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IoT, l’evoluzione del mercato in Italia tra AI e nuove normative



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Il mercato italiano supera i 10 miliardi di euro nel 2025 trainato da utilities e industria. L’intelligenza artificiale trasforma i dati in azioni concrete mentre nuove direttive europee impongono standard rigorosi di cybersicurezza

Pubblicato il 20 apr 2026



IoT, l’evoluzione del mercato in Italia tra AI e nuove normative
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Il mercato IoT italiano ha raggiunto un punto di svolta, superando le fasi sperimentali per diventare un pilastro della trasformazione digitale nazionale.

I dati presentati durante il convegno «IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità», organizzato dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano il 16 aprile 2026, delineano un settore in forte salute. Come illustrato dai ricercatori e dagli esperti intervenuti, l’integrazione tra IoT e intelligenza artificiale e la pressione delle nuove normative europee stanno ridisegnando le priorità delle aziende e della pubblica amministrazione.

L’italiano medio dispone oggi di circa tre oggetti connessi, per un totale di 175 milioni di dispositivi attivi su tutto il territorio nazionale. Questo volume tecnologico ha generato nel 2025 un valore economico di 10,9 miliardi di euro, segnando una crescita del +12% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un ritmo di sviluppo che supera ampiamente la media dell’intero settore digitale italiano, fermo a un incremento del 3,2%.

I settori trainanti: il ritorno delle Utilities e la tenuta della Smart Car

Nel corso del 2025, il comparto delle Utilities ha riconquistato la prima posizione per valore di mercato, raggiungendo 1,87 miliardi di euro con un tasso di crescita del +18%. Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio Internet of Things, ha spiegato che questo risultato è dovuto in parte al consolidamento dello smart metering per il gas, ormai arrivato a pieno rollout, e alla spinta verso i contatori elettrici di seconda generazione, che coprono l’80% del parco installato.

Un segnale particolarmente rilevante arriva dalla gestione idrica: «È interessante il numero sulla crescita dei contatori idrici: ormai quasi un quarto sono connessi, quindi 5 milioni, di cui 1 milione è stato connesso nel 2025». Questo dato è considerato significativo poiché, a differenza di altri settori, non è stato guidato da normative stringenti, ma da una reale necessità di efficienza. Parallelamente, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno favorendo l’adozione di dispositivi intelligenti, supportate da investimenti che superano i 4 miliardi di euro, in parte derivanti dal PNRR.

La Smart Car segue al secondo posto con 1,76 miliardi di euro. In Italia circolano attualmente 6,5 milioni di auto nativamente connesse e oltre 10 milioni dotate di scatole nere per scopi assicurativi. Complessivamente, circa il 40% del parco auto nazionale è collegato alla rete. L’intelligenza artificiale sta migliorando l’infotainment e i sistemi vocali, presenti nel 18% delle nuove immatricolazioni del 2025.

Smart Building e l’impatto della Direttiva Case Green

Il settore dello Smart Building, pur valendo 1,4 miliardi di euro, ha registrato una crescita contenuta del +2%. La causa principale è la riduzione progressiva degli incentivi fiscali legati al Superbonus. Tuttavia, il futuro del mercato IoT sarà plasmato dalla Direttiva Europea EPBD IV, nota come «Case Green», che impone obiettivi sfidanti per la sostenibilità.

Entro il 2030, gli edifici residenziali dovranno ridurre il consumo di energia primaria del 16% rispetto ai livelli del 2020. Ad oggi, l’Italia ha raggiunto una riduzione del 7,4%. Angela Tumino ha sottolineato le difficoltà burocratiche: «Entro fine 2025 andava condiviso con Bruxelles il piano nazionale di ristrutturazione proprio per il raggiungimento di questi obiettivi. L’Italia non l’ha consegnato; l’UE ha aperto una procedura di infrazione e adesso si sta lavorando per cercare di rimediare». Per gli edifici non residenziali, è già scattato l’obbligo di dotarsi di sistemi di automazione e controllo (BACS) di classe B per ottimizzare l’efficienza.

Industrial IoT e la sfida della Transizione 5.0

La Smart Factory rappresenta uno dei segmenti più dinamici del mercato IoT, con un valore di 1,16 miliardi di euro (+12%). Il 71% delle grandi aziende ha già avviato progetti di questo tipo, mentre le medie imprese si attestano al 59%. L’uso dell’intelligenza artificiale industriale è in crescita: il 30% delle grandi imprese utilizza l’IA per valorizzare i dati raccolti dai macchinari.

Tuttavia, il percorso è stato rallentato da quello che Angela Tumino definisce il «caos» sui fondi dei Piani Transizione 4.0 e 5.0. Circa 7.000 imprese sono rimaste per lungo tempo in un limbo normativo a causa di carenze nei fondi, situazione che sembra essersi risolta solo recentemente con la copertura di 1,5 miliardi di euro mancanti. Per il triennio 2026-2028, le risorse stanziate per la transizione digitale ed energetica sono state portate a 9,8 miliardi di euro.

L’Intelligenza Artificiale delle Cose: verso l’Agentic AI

Il tema centrale dell’evoluzione tecnologica è il passaggio dall’IoT come semplice raccolta dati all’Agentic AI, ovvero sistemi capaci di agire autonomamente per raggiungere un obiettivo. Michele Cipullo, Go To Market Manager di Targa Telematics, ha evidenziato come l’AI stia diventando l’input dei processi operativi: «Il dato che viene dall’auto viene poi inserito in un ecosistema dove viene messo in relazione a dati meteo, dati dei provider di carburante, infrastrutture, o sistemi di Artificial Intelligence».

Cipullo ha descritto un caso reale di applicazione proattiva contro i furti: «L’agente AI mette in correlazione i pattern d’uso (ora, modalità di guida, destinazione) e inizia ad allertare e approfondire l’analisi. […] La centrale operativa ha contattato le forze dell’ordine che hanno interrotto il furto». L’AI non si limita a inviare una notifica, ma suggerisce o esegue l’azione migliore per proteggere l’asset.

L’elaborazione dei dati sta avvenendo sempre più vicino alla sorgente tramite l’Edge AI, riducendo la latenza e migliorando la privacy. Un contributo innovativo arriva anche dalla fusione tra Fastweb e Vodafone, che ha permesso di sviluppare asset come la «Next AI Factory», un supercomputer basato su Nvidia. Gianpiero Carocci Silvagni, Manager of 5G & IoT Products, ha presentato «FastwebMIIA», il primo Large Language Model addestrato interamente in italiano e in Italia, progettato per dare «un senso alle cose connesse».

Sicurezza e sovranità del dato: il Cyber Resilience Act

Con la crescita del mercato IoT, la protezione delle infrastrutture è diventata una priorità normativa. Lorenzo Gatti, IoT Product Owner di Tinexta InfoCert, ha definito il Cyber Resilience Act (CRA) come «una bella bestia» che entra a gamba tesa in un mercato ancora in cerca di equilibrio. Il CRA impone il principio della Security by Design, obbligando i produttori a gestire la sicurezza lungo tutto il ciclo di vita del dispositivo, inclusi gli aggiornamenti del firmware.

Le aziende si trovano davanti a un cambio di paradigma: la cybersicurezza non è più una scelta basata su protocolli tecnici, ma un obbligo di legge. Gatti ha rilevato che molte imprese utilizzano ancora soluzioni «fatte in casa», mentre il CRA spingerà verso l’adozione di standard industriali certificati. A questo si aggiunge la piena applicabilità del Data Act dal settembre 2025, che mira a garantire equità nell’accesso ai dati generati dai prodotti connessi. Il 32% delle grandi imprese italiane si è già adeguato a questa normativa, contro il 14% delle medie imprese.

Il mercato IoT si conferma quindi un ecosistema complesso dove l’innovazione tecnologica deve ora misurarsi con la capacità di estrarre valore economico reale e rispettare standard di sicurezza e privacy sempre più rigorosi.

FAQ: aiot

L’AIoT (Artificial Intelligence of Things) è la combinazione di tecnologie di intelligenza artificiale con l’infrastruttura dell’Internet of Things per ottenere operazioni IoT più efficienti, migliorare le interazioni uomo-macchina e potenziare la gestione e l’analisi dei dati. Questa integrazione permette di sfruttare gli algoritmi di machine learning dell’AI per migliorare i processi decisionali, mentre l’Internet of Things contribuisce con connettività, sensoristica e capacità di scambiare dati.

I benefici dell’AIoT sono molteplici: l’unione tra AI e IoT non rappresenta un semplice aggiornamento incrementale, ma detiene la chiave per sbloccare maggiori efficienze operative, migliorare l’esperienza del cliente e ottenere maggiori guadagni di produttività in diversi settori. L’AIoT consente di sviluppare nuovi prodotti più rapidamente e di ottimizzarli durante il loro ciclo di vita, ad esempio tramite aggiornamenti over-the-air o aggiungendo funzioni supplementari. Inoltre, permette una raccolta e analisi dati più efficiente, trasformando le informazioni in valore strategico per il business.

L’AIoT funziona attraverso un’integrazione sinergica tra IoT e AI. L’Internet of Things funge da sistema nervoso centrale, responsabile della raccolta dei dati e della trasmissione di queste informazioni attraverso la sua rete, mentre l’Intelligenza Artificiale agisce come il cervello che prende queste informazioni, le analizza e decide come rispondere. Il processo inizia con i dispositivi IoT che raccolgono dati, questi vengono poi archiviati in modo strutturato per essere elaborati ed analizzati mediante algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, ampliando così le potenziali applicazioni dell’AIoT.

Uno degli esempi più ricorrenti in cui l’impiego dell’AIoT appare assai promettente è quello che si riferisce alla predictive maintenance, cioè alla manutenzione predittiva. Soprattutto nei contesti di Industry 4.0, l’IoT consente di accedere al monitoraggio in tempo reale di vari asset e impianti. L’AI associata all’IoT non solo innesca automaticamente le azioni appropriate da intraprendere per prevenire malfunzionamenti, ma garantisce che le ispezioni manuali vengano effettuate solo quando necessario. Questo approccio consente di identificare precocemente anomalie e anticipare i guasti alle attrezzature prima che causino fermi macchina, con un’indubbia riduzione in termini di spese per attrezzature e personale.

Nel ciclo di vita di un dispositivo AIoT si possono identificare 4 fasi principali. Nella prima fase, i dati forniti dai dispositivi connessi vengono utilizzati durante la ricerca e lo sviluppo per migliorare le applicazioni e rivedere o integrare le funzioni. Nella seconda fase, i prodotti connessi generano dati quando sono utilizzati dai clienti, contribuendo ad arricchirne le potenzialità. Nella terza fase, i dati raccolti durante l’utilizzo vengono archiviati in modo strutturato per essere elaborati ed analizzati in qualsiasi momento. Infine, mediante gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning si ampliano le potenziali applicazioni dell’AIoT.

Il mercato dell’AIoT sta crescendo rapidamente. Per quanto riguarda il mercato IoT, Statista prevede che nel 2024 toccherà a livello globale la cifra di 1.387 miliardi di dollari. Sul versante dell’Intelligenza Artificiale, l’AI Outlook 2024 realizzato dagli analisti di Moody’s sostiene che la spesa totale per i sistemi AI crescerà dai 76 miliardi di dollari del 2023 a 521 miliardi nel 2027. In Italia, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato dell’AI nel 2023 ha segnato un +52%, raggiungendo un valore pari a 760 milioni di euro, con una quota significativa (29%) legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati.

La protezione dei dati in un sistema AIoT è fondamentale. Per evitare che gli utenti perdano il controllo su ciò che li riguarda, vanno adottate tecniche di protezione e di digital identity che garantiscano titolarità e sovranità sui propri dati. Questo è particolarmente importante considerando che i dispositivi connessi raccolgono continuamente informazioni che vengono poi archiviate ed elaborate. La sicurezza dei dati deve essere garantita attraverso l’implementazione di protocolli di crittografia, autenticazione robusta e controlli di accesso, assicurando che solo le persone autorizzate possano accedere alle informazioni sensibili raccolte dai dispositivi AIoT.

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