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Cloud e AI ridisegnano la cybersecurity. I vantaggi di un approccio a piattaforma



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La frammentazione delle infrastrutture, l’adozione crescente dell’AI e la diffusione di ambienti cloud ibridi stanno cambiando il paradigma della sicurezza informatica. Matteo Uva (Fortinet): «Non esiste più un “perimetro” da difendere. il nuovo target d’attacco sono i profili degli utenti»

Pubblicato il 25 giu 2026



Matteo Uva – Fortinet cybersecurity cloud e ai
Matteo Uva, Alliance & Business Development Director di Fortinet
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La progressiva distribuzione delle risorse IT tra data center locali, cloud pubblici ed Edge Computing sta mettendo sotto pressione i modelli tradizionali di cybersecurity.
La protezione non può più concentrarsi esclusivamente sull’infrastruttura, ma deve estendersi alle identità digitali, alle applicazioni e ai flussi di dati. Questo è vero soprattutto oggi, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, che rappresenta un’ulteriore sfida per le strategie di difesa delle aziende, oltre che un’opportunità per accelerare e affinare la capacità di monitoraggio e di risposta alle minacce.

Per rispondere alle nuove necessità di sicurezza, Fortinet propone un approccio a piattaforma, che permette di integrare tecnologie per la protezione delle informazioni, controllo degli accessi e governo dei nuovi strumenti AI.

A spiegare la strategia della multinazionale americana è l’Alliance & Business Development Director, Matteo Uva.

L’identità come bersaglio e il concetto di piattaforma

«Il primo grande cambiamento – afferma – è che non esiste più un perimetro da difendere. O, meglio, il nuovo perimetro, il nuovo target d’attacco sono i profili degli utenti».

Nei moderni ambienti distribuiti, l’identità digitale diventa, quindi, il principale obiettivo degli attaccanti.

L’eventuale compromissione delle credenziali, infatti, può consentire l’accesso malevolo a enormi quantità di informazioni e addirittura a intere istanze cloud.

Secondo Fortinet, il nuovo scenario richiede un cambio di paradigma, con il passaggio dalla logica best-of-breed ovvero la somma di singoli strumenti specializzati, al concetto di piattaforma.

L’architettura proposta, denominata Fortinet Security Fabric, punta infatti a garantire una gestione centralizzata e coerente della sicurezza su tutti gli ambienti: data center locali, infrastrutture cloud, soluzioni SaaS e sistemi all’edge. Un approccio che, come ribadisce Uva, vuole restare il più possibile aperto, evitando il lock-in e garantendo l’integrazione con tecnologie di terze parti.

Come proteggere applicazioni e accessi nei nuovi ambienti IT

Scendendo sul piano tecnico e nel dettaglio della cloud security, Uva distingue due dimensioni.

La prima è la messa in sicurezza delle applicazioni, affidata a FortiCNAPP (Cloud-Native Application Protection Platform), la piattaforma nata dall’acquisizione di Lacework e integrata nella Security Fabric. L’obiettivo è proteggere le applicazioni lungo l’intero ciclo di vita, dalla fase di sviluppo alla messa in produzione fino al monitoraggio e miglioramento continui.

La seconda direttrice, invece, riguarda l’accesso alle applicazioni, gestito attraverso l’approccio SASE (Secure Access Service Edge). Gli utenti oggi si connettono alle risorse aziendali da qualsiasi punto invece di costringere il lavoratore da remoto a “tornare” verso il data center per autenticarsi e garantire un accesso sicuro. La logica viene sovvertita. «Con il SASE – chiarisce Uva – portiamo la sicurezza e la connettività direttamente nel cloud, più vicino all’utente, ovunque si trovi». La soluzione FortiSASE, all’interno della Security Fabric, infatti, punta a garantire controlli uniformi indipendentemente dal luogo di collegamento dell’utente, riducendo complessità e latenza rispetto ai modelli tradizionali.

L’AI come strumento di sicurezza e nuova superficie d’attacco

Continuando a dipanare la strategia aziendale, Uva passa in rassegna anche l’impatto dell’intelligenza artificialenel campo della cybersecurity.

Per Fortinet non si tratta di una novità assoluta. I sistemi AI, infatti, vengono utilizzati da anni all’interno dei FortiGuard Labs per analizzare quotidianamente enormi volumi di dati provenienti dalle installazioni distribuite presso i clienti a livello globale. Trilioni di input al giorno, come suggerisce Uva, impossibili da gestire senza automazione.

Oggi, invece, la diffusione dell’Artificial Intelligence nelle aziende apre scenari completamente nuovi. Da un lato la tecnologia consente di automatizzare le attività di monitoraggio e risposta alle minacce; dall’altro introduce nuove sfide legate alla gestione dei dati e alla sicurezza dei modelli AI.

«L’intelligenza artificiale – osserva Uva – come tutte le innovazioni, è una grande opportunità. Sta trasformando il business, la nostra quotidianità. Allo stesso tempo, introduce tipologie di rischi che prima non esistevano».

Tra le principali criticità emergono la possibile esposizione di dati sensibili inseriti nei prompt e le tecniche di attacco progettate per manipolare il comportamento dei sistemi AI.

Per mitigare i potenziali pericoli, la multinazionale americana ha introdotto FortiAI, un ulteriore layer di sicurezza all’interno della propria piattaforma dedicato alla governance dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di applicare policy aziendali, monitorare la compliance (in ottemperanza a normative come NIS2) e controllare l’utilizzo degli strumenti AI in azienda, tenendone traccia e fornendo report.

Dal pilota alla produzione

Ma quanto le imprese italiane sono consapevoli dei rischi derivanti dall’AI e come stanno adottando le nuove tecnologie?

Secondo Uva, molte organizzazioni stanno ancora affrontando l’AI attraverso progetti pilota circoscritti che funzionano finché restano in un “ambiente chiuso”. Le difficoltà emergono soprattutto nel passaggio dalla fase sperimentale alla produzione, quando diventa necessario integrare dati, processi e sistemi aziendali su larga scala.

«I casi di successo – afferma – si realizzano quando infrastruttura, intelligenza artificiale e cybersecurity vengono progettate dal momento zero come componenti di un unico sistema».

Un approccio che, come fa notare il manager, assume particolare rilevanza negli ambienti industriali e nelle filiere produttive, dove la protezione deve estendersi anche ai partner e ai fornitori che partecipano alla Supply Chain.

La sensibilizzazione verso il tema della cybersecurity

Uva si dimostra ottimista rispetto alla consapevolezza delle aziende. La cybersecurity, prima percepita come funzionalità accessoria, oggi diventa «l’elemento fondante per fare il next step» a partire dall’AI. Così, nello scenario attuale, la proposta di piattaforma aperta e integrata di Fortinet trova sempre più spazio, tanto che il manager segnala che le ultime chiusure di bilancio sono state «superiori alle aspettative».

«Il meglio – sottolinea – deve ancora venire. Un’innovazione enorme ci sta aspettando, ma bisogna strutturarsi unendo cybersecurity, infrastrutture e visione».

E per andare incontro al futuro, come conclude Uva, Fortinet non investe soltanto in tecnologia, ma si impegna con iniziative di sensibilizzazione sui temi della sicurezza, anche presso i giovanissimi.

La multinazionale, infatti, ha avviato il programma Fortinet Academic Partner per erogare corsi di formazione in cybersecurity nelle università aderenti e sta portando analoghe attività anche nelle scuole elementari. Con un linguaggio semplice e coinvolgente, spesso in collaborazione con la Polizia Postale, si parla ai bambini non solo di sicurezza informatica, ma anche di etica contro fenomeni come il cyberbullismo. E sono proprio i più piccoli, tornati a casa, a sensibilizzare genitori talvolta meno avveduti.

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