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Cloud Tour 2011 – Ancona – Disegnare la propria strada verso il cloud

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Cloud Tour 2011 – Ancona – Disegnare la propria strada verso il cloud

10 Nov 2011

di Nicoletta Boldrini

Che il cloud sia una reale opportunità per l’It è ormai fuori dubbio, anche per aziende medio piccole che ancora devono comprendere come muoversi nella direzione dell’It as a service. Ed è un vantaggio che non va solo nell’ordine dell’efficienza tecnologica, quanto, piuttosto, verso la via dell’efficacia nel supportare, con flessibilità e rapidità, i processi di business. Visione unanime dei responsabili It, però, è non concentrarsi troppo sulla promessa di riduzione dei costi e trovare il giusto equilibrio tra standardizzazione e personalizzazione, così come tra rapidità e controllo. Consapevoli del fatto che non esistono ricette uguali per tutti. È quanto emerso dalla tappa di Ancona del Cloud Tour 2011 organizzato da ZeroUno in collaborazione con Ibm

“Il cloud è senz’altro una moda, forse anche con una eccessiva esposizione mediatica nel corso degli ultimi due anni. Attenzione però, non sarà affatto una moda passeggera e lascerà il segno”. Apre con queste parole la sua presentazione Stefano Mainetti, codirettore scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a Service, School of Management del Politecnico di Milano, intervenuto alla recente tappa del “Cloud Tour 2011” tenutasi ad Ancona (un tour organizzato da ZeroUno in collaborazione con Ibm con l’obiettivo di confrontarsi con Cio e rappresentati di aziende italiane che stanno implementando progetti di cloud computing o sono in procinto di farlo).
“Il cloud è il risultato di due importanti trend in corso nel settore It ormai da anni: l’industrializzazione dell’It e l’outsourcing – prosegue Mainetti -. Il cloud offre una interessante accelerazione di questi trend con la proposta di un nuovo modello di fruizione delle tecnologie che, dal punto di vista commerciale, risulta appetibile e comprensibile anche da chi non è esperto di It”.

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“Attenzione però- ammonisce Mainetti -, farsi guidare solo dall’aspetto commerciale (riduzione dei costi di gestione e passaggio da investimenti Capex a spese di tipo Opex), è fuorviante e potrebbe non solo risultare un abbaglio (non è detto che i costi Opex, alla lunga, siano più convenienti e più bassi), ma anche non produrre i reali benefici effetti promessi dal cloud”. Parliamo di risultati quali flessibilità dell’It, dinamicità nell’allocazione di risorse ed erogazione dei servizi, miglior capacità innovativa (con la riduzione del tempo e dei costi dedicati all’It maintenance, per esempio), rapidità di risposta (se non addirittura proattività) nei confronti delle dinamiche del business, maggior efficacia (concetto ben diverso da quello di efficienza, ottenibile anche con interventi quali la virtualizzazione, l’automazione dei processi, ecc., che però non sono il cloud computing).
 

Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno

“Stiamo parlando di vantaggi che impattano direttamente sulla capacità competitiva dell’azienda e sul modello e il time-to-market del business – osserva Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno e chairman dell’evento -, di un percorso di cambiamento complesso e non immediato, che richiederà tempi e approcci diversi per ciascuna azienda”.
Visione condivisa anche da Paolo Gerosa (nella foto), global technology services architect di Ibm che, portando ai responsabili It intervenuti alcuni esempi concreti di come sia oggi possibile accedere a risorse tecnologiche secondo il modello cloud (risorse infrastrutturali, ambienti di sviluppo o di calcolo, sistemi di storage e backup, desktop virtuali accessibili da qualsiasi luogo e dispositivo, soluzioni software fruite come servizio e pagate a consumo, ecc.), sottolinea come, nella realtà, “non esista una ricetta univoca e valida per tutte le aziende”.
“Sono moltissimi i fattori che incidono sul percorso di cambiamento e sul passaggio a un modello di It a servizio – aggiunge Mainetti -. Ogni azienda deve valutare necessità e opportunità al proprio interno identificando un livello ottimale di equilibrio tra elementi quali standardizzazione-personalizzazione dei servizi e della soluzioni It, così come rapidità di erogazione dei servizi (e risposta al business) ed esigenze di controllo interno”.
Il tema della standardizzazione It, tra le altre criticità da affrontare nell'implementazione di un modello cloud, sembra però provocare qualche timore ed incertezza in più nelle aziende, soprattutto nelle Pmi che della forte personalizzazione hanno fatto un proprio valore e differenziale competitivo. Nel corso della tavola rotonda, così come già emerso in alcune delle precedenti tappe del “cloud tour 2011”, si è infatti dibattuto molto su questo binomio tra potenziale criticità (livellamento delle proprie specificità) ed opportunità (maggior controllo, migliore time-to-market, rapidità di risposta, ecc.).
“Il nostro ruolo di It è essere al servizio del business – dice Romano Mataloni, responsabile sistemi informativi di Teuco Guzzini – e, fino ad oggi, questo servizio è stato costruito in modo sartoriale sulla base di esigenze specifiche e processi molto personalizzati. Tuttavia, il contesto di mercato e le esigenze stanno cambiando: ci viene richiesto un servizio più veloce, con minori costi, che potrebbe trovare risposta in servizi standard disponibili sul mercato dell’offerta, ma al tempo stesso efficace e in grado di garantire (se non migliorare) la competitività dell’azienda. In questo caso, la risposta non può essere un servizio standard. L’opportunità e i benefici del cloud potrebbero quindi essere colti per supportare e migliorare processi non core business, almeno in una prima fase”.

“Sui processi non core non ha senso insistere con la personalizzazione e l’accesso a risorse interne – ha aggiunto Pietro Berrettoni, presidente di FidaInform e responsabile sistemi informativi di Acraf – Gruppo Angelini -. Per tutto ciò che può essere identificato come commodity (la posta elettronica, la gestione delle paghe e dei contributi, la fatturazione, ecc.) il cloud computing potrebbe dare delle risposte molto interessanti in termini di efficienza e riduzione dei costi. Sull’efficacia dei servizi It il percorso potrebbe essere più complesso, dato che gli impatti sull’organizzazione It e sui processi di business sono sicuramente maggiori: per erogare servizi efficaci è necessario dialogare con le line of business, capire quali sono le necessità e identificare la soluzione (un progetto che potrebbe richiedere dunque ancora interventi di personalizzazione)”. 
Riconoscendo ancora una volta che non esistono regole valide per tutti, Gerosa ha sottolineato “l’importanza dell’analisi e dell’assessment iniziali, proprio perché ogni azienda possa identificare, prima, e tracciare, poi, la propria personale roadmap evolutiva”.
 

Paolo Gerosa, global technology services architect di Ibm

“Un assessment che non deve essere puramente tecnologico – aggiunge il manager Ibm -. Anzi, sarebbe meglio partire dal processo di business per identificare di conseguenza tutte le necessarie aree di intervento possibili”.
Un approccio che ha certamente trovato approvazione tra i Cio e i responsabili It presenti ad Ancona, quasi tutti concordi nel ritenere il cloud una reale e concreta opportunità di cambiamento (per l’It prima di tutto, ma anche per il business), nonostante ci siano ancora importanti sfide da risolvere nell’ordine della sicurezza e, in Italia, a livello di infrastrutture di networking e disponibilità di connettività.
“Ma la discriminante maggiore, forse, è rappresentata dagli aspetti organizzativi e dal profondo cambio delle professionalità e dei dipartimenti It”, sottolinea Serenella Ruggieri, presidente ClubTI Marche e responsabile sistemi informativi di Cooperlat. “Il cambio delle nostre strutture non è affatto banale e richiede tempi e percorsi complessi e non certo brevi. Pur riconoscendo, dunque, che il cloud sia una opportunità concreta di trasformazione ed evoluzione del ruolo stesso del dipartimento informatico, mi chiedo quali siano le strategie e le vie per trasferire correttamente il valore di tale opportunità al management che, in questi ultimi anni, si è focalizzato quasi esclusivamente sulla riduzione dei costi”.

Il tavolo dei relatori

Una domanda che tra dibattito e risposte dei relatori non trova naturalmente una risposta univoca ma che affronta uno dei principali aspetti dai quali dovrà passare la trasformazione del dipartimento It in un soggetto realmente in grado di supportare e articolare le strategie di business aziendali. Nello specifico del cloud, il cambiamento che esso comporta, se si vuole davvero trasformare, in tutto o in parte il modello di erogazione dei servizi It in azienda, non può prescindere, come tutti i grandi progetti, dal coinvolgimento e dalla sponsorship del top management. A quest'ultimo il cloud nella specificità delle sue caratteristiche tecnologiche, poco importa. Anche in questo caso bisognerà saper mettere in campo quei linguaggi di business ormai imprescindibili in questo processo di avvicinamento dell'It alle strategie dell'impresa.

 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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