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Le competenze ‘umanistiche’ di un It sempre più service centric

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Le competenze ‘umanistiche’ di un It sempre più service centric

29 Giu 2011

di Nicoletta Boldrini

ZeroUno: Come va oggi modificandosi, da suo punto di osservazione, il ruolo dell’It in rapporto sia a un soggetto come Ferrovie dello Stato sia al contesto sociale nel quale l’azienda opera?
Alessandro Musumeci: Più che lo scenario competitivo dei settori di mercato, a mio avviso, ad impattare sulle strategie It è il paradosso nel quale ci troviamo a vivere: l’informatica è in crisi, tutti i dipartimenti It aziendali sono alle prese con riduzioni di budget ormai da qualche anno ma al tempo stesso l’informatica è sulla bocca di tutti. Tutti gli individui, diciamo almeno nei paesi industrializzati, fruiscono dell’informatica per le azioni quotidiane; è diventato ormai impensabile farne a meno.
Ciò che ridefinisce il ruolo strategico dell’It, quindi, è questa contrapposizione: a fronte della necessità di tecnologie a diretto supporto del business e di cui il business stesso ha ormai consapevolezza, l’It deve fare i conti con problematiche legate alla complessità di integrazione tra tecnologie sempre più sofisticate, che richiedono una capacità di system integration maggiore rispetto al passato.
Non solo, il contesto in cui viviamo e in cui opera quindi anche Ferrovie dello Stato è caratterizzato da un Ict pervasivo che fa parte ormai della società nel senso più allargato. L’It non ha più un ruolo economico o tecnologico, ma sociale, anche quando il contesto in cui è calato è quello aziendale, soprattutto se parliamo di aziende come Ferrovie dello Stato che rivolgono i propri servizi ai cittadini. La tendenza di maggior impatto sul ruolo It è quindi quella di natura sociale: l’It è da considerarsi, oggi, come il sistema nervoso che unisce i giovani, i cittadini, le famiglie, le aziende, le istituzioni, ecc. in un network sempre più interconnesso.

ZeroUno: Quindi non solo referente per la governance dei sistemi informativi, non solo promotore di innovazione tecnologica: il “nuovo” Cio dovrà dunque anche essere un po’ sociologo?
Musumeci: In un certo si. Ed è importante sottolineare che il Cio non è più solo un innovatore. Il suo ruolo non è più quello di fare esclusivamente innovazione. La consumerizzazione dell’It ha fatto sì che non sia più solo il Cio a proporre la novità tecnologica. Oggi ha quindi un ruolo nuovo, decisamente più strategico e molto più “di business”. Un ruolo che non può più rimanere confinato nelle mura del dipartimento It ma che deve aprirsi all’interazione con l’utenza aziendale, dal top management alle operations. Le competenze tecnico-scientifiche non bastano più; non serve essere dei bravi abilitatori di infrastrutture, dei grandi sistemisti e integratori (soprattutto oggi che tutto ciò che non è core per l’azienda è facilmente esternalizzabile); servono, piuttosto, capacità manageriali di visione, analisi e anticipazione dei trend e delle necessità, competenze di governo non più declinate alla gestione dei sistemi (anche questa, infatti, può essere affidata all’esterno) ma di natura imprenditoriale: capacità di gestire i fornitori, di contrattare livelli di servizio adeguati, di studiare e progettare il giusto mix di soluzioni e servizi, interni o esterni che siano, ecc.. La criticità maggiore risiede proprio nel cambio della “natura” del Cio stesso, che sta passando da un ruolo scientifico a uno di tipo umanistico.
Il nuovo direttore sistemi dovrà porre maggiore attenzione non solo allo sviluppo delle tecnologie, ma anche a temi sociali come la sostenibilità, la “green technology”; utilizzerà tutte le opportunità legate al web 2.0 come i social network per estendere la propria rete di business e per offrire un servizio di sempre maggiore qualità alla propria azienda.
In quest’ambito di particolare interesse nella prossima edizione di Finaki l’estensione del comitato di programma a membri appartenenti a diverse associazioni, attive non solo nella promozione delle tecnologie, ma anche e soprattutto nell’ambito di temi “sociali” legati all’uso intelligente di tecnologie, come ad esempio Prospera, Informatici senza frontiere, Fida Inform, Aica, Cio net, Aused e altre ancora.

ZeroUno: Come ha recepito Ferrovie dello Stato questa trasformazione? Come si sta ridisegnando la funzione sistemi informativi in termini di competenze e processi per affrontare al meglio lo scenario descritto?
Musumeci: All’interno del nostro dipartimento It abbiamo già da tempo figure che provengono dal business e non dall’informatica. Molti dei direttori dei sistemi informativi che si riuniscono in Finaki, per esempio, sono figure di natura business o Cio che hanno già da tempo iniziato un programma di rinnovamento dei propri dipartimenti di riferimento, introducendo figure nuove, sempre meno legate alla tecnologia.
Ferrovie dello Stato eroga servizi ai cittadini. La tecnologia a supporto di questi servizi non può rimanere confinata nella “scienza informatica”; è fondamentale che le persone che studiano, sviluppano, propongono le soluzioni It per l’azienda, ne comprendano il contesto, le dinamiche, le necessità, le problematiche. E questo richiede, come dicevo, competenze di taglio “umanistico” e non scientifico, dato che la capacità di fornire servizi è ormai diventata preponderante rispetto alla capacità tecnica.

ZeroUno: Come si inquadra in questo trend il modello di delivery dell’It emergente? Quali sono le reali opportunità del cloud? E ancora: quali le competenze necessarie o come si esprime la centralità del Cio in questo contesto?
Musumeci: Il cloud computing non è solo un abilitatore tecnologico, ma lo strumento abilitante di progetti che hanno un impatto sociale. Impatto che, volendolo declinare in ambito professionale/aziendale, si traduce, per esempio, nell’utilizzo di applicazioni virtuali attraverso dispositivi mobili di varia natura che, di fatto, stanno cambiando il modo di lavorare delle persone.
Il cloud computing, a mio avviso, è la naturale evoluzione dei servizi informatici, che sono passati dalla proposta di tecnologie hardware e software alla fornitura di servizi (sia attraverso cloud private sia pubbliche). Negli ultimi anni vi è stato uno spostamento fortissimo da una logica hardware centric verso una logica software centric dove l’hardware è diventato una commodity; oggi anche il software “perde di importanza” perché tutto ruota intorno al servizio e alla capacità di modellare e fornire “quello giusto” in base alle esigenze dell’azienda e degli utenti che vi lavorano. Il Cio ha un ruolo determinante in tutto questo perché è l’unico che ha le conoscenze, le competenze e la visione necessari alla definizione di un It “service centric”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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