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Convergenze, sfide e opportunità all’Information Technology Forum



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Tanti i temi esplorati e le esperienze condivise durante l’Information Technology Forum 2024 di Comunicazione Italiana. Al centro sfide e opportunità nell’integrare le tecnologie emergenti nei processi aziendali.

Pubblicato il 30 mag 2024



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Quanto pesano le sfide e quanto valgono le opportunità nell’integrare le tecnologie nei processi aziendali? Nessuno affronta un cambiamento a cuor leggero, né con la certezza di ottenere risultati immediati.

L’Information Technology Forum, organizzato da Comunicazione Italiana per il terzo anno consecutivo, è stato l’occasione per riflettere su molti temi attraverso il dialogo e le testimonianze di 90 protagonisti del cambiamento tra aziende pubbliche e private.

Con al centro il claim integrability, il Forum IT, tenutosi quest’anno al Magna Pars di Milano, ha messo in luce argomenti legati a intelligenza artificiale, sostenibilità e questioni cruciali come integrazione cloud e sicurezza informatica.

Non sono mancate le riflessioni sulle sfide legate alla disparità di genere nei ruoli IT (nonostante le opportunità, il numero di startup al femminile è fermo al 13% da anni), alle competenze interne all’azienda e al delicato passaggio verso una matura e omogenea digitalizzazione della pubblica amministrazione.

L’approccio sistemico oltre la commodity

Tra le sfide, una delle principali è rappresentata dal rischio che le innovazioni diventino sempre più una commodity piuttosto che un fattore abilitante per il business. Integrare le tecnologie emergenti nei processi aziendali serve a ottimizzare le operazioni ma per farlo occorre avere una visione chiara e calata su specifiche esigenze.

“Le aziende si devono evolvere, bisogna comprare tecnologia per non subire un processo di obsolescenza ma, allo stesso tempo, non dobbiamo trasformare la tecnologia in una commodity” ha sottolineato Luciano Bruno, DG di Rekordata.

Il riferimento è a un approccio sistemico verso le innovazioni, sottolineato anche da esempi successivi. “Il cloud è una opportunità ma prima bisogna comprendere bene le caratteristiche del progetto, ripensare a ritroso fino al modello di business per capire cosa può concretamente apportare” ha sottolineato Matteo Tassetti, CIO di Macron.

Il Cloud catalizzatore di crescita

Sul versante “opportunità”, le riflessioni partono dal ruolo strategico del cloud all’interno delle aziende. Ha infatti tutte le caratteristiche native e di supporto all’integrazione di dati, applicazioni e servizi. Molte, in questo senso, le testimonianze emerse durante la giornata.

Michelangelo Chasseur, CEO di Kotuko ha sottolineato l’importanza della scalabilità del cloud per supportare la pubblica amministrazione nella valutazione della performance dei lavoratori pubblici, così come stabilisce la legge per una migliore efficienza e trasparenza: “La piattaforma fornita deve essere necessariamente scalabile perché utilizzata da ogni Comune, sia piccolo che grande”.

Gianpiero Ciorra, Head of IT di Gambero Rosso ha parlato di leva di trasformazione: “Abbiamo integrato i servizi cloud negli applicativi creando una struttura stabile. Oggi offriamo accesso tramite abbonamento digitale con l’intenzione di estendere questo servizio ad altre aree”.

Ma l’ecosistema cloud ha anche bisogno di regole, non basta applicare patch. Michele Talon, Responsabile ICT di Banca Progetto ha parlato di sicurezza. “Ogni cloud provider ha le sue caratteristiche. Se si sbaglia a fare architettura cloud il rischio di farsi male è alto”.

Il tema del cloud è stato toccato anche da Elena Lauritano, General Manager di Archivium, che ha parlato di e-archiving europeo come nuovo servizio fiduciario (normativa Eidas) partendo dall’evoluzione del legal archiving.

Ridisegnare gli scenari della sicurezza

Una sessione è stata dedicata all’impatto delle nuove tecnologie sulla sicurezza informatica. Diversi gli approcci e le scelte adottate, a partire da Stefano Caioli, ICT Manager di Toscana Aeroporti, che ha sottolineato l’importanza di introdurre punti di attenzione all’intera catena di fornitori. “Oggi abbiamo nuovi strumenti basati sull’analisi dei comportamenti per gestire gli accessi con un sistema centralizzato” ha spiegato il manager, sottolineando l’importanza di avere la massima visibilità sui processi per garantirne la sicurezza.

Sotto un profilo più strategico si muove invece Matteo Ganzaroli, Global Head IT di Archroma, che ha affrontato il tema dell’esternalizzazione dei servizi di security. Una strategia che, a suo giudizio, non offre sufficienti garanzie. “Inizialmente abbiamo optato per soluzioni esterne” ha spiegato. “Ora stiamo migrando verso un modello interno per migliorare il controllo e la sicurezza”.

Riccardo Salierno, Group CIO di Sapio, ha condiviso la strategia del Gruppo: “Abbiamo mantenuto le aziende separate e innalzato la governance, una strategia che si è rivelata vincente. Quando la sede francese è stata attaccata, le altre hanno continuato a operare senza interruzioni”. Salerno ha poi concluso sottolineando l’importanza di avere persone preparate: “Dopo un anno di formazione continua, abbiamo drasticamente ridotto i rischi e i tentativi di attacco”.

Il pubblico digitalizzato abbraccia il privato

La digitalizzazione del settore pubblico rappresenta una sfida enorme, ma anche un’opportunità unica per migliorare i servizi. Durante il Forum, diversi esperti hanno condiviso esperienze e visioni su come affrontare questa transizione.

Paolo Micozzi, Dirigente sistemi informativi del Ministero dell’Università e della Ricerca ha illustrato il processo di digitalizzazione che ha portato alla realizzazione del Portale dell’Anagrafe Nazionale dell’Istruzione Superiore (ANIS). Grazie a un database centralizzato e accessibile anche tramite SPID, si possono verificare le iscrizioni in modo rapido semplificando lo scambio di dati tra enti. La piattaforma è aperta anche ad enti privati.

Esempio simile, legato al Ministero dello Sport è il Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche, che ha semplificato le procedure per i centri per l’impiego e l’abilitazione dei collaboratori sportivi, centralizzando tutte le operazioni. Attualmente, il registro conta ventidue milioni di sportivi e include un sistema CRM per i dati.

La diversità delle esperienze pubbliche tra Nord e Sud Italia ha mostrato, invece, come la trasformazione digitale non sia sempre inclusiva, soprattutto se si parla di divario digitale.

L’AI passa attraverso il dialogo

Vero “tema caldo” del momento, l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda rappresenta un’altra sfida complessa e ricca di opportunità che però richiede un dialogo interno profondo e continuo. Il primo impatto consiste nel comprendere come integrare efficacemente queste tecnologie nel contesto aziendale. Successivamente, va capito come affrontare la gestione dei dati per garantire sicurezza e conformità normativa.

“Per noi l’integrazione dell’AI con i sistemi esistenti rappresenta un ostacolo soprattutto quando si deve lavorare con un sistema legacy. E poi, c’è il tema delle competenze interne. Ci siamo chiesti come possiamo preparare e formare il nostro personale per operare con successo con l’AI?” ha sottolineato Paolo Sassi, CIO di Bauli.

E la Pubblica amministrazione? “Il Friuli ha tanti dati e uno degli utilizzi su cui si ragiona è legato ad individuare le malattie rare utilizzando immagini e algoritmi ma per tutto questo ci vuole l’ok del Garante” ha affermato Beatrice Delfrate, Direttrice Servizio Sistemi Informativi e Privacy della Regione Friuli Venezia Giulia.

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