Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 un valore di 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, che fotografa un settore in forte espansione, trainato soprattutto da soluzioni di Generative AI e da progetti ibridi, che insieme rappresentano il 46% del mercato complessivo.
Accanto all’aumento degli investimenti, cresce anche l’offerta: sono oltre 1.000 le aziende italiane censite che forniscono soluzioni e servizi di AI, affiancate da 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, con un focus prevalente su applicazioni verticali per settori come sanità e fintech.
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Un mercato ancora dominato da progetti su misura
Dal punto di vista della composizione, il mercato italiano resta fortemente orientato a soluzioni custom, che rappresentano il 77% del valore complessivo. Tuttavia, sono i modelli più scalabili (basati su servizi e licenze software) a registrare le dinamiche di crescita più sostenute.
Sul fronte della domanda, si osserva un’accelerazione significativa nella Pubblica Amministrazione, che oggi pesa per il 19% del mercato, e nelle PMI, che raggiungono il 18%. A livello settoriale, manifatturiero e GDO/Retail crescono sopra la media, mentre comparti più maturi come energy, telco, banking e insurance mostrano un ritmo più contenuto, anche per la presenza di team interni dedicati all’AI.
Progetti di AI, GenAI e governance: l’adozione cresce, la pervasività meno
Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale, in aumento rispetto al 59% dell’anno precedente. Il 60% ha almeno un’iniziativa legata alla Generative AI, ma solo una grande azienda su cinque utilizza l’AI in modo diffuso su più funzioni aziendali.

Tra le tipologie di soluzioni, i sistemi conversazionali o di analisi dei testi rappresentano la fetta più importante del mercato (il 39%), spinti soprattutto da applicazioni della GenAI sulla knowledge base aziendale (manuali, normative, documentazione). Seguono i sistemi di Data Exploration, Prediction & Optimization (30%) e le soluzioni di generazione e analisi di immagini, video e audio (16%, in forte crescita).
Nonostante molte iniziative siano ancora in fase iniziale, il 58% delle aziende che ha avviato progetti di AI rileva un impatto significativo sul modello di business. Ma circa un’azienda su tre lamenta difficoltà a stimare ex-ante il rapporto costi-benefici.

Sul piano della governance, il quadro resta frammentato. Solo il 9% delle grandi imprese ha una governance dell’AI strutturata, con ruoli e responsabilità definiti e un allineamento esplicito agli obiettivi aziendali. Una quota più ampia sta lavorando in questa direzione, ma il percorso è ancora in corso, anche in relazione agli adempimenti previsti dall’AI Act.

Licenze di GenAI e rischio Shadow AI
Accanto ai progetti su misura, cresce rapidamente l’adozione di strumenti di AI pronti all’uso. Nel 2025 l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di GenAI, con un incremento di 31 punti percentuali in un solo anno. Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced risultano le soluzioni più diffuse. La stessa tendenza, su livelli più bassi, si osserva nelle PMI, tra cui il 9% utilizza strumenti a pagamento e un ulteriore 9% strumenti gratuiti.

Le aziende riconoscono i benefici in termini di accessibilità e facilità d’uso, ma sono consapevoli dei rischi legati a un utilizzo non governato. Solo quattro grandi imprese su dieci hanno definito linee guida sull’uso dell’AI e il 24% vieta l’impiego di strumenti di GenAI non forniti dall’organizzazione. Il ricorso a soluzioni esterne da parte dei dipendenti resta però elevato, tanto che solo il 19% degli utilizzatori dichiara di fare uso esclusivo di strumenti aziendali. La Shadow AI resta quindi un tema aperto per molte organizzazioni.

I benefici della GenAI per i dipendenti
Dal punto di vista dei lavoratori, l’AI è già parte delle attività quotidiane. Il 47% utilizza strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro e, tra questi, circa quattro su dieci stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle due ultime attività svolte con il supporto dell’AI.
Il dato più rilevante riguarda però la qualità del lavoro: il 41% dei lavoratori dichiara di riuscire, grazie all’AI, a svolgere attività che altrimenti non sarebbe in grado di completare o realizzerebbe solo parzialmente. A fronte di questi benefici percepiti, il monitoraggio da parte delle aziende resta limitato: solo l’11% adotta sistemi strutturati e periodici di misurazione del valore.

Competenze: l’AI entra stabilmente nei profili qualificati
L’impatto dell’intelligenza artificiale si riflette in modo diretto sulla domanda di competenze. Nel 2025 gli annunci di lavoro in Italia che richiedono skill di AI sono cresciuti del 93% rispetto all’anno precedente. Oggi il 76% delle offerte per profili white-collar ad alta qualificazione include competenze di AI tra i requisiti.
La domanda non riguarda solo ruoli tecnici. Le competenze AI compaiono anche negli annunci per figure apicali, come Chief Human Resources Officer e Chief Marketing Officer, segnalando un’evoluzione che coinvolge modelli organizzativi e decisionali.

Come sottolinea Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, «il 2025 ha confermato la grande crescita del mercato e dello sviluppo tecnologico dell’AI, ormai di centralità assoluta nelle agende dei decisori di vertice», ma «servono persone con altissime competenze di dominio e tecnologiche» e un passaggio «dalla semplice adozione individuale dell’AI alla trasformazione strutturale delle organizzazioni».

















