nervi saldi, molta determinazione ed energia. Anche questi momenti di discontinuità servono per imparare qualcosa, aiutano a sentirci più forti per affrontare nuove sfide, ed io sono veramente molto positiva di fronte alle sfide e non mi preoccupa particolarmente affrontarle.

Illustrazione Orietta Campironi
Orietta Campironi, CIO di Gruppo Messina. Illustrazione di Elisa Vignati

Ai giovani: seguite le vostre passioni

ZeroUno: Infine, cosa consiglierebbe a un giovane che sta iniziando gli studi superiori o sta entrando nel mondo del lavoro?

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Orietta Campironi: Penso che in questo momento sia molto difficile fare delle previsioni su quello che sarà il futuro, sono moltissime le variabili in gioco. Quello che è certo è che la componente dominante sarà la complessità; quindi a un ragazzo, sia che debba cominciare il corso di studio sia che stia per entrare nel mondo del lavoro, mi sentirei di dire che si deve preparare per questa complessità, gli direi di seguire le proprie passioni e di non smettere mai di avere curiosità, di continuare a formarsi, di avere una apertura alla conoscenza continua e di esercitarsi al confronto, un approccio fondamentale per dominare questa complessità. E poi gli direi di avere il coraggio di sperimentare, di fare tutte le esperienze possibili, raccogliere ed elaborare velocemente gli elementi importanti e sviluppare le soft skills: le hard skills si acquisiranno nel percorso di studio e nell’attività professionale, ma le soft skill vanno sviluppate quotidianamente nella relazione con il mondo.

Patrizia Fabbri

Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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