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Hp Hybrid Delivery: ad ognuno il proprio cloud

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Hp Hybrid Delivery: ad ognuno il proprio cloud

16 Feb 2011

di Nicoletta Boldrini

Build, Transform, Manage&Secure, Consume: sono i quattro pilastri su cui si fonda la strategia di esecuzione per l’accesso a servizi cloud nella declinazione invece di Hp che, tra l’altro, propone anche un modello di delivery basato su un framework per introdurre solo i servizi necessari: “Perché non tutto può andare nella nuvola”, commenta Lorenzo Gonzales (nella foto), Business Consultant Hp Technology Services in Hp Italia.

“Da una recente ricerca che abbiamo realizzato tra settembre e ottobre a livello globale emerge che entro il 2015 avremo nelle pubbliche amministrazioni e in aziende private medio grandi un 28% di private cloud e un 18% di public cloud”, osserva Lorenzo Gonzales, Business Consultant Hp Technology Services in Hp Italia. “Ciò significa che nel giro di pochi anni quasi la metà delle aziende avrà in uso una qualche forma di cloud”.
E proprio perché non è più tempo di “filosofie” Hp risponde a questo trend con una strategia denominata Hybrid Delivery, sviluppata per supportare quelle che Hp definisce Instant-On Enterprise, ossia le aziende di oggi il cui valore è disegnato, realizzato e distribuito sotto forma di servizi abilitati dalla tecnologia.
“Partendo dalla consapevolezza che non esiste un unico modello di delivery dei servizi valido per tutti, Hp Hybrid Delivery aiuta i clienti a sviluppare una strategia per erogare i loro servizi, nonché a realizzarli, gestirli e consumarli usando il modello di delivery più idoneo”, spiega Gonzales. “Si tratta, in dettaglio, di una metodologia strutturata finalizzata a comprendere i programmi, i progetti e le principali attività richieste per passare, e gestire, un modello di delivery ibrido. Questo servizio fornisce ai clienti un framework per introdurre servizi di cloud privati e pubblici negli ambienti esistenti”.
Tassello fondamentale di questa impostazione è il servizio fornito da Hp di Workload Analysis che analizza l’insieme dei carichi di lavoro di un’azienda per determinare l’ambiente ibrido più adatto: “Dato che il cloud non è un ambiente valido per tutti i servizi It, è fondamentale raccogliere i dati relativi all’utilizzo e al profilo della domanda di servizi richiesti in azienda, per poi sviluppare un insieme di consigli e piani su come caratterizzare e combinare al meglio i carichi di lavori negli ambienti ibridi”, precisa Gonzales.
“Obiettivo di Hp è dare al Cio gli strumenti per creare il ponte tra esigenze di business e servizi tecnologici; strumenti che rendono erogabili tali servizi andando a prendere la capacità di erogazione dove meglio conviene – spiega Gonzales –. Il ‘dove meglio conviene’ significa pensare a una strategia di esecuzione che, secondo noi, deve tener conto di quattro differenti aspetti: build (costruzione di capacità cloud nella propria realtà, che significa impostare ambienti private cloud); transform (trasformazione delle infrastrutture server, storage, rete, applicazioni per far sì che i sistemi in house possano integrarsi con gli ambienti cloud, private o public); manage&secure (gestione e sicurezza degli ambienti e dei servizi erogati, indipendentemente dalla loro origine); consume (accesso a servizi esterni)”.
Hp è arrivata a questa offerta dopo anni di ricerca e test effettuati al proprio interno che hanno portato a un modello architetturale basato sulla condivisione delle risorse (converged infrastructure) oggi basamento di tutta la strategia d’offerta in ambito cloud”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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