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Gli esperti di open source europei trovano un buon lavoro

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Gli esperti di open source europei trovano un buon lavoro

Il 60% dei professionisti è fiducioso di avere un’occupazione nel corso dell’anno, contro il 50% dei colleghi a livello mondiale. E sono aumentate più che altrove le proposte. Al top le richieste di sviluppatori. Migliorano anche rapporto
vita-lavoro e interesse per i progetti in cui si è impegnati

10 Nov 2016

di Riccardo Cervelli

I professionisti dell’open source sono richiesti, ben remunerati e soddisfatti del proprio lavoro. Lo certifica un aggiornamento del Rapporto sui Lavori Open Source 2016, l’ultima edizione di una ricerca realizzata in collaborazione fra il sito di orientamento professionale Dice e l’organizzazione no-profit The Linux Foundation. L’approfondimento scompone e analizza alcune delle principali evidenze del report, che per la prima volta, dopo cinque anni, ha allargato il campo di esplorazione alle attività lavorative legate in generale al software open source, e quindi non esclusivamente all’ambiente Linux. Tra gli approfondimenti spiccano quelli relativi al mercato europeo.

“I professionisti europei di tecnologia, le organizzazioni governative e le aziende hanno abbracciato da tempo l’open source”, afferma Jim Zemlin, Direttore Esecutivo alla The Linux Foundation. Tutto questo si traduce in un’accelerazione della domanda di professionalità collegate. “La richiesta di talenti open source è in crescita e le aziende si battono per trovare professionisti esperti”, aggiunge Bob Melk, Presidente di Dice.

Al momento dell’indagine (campione mondiale di 400 responsabili delle risorse umane e 4.500 professionisti), il 60% degli intervistati europei ha affermato di credere che “sia abbastanza o molto facile” trovare un’occupazione nel corso dell’anno. Questo dato si contrappone a un più limitato 50% nel panel globale. Metà degli europei, inoltre, ha riportato di aver ricevuto più di 10 chiamate da reclutatori nei sei mesi antecedenti alla survey, contro il 22% a livello mondiale. Solo il 5% degli intervistati nel Vecchio Continente ha segnalato di non essere mai stato contattato da recruiter (27% nel campione complessivo).

FIGURA 1 – Guadagnare e avere un lavoro sono importanti, ma una professione dà soddisfazioni anche se si è impiegati su progetti interessanti, si utilizzano tecnologie all’avanguardia e si fa parte di una grande comunità. È questo quello che pensano i professionisti dell’open source, così appassionati del proprio lavoro da indicare al primo posto fra i fattori di soddisfazione circa la propria occupazione (con ben il 90% delle risposte), l’interesse dei progetti in cui si è coinvolti. Questo è anche la conseguenza della novità e dell’importanza sociale e business delle iniziative che si basano sulle tecnologie open source. Entusiasmo anche per le opportunità di lavoro alternative che possono presentarsi e per la possibilità di interagire con alcuni dei migliori sviluppatori mondiali.

 

E una volta impiegati cosa succede? Secondo la ricerca promossa dalla community Linux e dal servizio di facilitazione dell’incontro fra domanda e offerta in ambito tecnologico di Dhi Group, i datori di lavoro in Europa si dimostrano più disponibili a offrire incentivi per mantenere il proprio personale. Il 40% dei professionisti open source europei ha ricevuto un aumento nell’anno precedente (mondo: 31%), il 27% ha segnalato un miglioramento del rapporto vita-lavoro (20% a livello globale) e il 24% ha dichiarato di essere stato inserito in programmi più flessibili.

Un’evidenza importante dell’approfondimento del Rapporto sui Lavori Open Source 2016 è il piacere di lavorare su progetti interessanti, che supera qualsiasi altra motivazione a svolgere l’attività professionale attuale. Ha risposto così il 34% degli europei, più che d’accordo con i colleghi di tutto il mondo (31%, figura 1). Una differenza, minima ma comunque segnalata dagli autori della ricerca, è stata riscontrata fra le motivazioni successive: gli europei pongono al secondo posto (17%) le opportunità di lavoro, seguite con il 16% a pari merito dalla possibilità di lavorare con tecnologie innovative e dalla collaborazione con la comunità mondiale. Queste ultime due voci sono citate invece, rispettivamente, al secondo (18%) e al terzo (17%) dal panel globale.

FIGURA 2 – È vero che oggi le aziende sono diventate fan dell’open source e vi investono al punto da renderlo un fenomeno industriale di portata storica che, si prevede, continuerà a crescere nel futuro. Ma – sottolinea il Rapporto sui Lavori Open Source 2016 – è altrettanto vero che le imprese sono propense a “portare a bordo” soprattutto professionisti che vantino titoli e certificazioni. Oltre metà dei responsabili delle assunzioni intervistati per la ricerca promossa da Dice e da The Linux Foundation ha dichiarato di privilegiare i candidati con una “formazione formalizzata” nell’open source, mentre il 44% ha identificato i detentori di “certificazioni” come i più titolati a essere presi in considerazione. Quanto alle esperienze più richieste dagli hiring manager (responsabili delle assunzioni), spiccano con il 60% lo sviluppo applicativo e con il 58% DevOps. Dal canto loro, il 76% dei professionisti intervistati ha definito utile per la propria carriera le certificazioni e il 57% ha dichiarato di essere intenzionato a ottenerne una nel corso dell’anno. Come si mantengono aggiornati i professionisti dell’open source già impiegati? Ai primi posti fra le diverse opzioni figurano la lettura di libri e la consultazione di risorse online (90%), seguita da corsi online (60%) e dalla partecipazione a conferenze ed eventi.


 

Le aziende cercano professionisti che hanno un buon bagaglio di education. Per continuare a essere vincenti, gli esperti devono mantenersi continuamente aggiornati. Chi possiede queste qualità e conosce le tecnologie più richieste, viene premiato con un lavoro motivante (figura 2 e 3).

FIGURA 3 – Il Rapporto sui Lavori Open Source 2016 ha messo in luce le competenze più perseguite dai professional e dagli hiring manager. Entrambe le figure, rispettivamente con il 50 e il 51%, mettono al primo posto le tecnologie cloud, come OpenStack e Cloud Foundry. Differenze emergono invece nelle risposte successive, probabilmente legate alla diversa prospettiva dei responsabili delle assunzioni (pressati a trovare le professionalità più necessarie nell’immediato) e dei candidati (che pensano alle opportunità future). I primi indicano al secondo posto le competenze nelle tecnologie open source di networking (21%), che sono posizionate invece al quarto dai professional (9%). Questi, invece, attribuiscono la medaglia d’argento alle tecnologie container (19%), che per i responsabili delle assunzioni risultano ancora in quarta posizione (8%). Accordo sul mettere al terzo gradino del podio la sicurezza (16% i professionisti e 14% i reclutatori).

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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