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Le persone, la risposta

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Le persone, la risposta

04 Nov 2008

di Stefano Uberti Foppa

In questo periodo di tempeste finanziarie, crisi, recessione e impatti già evidenti sull’economia reale attraverso una drastica riduzione dei consumi nonché di previsioni di futuri mesi difficili, mi capita con una certa frequenza di incontrare Cio che, con una sopravvalutata considerazione nei miei confronti, mi chiedono pareri sulle prospettive 2009, su quali strumenti e decisioni ZeroUno reputi migliori per navigare nel limaccioso mare del mercato e dell’economia che ci attenderà per il prossimo anno.
Le ricette non sono semplici, ma senz’altro, questa è la mia risposta, vi sono alcuni punti fermi che se davvero realizzati possono rappresentare elemento di differenziazione per l’impresa anche in una situazione complessa come l’attuale.
Punto primo guardiamo al quadro politico internazionale. Quando leggerete questo numero di ZeroUno le elezioni americane avranno decretato un vincitore. Oggi, a una settimana dall’Election Day, gli umori (e i sondaggi) dicono che gli Stati Uniti guardano a Obama come alla svolta, a quel “giro di pagina” che riguarderà molti segmenti: strategia di politica estera Usa, con una ridefinizione della presenza americana sugli scenari di guerra; ma soprattutto ridefinizione applicata al proprio interno, con azioni di intervento in area finanziaria ed economica; in ambito sociale, a favore della popolazione sempre più indebitata e delusa dal declino del benessere nella middle-class; nel rilancio dell’innovazione produttiva e tecnologica per favorire il processo di crescita ed export dei prodotti americani. Tutto questo (e altro) viene atteso da molti settori, anche da quello Ict made in Usa, come un vento di cambiamento che potrebbe ripercuotersi positivamente, come è sempre stato nel rapporto tra Usa ed Europa, anche sui nostri mercati e sulle nostre imprese. Quindi, prima verifica in funzione del 2009: vedere chi avrà vinto le elezioni.
Secondo aspetto: guardiamo in casa nostra, all’interno delle imprese e ai passi che potranno essere compiuti sia come capacità competitiva di impresa sia, soprattutto nel nostro caso, al ruolo che le tecnologie Ict potranno dare a questa esigenza di affermazione del proprio vantaggio competitivo che se era impellente soltanto pochi mesi fa, oggi, dopo lo tsunami finanziario a cui stiamo assistendo, diventa essenziale per emergere dalla difficoltà.
Il ragionamento da cui partiamo è semplice: affidiamo la nostra impresa soprattutto all’intuizione e alle capacità manageriali di “cogliere l’idea e il momento” oppure diamo finalmente all’Ict quella funzione strutturale di abilitatore di efficienza, quella pervasività all’interno dell’organizzazione aziendale e ai suoi processi che, in una situazione complicata come l’attuale, può invece assumere per garantire, attraverso le giuste applicazioni software e le giuste informazioni (information management), un’azione sul mercato distintiva e di valore per l’azienda? Cos’altro dobbiamo aspettare, dopo il terremoto economico-finanziario di queste settimane, per abbandonare un atteggiamento attendista e dare alle tecnologie quel ruolo di business value che possono avere soltanto se integrate a dinamiche organizzative, giuste competenze, processi operativi e strategici? Cos’altro ci serve per decidere di spendere bene, spendere meglio, ma comunque spendere (come peraltro prevede Gartner, + 6%, nel 2009) i soldi per l’Ict?
Questo è, a nostro avviso, il secondo milestone. La definitiva consacrazione, nel 2009, di un passaggio culturale che dovrà essere compiuto da tutte le componenti aziendali: l’imprescindibilità della tecnologia Ict “affogata” nella vita quotidiana dell’azienda in una modalità non più di semplice automazione e talvolta di fastidio ma elemento strategico per la moltiplicazione di produttività, efficienza, qualità e capacità competitiva. Belle parole, direte voi; ma il punto è, al solito, come fare?
Nei momenti difficili bisogna guardare agli elementi distintivi. Statisticamente è in questi periodi storici che a livello politico come economico, le persone, le organizzazioni, gli stati, e anche le imprese, si affermano come leader. E a nostro avviso il passaggio obbligato, e questo è il terzo milestone, avviene attraverso le persone. Le persone sono quelle che faranno la differenza. Disponibilità tecnologica, organizzazione e visione non sono sulla se, a tutti i livelli di impresa, l’elemento qualità della risorsa umana non è sufficientemente presente. Ma più che un problema di singoli (certamente esiste anche quello) è un problema di approccio. Guardiamo, nello specifico, a tre fronti di riferimento sulle quali, a nostro avviso, i sistemi informativi, e il Cio nello specifico, dovranno agire fin da subito: rapporti con i vendor e rapporto con gli utenti interni ed esterni.
Innanzitutto basta con questo povero Cio artefice di ogni cambiamento! Dopo anni passati ad avvicinarsi alle logiche di business dell’impresa, oggi è l’intera area dei sistemi informativi che, utilizzando competenze, processi adeguati e adeguate tecnologie, dovrà, nella differenza dei ruoli (il Cio e tutto il suo staff), sapersi avvicinare alle esigenze degli utenti aziendali (organizzarsi per un demand management efficiente) e dare risposte con linguaggi (metodi e tempi) in linea con le aspettative e le esigenze competitive.
Sul fronte dei rapporti con il vendor, invece, è ancora lunga la strada verso la vera partnership. Suggeriamo di porre l’adeguata attenzione all’evoluzione dell’attuale rapporto in essere con i fornitori. Anche tra loro questa crisi economica e finanziaria sta creando poderosi scompensi. Il modello di go-to-market in situazioni di criticità come l’attuale, pone i vendor di fronte ad un bivio: sposare appieno la causa della partnership con il cliente, e quindi accettare la sfida di supportarlo davvero nel miglioramento competitivo, fornendo soluzioni e tecnologie che spesso si concretizzano a valle di progetti complessi, di trattative che devono entrare nel merito dell’evoluzione e/o del cambiamento dei processi strategici, quindi sostenere una vendita fatta di tempi e modi articolati, avendo un modello di go-to-market che sia in grado di supportare questa impostazione. Oppure, la seconda strada del bivio dinnanzi al vendor, sposare a parole questa impostazione (quindi belle dichiarazioni di facciata) ma non disporre delle competenze, dei tempi e delle tecnologie davvero in grado di aiutare il cliente nel miglioramento competitivo. In sostanza: occhio alle modalità di relazione con i fornitori! Di questi tempi la tentazione della vendita “mordi e fuggi” è fortissima, anche perché vi sono risultati trimestrali da rispettare; e se già prima della bufera finanziaria questo era difficile, figurarsi nei prossimi mesi quale livello di pressione avranno le varie country dei player americani che operano in Italia.
Stiamo sempre parlando di persone, del milestone differenziante per il 2009. E qui, l’abbiamo accennato prima, i sistemi informativi dovranno aprirsi ancor più di quanto stiano sforzandosi di fare oggi per cercare di capire cosa davvero offrire al mercato, in quali tempi e in quali modi. Diffusione quindi, come già accennato, di soluzioni applicative utili all’interno dell’impresa ma anche sondare l’enorme potenzialità della relazione e del coinvolgimento dei potenziali clienti in questo processo di condivisione e co-creazione di prodotti e servizi. Volete le sigle? Crm e Web 2.0. Definire rapidamente, questa è la sfida, modelli di riferimento sul fronte della governance e della security per riuscire ad integrare in azienda quelle nuove modalità di relazione con il mercato (Enterprise 2.0) che oggi consentono immediatezza di feed back, trasparenza verso le esigenze dei consumatori, nuova efficienza; per riuscire a dare servizi e prodotti i più vicini possibili alle richieste di un cliente che inevitabilmente diventa più selettivo ed esigente, anche per questioni di minor capacità di spesa. Ma anche in questo caso tutti i modelli, le tecnologie e i nuovi processi ideati si riveleranno inutili nel momento in cui non ci saranno le persone ad aggiungere quel valore d’uso, di interpretazione e di relazione indispensabili per affermare la propria qualità e distinzione competitiva.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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