Investire in AI non è più una scelta sperimentale, ma una leva strategica per la competitività. Le aziende stanno aumentando rapidamente i budget dedicati all’intelligenza artificiale, spinte dalla necessità di innovare modelli operativi, migliorare l’efficienza e generare nuove fonti di ricavo.
Secondo uno studio di Bain & Company, nel 2025 gli investimenti in AI e tecnologie correlate hanno raggiunto l’1,3% del fatturato, segnando un incremento del 62% rispetto al 2023. Un trend destinato a rafforzarsi nei prossimi anni, anche alla luce della diffusione pervasiva della GenAI.
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Investire in AI: numeri e prospettive di mercato
La corsa all’intelligenza artificiale è ormai globale e trasversale ai settori. Le stime indicano che la GenAI potrebbe raggiungere un valore di 1.300 miliardi di dollari entro il 2032, ridefinendo interi ecosistemi industriali.
Uno scenario che cambia profondamente il paradigma decisionale per i CIO e, in generale, i membri del board: la questione vera non è più capire se sia opportuno investire o meno in AI, ma quanto e, soprattutto, con quali obiettivi e ambizioni. Le aziende che si muovono rapidamente sono in grado di ottenere vantaggi concreti già nel breve periodo.
ROI dei progetti di intelligenza artificiale
L’impatto dell’intelligenza artificiale è già misurabile in diversi ambiti operativi. I benefici principali evidenziati dallo studio includono:
- Incremento della produttività superiore al 5% entro 24 mesi per oltre metà delle aziende interpellate.
- Riduzione dei tempi di sviluppo grazie a Proof of Concept realizzabili in 4–6 settimane
- ROI anticipato, spesso visibile entro il primo anno
Nel Retail, ad esempio, l’adozione di soluzioni AI per l’assistenza clienti può generare un aumento delle vendite fino al 9%.
Nel settore Consumer Products, invece, l’AI accelera i processi di innovazione fino al 50% e migliora il ROI marketing tra il 10% e il 15%.
I vantaggi dell’utilizzo dell’AI nei settori Retail e prodotti di consumo
L’adozione dell’AI nei settori del largo consumo sta già producendo risultati tangibili lungo tutta la catena del valore.
Nel Retail, le applicazioni spaziano dall’assistenza allo shopping alla negoziazione con i fornitori, fino all’automazione dei processi HR.
Nei Consumer Products, invece, l’AI supporta la gestione delle scorte, la personalizzazione del marketing e lo sviluppo di nuovi prodotti.
«Le aziende che stanno ottenendo risultati concreti sono quelle che stanno già trasformando l’AI in un acceleratore operativo e commerciale su larga scala – osserva Andrea Petronio, Senior Partner e responsabile italiano Retail di Bain & Company –. La vera differenza non la crea chi punta alla sperimentazione o chi sviluppa più casi d’uso a macchia di leopardo, ma risiede nella capacità di trasformare l’azienda scalando attraverso l’AI».

Le sfide: dati, competenze e governance
Nonostante l’interesse crescente, molte aziende non sono ancora riuscite a uscire dalla trappola delle sperimentazioni e il 48% delle organizzazioni si trova ancora in fase esplorativa.
Le principali criticità evidenziate dagli intervistati riguardano soprattutto la scarsa qualità e disponibilità dei dati, la mancanza di competenze specialistiche e il limitato coinvolgimento del top management.
Questi fattori rappresentano il vero spartiacque tra aziende leader e follower: le organizzazioni più avanzate, infatti, dispongono di competenze AI fino a tre volte superiori rispetto ai competitor.
Dalla sperimentazione alla scala: il vero vantaggio competitivo
Il passaggio cruciale per massimizzare il valore degli investimenti in intelligenza artificiale è la capacità di scalare le iniziative. Non basta, infatti, implementare singoli use case, serve ripensare processi, organizzazione e modelli operativi.
«Le aziende leader del largo consumo –dichiara Marco Caldarelli, Senior Partner e responsabile italiano del settore Consumer Products di Bain & Company – stanno utilizzando l’AI per trasformare concretamente il modo in cui innovano, gestiscono la supply chain e interagiscono con il consumatore. E il loro vantaggio competitivo nasce dalla capacità di applicare l’AI lungo tutta la catena del valore».
I benefici della GenAI risultano evidenti anche in termini di efficienza: oltre la metà delle aziende che hanno adottato queste tecnologie registrano un miglioramento della produttività superiore al 5% entro 24 mesi dall’implementazione, mentre solo il 25% di queste dichiara un impatto superiore al 15%.

L’AI come vantaggio competitivo sostenibile
Inoltre, la capacità di entrare rapidamente in produzione e la progressiva riduzione dei costi della Generative AI stanno alimentando un ROI anticipato – ormai osservabile anche entro i 12 mesi. L’intelligenza artificiale sta diventando, infatti, economicamente più conveniente e più veloce da implementare e oggi richiede in media dalle 4 alle 6 settimane per lo sviluppo di un PoC.
«La vera opportunità – conclude il manager – non consiste semplicemente nell’adottare l’AI, ma nel trasformarla in un vantaggio competitivo sostenibile. I costi della tecnologia scendono e i progetti si sviluppano rapidamente e la sfida chiave consiste nel passare dal considerarla una semplice innovazione tecnologica al definirla un elemento di reale trasformazione del business. Questo richiede sponsorship attiva del top management, evoluzione delle competenze e riprogettazione dei processi end-to-end, favorendo l’implementazione dell’AI all’interno di processi già efficienti e adatti all’innovazione. In questo contesto, il ruolo del top management diventa centrale per guidare la trasformazione, sostenere gli investimenti e promuovere una cultura realmente data-driven».












