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Il valore del modello Sovereign SASE per le organizzazioni data-sensitive



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Il modello SASE evolve per rispondere alle esigenze delle organizzazioni regolamentate. Con il paradigma Sovereign SASE, networking e sicurezza restano unificati, ma controllo, governance e residenza del dato rimangono interamente sotto la responsabilità dell’organizzazione 

Pubblicato il 3 mar 2026

Aldo Di Mattia

Director of Specialized Systems Engineering and Cybersecurity Advisor Italy and Malta di Fortinet


Fortinet Point of View

sovereign SASE
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Le infrastrutture critiche e i programmi di trasformazione digitale, spesso sostenuti da partnership pubblico-private, si fondano su un presupposto imprescindibile: la fiducia che sistemi e dati condivisi restino sicuri, controllabili e conformi alle normative nazionali. In questo scenario, la sovranità del dato non è solo una questione tecnica, ma un requisito strategico. La possibilità di sapere dove risiedono le informazioni, chi le gestisce e secondo quali giurisdizioni vengono trattate diventa determinante quando infrastrutture nazionali e servizi cloud convergono.

Il modello Secure Access Service Edge (SASE) risponde all’esigenza di integrare networking e sicurezza in un’architettura unificata, capace di proteggere utenti e applicazioni distribuite attraverso funzionalità come Zero-Trust Network Access, Secure Web Gateway, Cloud Access Security Broker, Firewall-as-a-Service e Secure SD-WAN. Tuttavia, per organizzazioni operanti in ambiti regolati – PA, sanità, difesa, finanza – l’adozione del SASE in modalità tradizionale, basata su PoP (point of presence) erogati tramite cloud pubblico, può entrare in conflitto con vincoli di residenza del dato e requisiti di controllo diretto.

Aldo Di Mattia, Director of Specialized Systems Engineering e Cybersecurity Advisor per Italia e Malta di Fortinet
Aldo Di Mattia, Director of Specialized Systems Engineering e Cybersecurity Advisor per Italia e Malta di Fortinet

Da questa esigenza nasce il paradigma Sovereign SASE, che conserva i benefici architetturali del modello originario ma ne rilegge l’implementazione in chiave di sovranità. Tutte le funzioni di sicurezza e di ispezione del traffico vengono eseguite all’interno di infrastrutture controllate dall’organizzazione, evitando che dati, log o flussi sensibili transitino o vengano archiviati in ambienti di terze parti. L’architettura si articola in un Control Plane centralizzato per la definizione e l’orchestrazione delle policy, un data plane locale per l’enforcement e l’ispezione, e un livello di accesso che connette utenti e workload garantendo coerenza applicativa e performance. 

La differenza rispetto al SASE tradizionale è sostanziale: non si tratta solo di spostare i punti di presenza, ma di ridefinire il perimetro di responsabilità, assicurando che governance, visibilità e autonomia operativa rimangano in capo all’organizzazione. In un contesto in cui il cloud pubblico non è più una scelta automatica ma una variabile da valutare rispetto a rischio e compliance, il Sovereign SASE rappresenta un’evoluzione coerente con le esigenze di controllo e trasparenza delle organizzazioni data-sensitive e regolamentate, offrendo loro un’opzione architetturale allineata ai più stringenti requisiti normativi e di protezione dei dati.

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